Razionamento nei supermercati, no alla maxi spesa: ecco dove e perché

Marta Zanierato

12 Marzo 2022 - 18:03

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A causa della crisi in Ucraina e delle limitazioni conseguenti riguardo le importazioni c’è il rischio di una psicosi da scaffali vuoti. Ecco come i supermercati cercano di contenere la crisi.

Razionamento nei supermercati, no alla maxi spesa: ecco dove e perché

È una cosa che abbiamo già visto: due anni fa, alle prime comunicazioni riguardo la pandemia e la probabile quarantena, la paura si è impossessata degli italiani che sono corsi subito ai ripari.

Oggi la psicosi da scaffali vuoti è di nuovo protagonista nelle pagine dei giornali nonostante il rischio non sia così preoccupante. Lo ha assicurato ieri Federdistribuzione: al momento in Italia non esiste un problema di disponibilità dei prodotti. Al contrario, ed è questa la cosa da tenere bene a mente, il disagio può essere generato e incrementato dai cittadini stessi che, vittime della paura, prendono d’assalto i vari punti vendita.

Sono aumentati i prezzi di moltissimi prodotti, verdura, frutta, formaggi, carne, affettati, perfino il pane costa, in media, il 30% in più rispetto a un mese fa, ma tale situazione non deve gettarci nel panico. Anche Draghi spiega che non siamo in un’economia di guerra.

La decisione di razionare alcuni prodotti è un provvedimento finalizzato a contenere i comportamenti atipici dei consumatori che si sono già verificati nelle ultime ore.

Cosa sono i razionamenti e perché avvengono?

Non c’è da andare nel panico dunque, risultano rincari ma non ci sono scaffali vuoti.

Tuttavia, il prosieguo dell’attacco russo ai danni dell’Ucraina continua e questo determina, come abbiamo visto, l’aumento dei costi delle materie prime e del carburante.

L’Italia dipende dall’Ucraina per oltre il 60% delle importazioni di olio di girasole e Kiev, con il 60% della produzione e il 75% dell’export, è il principale coltivatore di girasoli al mondo. Così nell’ultima settimana i prezzi del mais, del grano tenero, dell’orzo, della soia, del girasole e della colza, sono aumentati notevolmente. A tutto ciò si unisce la protesta degli autotrasportatori, che già nei giorni scorsi avevano bloccato i loro camion causando problematiche logistiche ai supermercati. Il costo troppo alto del carburante impone loro spese elevate, così che diventa quasi impossibile avere un profitto.
 
E così anche la giostra italiana entra in crisi in un’escalation che fagocita ogni campo dell’economia, e la conseguenza è la corsa alle scorte alimentari da parte dei consumatori.

Alcuni supermercati italiani, però, si sono mossi per prevenire ed evitare una mancanza di prodotti. Sia per i ristoranti che per il singolo consumatore sono stati stabiliti dei limiti di acquisto: significa che alcuni prodotti possono essere acquistati solo entro una certa quantità così da gestirne la distribuzione e garantire un’equa distribuzione tra tutti i consumatori nel lungo termine.

Razionamento nei supermercati: per quali prodotti?

Per ora in Italia trovare una soluzione alternativa ai razionamenti sembra molto difficile. Abbiamo dipeso per troppo tempo da Paesi esterni e riprendersi facendo affidamento sulla sola produzione interna non è una cosa fattibile, non nel breve tempo almeno.
 
Ecco che così si registrano i primi razionamenti sugli scaffali per:

  • olio di semi di girasole;
  • zucchero;
  • farina.

Ma non sono solo questi i prodotti a rischio. Secondo la Coldiretti, infatti, a causa dell’aumento del costo dei mangimi, anche gli allevatori sono stati costretti a tagliare fino al 10% le razioni per l’alimentazione degli animali con un calo della produzione di latte, carne e uova.

Dove si registrano i primi razionamenti?

Come abbiamo già spiegato, non c’è motivo di andare nel panico. Tutto ciò è frutto di provvedimenti che vogliono prevenire una totale mancanza dei prodotti e tutelare i clienti che ogni giorno fanno la spesa nei punti vendita da eventuali rischi speculativi.
 
Sugli scaffali della catena di supermercati Eurospin è limitato l’acquisto di olio di semi di mais a soli due pezzi per scontrino, una situazione simile a quello che sta succedendo in Spagna con i semi di girasole. Lo stesso provvedimento viene applicato al Mega  di Treviso: due bottiglie di olio di semi per ogni cliente non appartenente allo stesso nucleo famigliare. Al supermarket Metro di Bevera, in Liguria, si avvertono i clienti che per gli oli a base di semi (girasole, olio di semi vari, olio per friggere) potrebbero verificarsi temporanee indisponibilità. Altro esempio è quello dei punti vendita di Coop.Fi di Caserta, dove la Cooperativa ha deciso di mettere un limite all’acquisto di 4 pezzi per carta socio per olio di semi di girasole, farina e zucchero. 
 
Il buon senso dei consumatori viene quindi chiamato in causa: non c’è bisogno di preoccuparsi ma di fare la propria parte per sostenere il mercato mentre si pensa a una soluzione, come quella, per esempio, di riportare l’Italia a dipendere, in gran parte, sulle materie e produzioni interne al Paese.

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