Per chi ha seguito la conferenza della Fed, avrà sicuramente notato una serie di forti contraddizioni e dissonanze tra le dichiarazioni di Jerome Powell e la reazione del mercato.
Quasi una sorta di psicologia inversa: il classico «non toccarlo che brucia» che, paradossalmente, fa venire voglia di toccare la pentola calda. Forse è un paragone un po forzato, ma la risposta del mercato alla conferenza della Fed sembra rispecchiare proprio questa dinamica.
Ma cosa significa tutto questo?
Cosa ha detto Powell nella conferenza?
Questo incontro era tra i più attesi degli ultimi anni, e ciò è curioso considerando che di eventi cruciali per la politica monetaria ce ne sono stati diversi nel recente passato. Tuttavia, gli interessi in gioco non erano solo economici, ma anche politici, data la delicatezza del contesto attuale. E proprio per questo ha colpito il fatto che la Fed abbia scelto di restare irremovibile: nessun taglio ai tassi d’interesse. Una decisione sorprendente? Forse sì, considerando che la Fed di Atlanta prevede un calo del PIL fin dal primo trimestre dell’anno. Se il quadro economico mostra segni di rallentamento, perché la Fed non allenta la politica monetaria? La risposta sta nei dati aggiornati.
Durante la conferenza, la Powell ha presentato il Summary of Economic Projections (SEP) della Fed, e alcune delle revisioni sono state sorprendenti. La crescita del PIL è stata abbassata all’1,7% per il 2025, rispetto al 2,1% stimato in precedenza. Le aspettative di inflazione per il 2025 sono state riviste al rialzo, al 2,7%, rispetto al 2,4% precedente. È previsto un aumento della disoccupazione al 4,4% nel 2025, contro il 3,9% attuale. Le aspettative della Fed sui futuri tassi di interesse indicano solo un taglio massimo di 50 punti base nel 2025, meno di quanto si aspettasse il mercato.
Se mettiamo insieme questi numeri, il quadro appare preoccupante: crescita in rallentamento, inflazione persistente e disoccupazione in aumento. Cosa può fare la Fed? Non può tagliare i tassi, dato che l’inflazione rimane sopra il target e sembra persino in crescita. Tuttavia, il rallentamento economico è evidente, portando il mercato a temere una situazione di stagflazione, uno scenario già vissuto negli anni ’70 e ben noto agli economisti.
Il rischio di stagflazione
La stagflazione è una delle peggiori combinazioni economiche: crescita debole, inflazione elevata e alta disoccupazione. Negli anni ‘70, un mix simile portò la Fed di Paul Volcker ad alzare drasticamente i tassi di interesse fino al 20% per combattere l’inflazione, causando una recessione profonda. Oggi, i livelli di inflazione non sono così estremi, ma il rischio è che la Fed rimanga «bloccata» senza margini di manovra per stimolare l’economia.
Il problema principale è che, mentre l’inflazione sembra persistente, il PIL rallenta e la disoccupazione sale. Questo potrebbe ridurre la domanda e rendere meno efficace la politica monetaria. Se la Fed fosse costretta a mantenere i tassi alti più a lungo, il costo del credito aumenterebbe ulteriormente, con ripercussioni negative sui mercati e sulle imprese.
Se lo scenario è negativo, perché le borse sono salite?
Se Powell sta dicendo che le condizioni economiche potrebbero peggiorare, perché le borse hanno reagito con una crescita? Qualcuno sta bluffando? Fino a una settimana fa, per gli stessi motivi, i mercati finanziari stavano crollando. Dov’è la logica?
In realtà, entrambi potrebbero avere ragione. Il mercato sta attraversando un periodo di incertezza, più che di reale declino economico. L’incertezza genera vendite per proteggere i profitti accumulati negli ultimi tre anni. Tuttavia, con la dichiarazione di Powell, è emersa una certezza: la contrazione economica potrebbe non essere così drastica come temuto da alcuni analisti. Un rallentamento controllato può persino essere utile per stabilizzare le variabili economiche.
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Reazione dei mercati
L’S&P 500 ha guadagnato l’1,5% dopo la conferenza, con particolare forza nei settori tecnologico e consumer discretionary. Il Nasdaq è salito del 2,1%, trainato dai Big Tech, grazie all’idea che tassi più alti per più tempo possano non penalizzare troppo le aziende con elevati cash flow. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è sceso dal 4,3% al 4,15%.
Quindi il mercato tornerà a crescere?
Come si direbbe nei migliori film d’azione, «aspetta a cantare vittoria». I mercati finanziari non sono un’altalena casuale, ma seguono cicli economici. Cercare di individuare il bottom è spesso un’impresa vana: è più probabile sbagliarsi che riuscire a entrare sul minimo esatto.
Il mercato potrebbe ha reagito positivamente proprio perché l’incertezza sta diminuendo. ma questo non significa che possa nel breve venir fuori un’altra motivazione per scontare nuovi ribassi. C’è da dire che adesso le borse sono molto emotive, quindi instabili, come dimostrato dall’impennata dell’indice di volatilità VIX. L’unica certezza è che la Fed ha tracciato la sua rotta, mentre le incertezze restano ancora molte: come il reale impatto della politica sui dazi del neo eletto Donald Trump. In sostanza, provare a indovinare il bottom, in un momento così volatile è molto difficile e la recente crescita dei mercati potrebbe aver meno significato di quanto si tende a pensare.