Le tensioni sociali non accennano a diminuire in Italia, ad aggiungersi alle proteste di sindaci e altre categorie sono ora l’Ance e la filiera dell’edilizia, che, stando alle ultime dichiarazioni, vantano 19 miliardi di euro in credito che dovrebbero pagare le pubbliche amministrazioni. Della somma complessiva, nove miliardi di euro spetterebbero ai costruttori dell’Ance, che ieri hanno lanciato la protesta per l’eccessivo ritardo dello Stato nell’assolvimento del debito.
Del resto, proprio la scorsa settimana, il premier Mario Monti ha dichiarato, nel corso di una conferenza romana con Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici, che lo Stato non è in grado di dire quando potrà pagare il debito, dal momento che non è stato ancora preso un accordo in sede europea e un eventuale provvedimento autonomo italiano potrebbe far credere che l’Italia voglia sfuggire alle normative sul bilancio.
Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, ha confermato anche i propri dubbi sui decreti in arrivo in merito alla certificazione e alla compensazione di debiti fiscali e crediti commerciali, attesi per domani. «In merito ai decreti attuativi in arrivo nei prossimi giorni», ha dichiarato Buzzetti, «è necessario che con tali decreti non si scarichi ancora una volta sulle imprese il rischio di insolvenza della pubblica amministrazione».
Ieri l’Ance, insieme ad altre organizzazioni dal mondo dell’imprenditoria, ha organizzato una giornata di protesta e informazione (il D-Day, dove «D» sta per «decreto ingiuntivo»), ponendo l’accento non solo sul debito, ma anche sull’aumento dell’IVA che potrebbe arrivare nel prossimo autunno. Nel manifesto della giornata si legge infatti: «Con l’aumento delle aliquote Iva dal prossimo ottobre e considerando l’economia sommersa (265 miliardi di euro l’anno), nel 2012 la pressione fiscale sulle imprese regolari rischia di toccare il 54,5% del Pil».
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