Quanto sono vecchi gli stadi italiani?

Alberto De Pasquale

02/10/2025

Mentre a Milano il Consiglio comunale approva la cessione del Meazza (inaugurato nel 1926), ecco il confronto con Inghilterra, Spagna e Germania.

Quanto sono vecchi gli stadi italiani?

Stadi vecchi e poco funzionali, che hanno fatto da sfondo a sfide epiche e lasciato ricordi dolci (o amari) per i tifosi e che tuttavia oggi risultano fuori posto in un calcio che cambia. Da strutture frequentate prevalentemente in occasione delle partite, ora l’imperativo è avere impianti di proprietà dei club e costruiti con tecnologie all’avanguardia, aperti tutto l’anno e capaci di essere multifunzionali. Solo per fare un esempio, con il nuovo Santiago Bernabéu, che ha il terreno di gioco retrattile e un tetto mobile, il Real Madrid ha incassato 44 milioni di euro nei primi sei mesi di riapertura solamente grazie alle attività collaterali alle partite, come ristorazione, tour dello stadio e musei.

La scelta è tra ristrutturare lo stadio, preservandone quindi la memoria e la presenza nello stesso luogo, oppure costruirne uno nuovo da zero, anche nelle vicinanze di quello vecchio. Molte società in Europa negli ultimi anni hanno percorso questa seconda strada, la stessa che dovrebbero seguire anche Inter e Milan per la realizzazione del nuovo stadio a San Siro, che sostituirà il Meazza, dopo l’approvazione da parte del Consiglio comunale di Milano della cessione dell’impianto ai due club. L’obiettivo è averlo pronto entro il 2032, l’anno degli Europei che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia che, come vedremo, ha stadi molto più moderni di quelli attualmente disponibili nel nostro Paese.

Quanto sono vecchi gli stadi italiani?

Se si considerano le 20 squadre della Serie A 2025-2026, risulta che i diciotto stadi in funzione hanno in media 75,8 anni. Il più antico è il Luigi Ferraris di Genova, che risale a 114 anni fa, essendo stato inaugurato nel 1911; il più recente è l’Unipol Domus di Cagliari, aperto nel 2017. Nel mezzo ci sono però tanti stadi edificati negli anni ’20 e ’30 e solo in minima parte tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60. San Siro è stato inaugurato nel 1926, l’Olimpico a Roma nel 1953, il Maradona di Napoli nel 1959. Ovviamente, nel corso degli anni sono stati effettuati molteplici lavori di ammodernamento, come in occasione di Italia 90 o in tempi più recenti. Di fatto, però, si tratta pur sempre di impianti con limiti strutturali, che difficilmente rendono possibile la conversione in stadi moderni secondo le attuali concezioni.

La situazione in Europa

Come noto, il calcio inglese è antichissimo e di conseguenza vanta club con una storia molto lunga e diversi stadi inaugurati nella seconda metà dell’800. Anfield, il mitico stadio del Liverpool, nonostante vari lavori di ristrutturazione portati avanti anche fino a pochi anni fa, risale comunque al 1884, mentre lo Stamford Bridge del Chelsea al 1877. Nonostante risalgano in buona parte a oltre 140 anni fa, l’età media degli stadi attualmente in uso nella Premier League inglese è comunque di circa 82,6 anni e quindi non molto più alta di quella degli stadi italiani. La differenza la fanno tutta gli impianti, moderni e tecnologici, inaugurati di recente, come l’Emirates Stadium dell’Arsenal, aperto nel 2006, che contribuiscono ad abbassare la media.

Nella Liga spagnola gli stadi in funzione oggi hanno in media circa 57,3 anni, perché in buona parte sono stati costruiti a partire dagli anni ’60 e non mancano le novità, come le ristrutturazioni del Bernabéu o del Camp Nou a Barcellona. Età media simile agli stadi della Bundesliga tedesca, circa 52,2 anni, tenuta bassa da inaugurazioni relativamente recenti, come quella dell’Allianz Arena del Bayern Monaco (2005). Gli stadi del nostro Paese risultano ancora più arretrati se si fa un confronto con quelli della Turchia, il paese con cui l’Italia condividerà l’organizzazione di Euro 2032: gli impianti individuati per ospitare le gare turche del torneo hanno in media poco più di vent’anni.