Quante persone nel mondo bisogna vaccinare per la fine della pandemia

Elisa Corpolongo

29/05/2021

29/05/2021 - 20:52

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L’OMS dichiara: “La pandemia finirà quando si sarà raggiunta la copertura del 70%” della popolazione vaccinata. Fino al raggiungimento di questo obiettivo, non bisogna abbassare la guardia, né perdere tempo, altrimenti il rischio sarà grande.

Quante persone nel mondo bisogna vaccinare per la fine della pandemia

Non si sa di preciso quando la pandemia finirà in via definitiva, ma l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara che se si sarà in grado di vaccinare almeno il 70% della popolazione mondiale, potremo considerarci finalmente fuori pericolo.

Se almeno il 70% della popolazione totale mondiale non sarà vaccinata nel più breve tempo possibile, il pericolo resterà presente e non bisogna commettere l’errore - dichiara l’OMS - di pensare che la pandemia mondiale causata dal Covid-19 sia giunta alla fine.

Infatti, se non si raggiungerà l’obiettivo del 70% i rischi potrebbero essere molti. Ecco le dichiarazioni dell’OMS e a che punto stiamo con i vaccini.

La pandemia finirà quando si sarà raggiunta la copertura del 70% coi vaccini

Il fattore tempo è quello più importante: non bisogna indugiare e perdere tempo inutile. Prima si arriva al raggiungimento di una campagna vaccinale completa, prima saremo tutti fuori pericolo; e per “completa”, l’OMS intende almeno il 70% di vaccinati nel mondo.

Il pericolo più grande è infatti quello dell’insorgere di nuove varianti del Covid.

A oggi, i vaccini sperimentati che vengono somministrati in tutto il mondo hanno, come dimostrato, la loro efficacia verso le varianti al momento esistenti in circolazione.

Tuttavia, non si può prevedere quali saranno (e se o quando ci saranno) nuove varianti. Vaccinare il 70% della popolazione mondiale in poco tempo significa ridurre la possibilità di nuove varianti in circolo e quindi di “ricominciare” di nuovo dal principio.

Quella del 70% è una percentuale ideale minima stimata per ritrovare la sicurezza, ma principio logico che c’è alla base è che prima si raggiunge il più alto numero di vaccinati possibile, prima si ridurrà il rischio di mutazioni che non sappiamo combattere.

Quanti sono i vaccinati in Europa

Nella regione europea dell’OMS sono inclusi 53 Paesi in totale, tra cui diversi luoghi dell’Asia centrale. Secondo la ricerca portata avanti dall’AFP, la popolazione che ha ricevuto la prima dose di vaccino è pari al 26% del totale.

All’interno dell’Unione Europea, le persone che hanno ricevuto la prima dose ammontano al 36,6% dell’intera popolazione e soltanto una quantità inferiore al 20% è stato totalmente vaccinato contro il Covid-19: numeri che sembrerebbero essere ancora troppo bassi rispetto alle previsioni di urgenza che giungono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In Europa i numeri di contagi sono in calo proprio grazie al piano vaccinale in corso. Nonostante ciò, non si può ancora dire di aver raggiunto un punto di tranquillità che porterebbe a tirare un sospiro di sollievo.

Vaccini nel mondo: i Paesi poveri a che punto stanno?

Secondo le recenti stime, le persone vaccinate nel mondo aumentano con una velocità non indifferente e l’OMS non perde occasione di ricordare l’importanza di agire per tempo e non adagiarsi sugli allori. La campagna vaccinale, però, non procede alla stessa velocità in tutto il mondo. I Paesi poveri sembrano restare indietro.

Per quanto concerne l’ambito dei Paesi più poveri, il Presidente del Consiglio Draghi, in collegamento col Global Solution Summit 2021, ricorda che la priorità deve essere quella di “sconfiggere la pandemia ovunque” e non solo nei Paesi sviluppati.

Secondo le parole di Draghi, garantire l’accesso ai vaccini anche ai più poveri e ai Paesi che stanno indietro con la campagna vaccinale è “un imperativo morale”, ma ha anche una ragione più “pratica ed egoistica”.

Le parole del Presidente del Consiglio si collocano in linea con l’allerta dell’OMS, poiché non aiutare i Paesi poveri alla vaccinazione significherebbe rischiare mutazioni pericolose che minano il successo dell’attuale campagna vaccinale che sta avendo riscontri così positivi dei Paesi sviluppati.

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