Gli asset migliori per proteggersi dall’inflazione

Pierandrea Ferrari

23 Gennaio 2021 - 18:00

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I nuovi stimoli fiscali promessi dal presidente in pectore Joe Biden – circa 1.900 miliardi di dollari – potrebbero favorire un brusco aumento dell’inflazione: quali sono i migliori asset per proteggersi?

Gli asset migliori per proteggersi dall'inflazione

Quali sono gli asset che possono proteggere gli investitori dai rischi di una crescente inflazione?

Una domanda, questa, che sembra essere tornata in voga dalla scorsa settimana, quando il presidente in pectore Joe Biden ha presentato alla stampa il piano di salvataggio dell’economia statunitense da 1.900 miliardi di dollari: i mercati, dopo la grande abbuffata dell’ultimo anno, temono infatti che la generosità del nuovo corso Democratico della Casa Bianca provochi un brusco aumento dell’inflazione, quest’ultima finora a livelli sufficientemente bassi da permettere alla Federal Reserve di implementare a più riprese misure di supporto in chiave anti-Covid.

Il dibattito infiamma, ma alcuni campanelli d’allarme erano suonati già all’inizio dell’anno, quando il presidente della Federal Reserve di St.Louis, James B. Bullard, aveva ammonito gli investitori sulla possibilità di un cambio di rotta dell’inflazione, sottolineando anche il rischio di una “maggiore volatilità” sulle piazze finanziarie.

Su quali asset puntare per difendersi dall’inflazione?

Negli Stati Uniti i mercati sono in fermento, e la prospettiva di un’inflazione al 3% a fine anno – già in rialzo dello 0,5% rispetto alla rilevazione dello scorso dicembre – non contribuisce a rasserenare gli animi. Pronta la grande caccia all’oro? Probabile, ma tra gli analisti non c’è uniformità di pensiero sulle potenzialità dell’asset in tempi di inflazione crescente: del resto, da quando l’oro ha iniziato ad essere scambiato liberamente negli Stati Uniti, i ritorni a 5 anni aggiustati all’inflazione si sono mossi tra un picco del 27,5% su base annua (era il settembre del 1980) e un minimo del -20,6% (gennaio 1985).

A ben vedere, l’oro risulta efficiente solo su un arco di tempo più lungo. Molto più lungo: secondo i professori della Duke University, Campbell Harvey e Claude Erb, l’asset svolge “un lavoro decente” nel tenere il passo dell’inflazione solo in periodi prossimi ai cento anni. Un’enormità.

Alternativamente, gli investitori potrebbero decidere di strizzare l’occhio al Bitcoin, giovane matricola nell’olimpo dei beni rifugio. Anche qui, tuttavia, non mancano le riserve: nelle ultime settimane dell’anno, quando l’inflazione iniziava a riprendere quota, la criptovaluta ha continuato a guadagnare terreno, ma tra l’8 e l’11 gennaio – in assenza di particolari scossoni sul fronte dei trend inflazionistici – la valutazione dell’asset è caduta in picchiata, sollevando più di un dubbio sulla sua vocazione di bene rifugio.

Tra le opzioni anche i titoli azionari e i TIPS

Nel ventaglio delle opzioni non mancano i titoli azionari: quest’ultimi hanno prodotto nel lungo termine i migliori ritorni aggiustati all’inflazione di qualsiasi altro asset class, ma – una volta messi sotto la lente – si può notare come il grado di volatilità non differisca in modo sostanziale da quello dell’oro (a partire dagli anni Settanta, i ritorni a 5 anni aggiustati all’inflazione sono oscillati da un massimo del 25,7% annualizzato ad un minimo del -8,1%).

Una garanzia, invece, sono gli U.S. Treasury Inflation Protected Securities (TIPS), poiché l’interesse pagato è ancorato all’indice dei prezzi al consumo. Non mancano, anche in questo caso, le avvertenze: al momento il rendimento dei TIPS è negativo (quelli a 10 anni si attestano a quota -0,96%), per cui gli investitori dovranno pagare un prezzo per blindare i loro risparmi.

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