Posso staccarmi dal riscaldamento centralizzato?

Chi vive in un condominio con riscaldamento centralizzato può staccarsi? La risposta è sì, ma a certe condizioni. Vediamo come fare, quanto costa e se conviene veramente.

Posso staccarmi dal riscaldamento centralizzato?

Staccarsi dal riscaldamento centralizzato si può, cosa dice la legge e come fare?

Il riscaldamento centralizzato in condominio è fonte di molte discussioni; c’è chi lo preferisce e chi invece vorrebbe tornare al sistema autonomo. Fortunatamente la normativa vigente non pone alcun divieto. L’articolo 1118 del Codice civile infatti recita che:

“Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma”.

I vantaggi del distacco sono molti: prima di tutto la ritrovata autonomia nel decidere quando e per quanto tempo tenere accesi i termosifoni e poi il risparmio sulle spese del combustibile usato per produrre calore per l’intero condominio. In questo articolo-guida forniremo tutte le informazioni necessarie per distaccarsi dal riscaldamento centralizzato, le condizioni da rispettare e quali sono i costi da sostenere per la relazione tecnica e il ritorno al riscaldamento autonomo.

Qui una guida su Come funziona il riscaldamento centralizzato in condominio, orari e regole da rispettare

Staccarsi dal riscaldamento centralizzato condominiale: quando è possibile

Abbiamo visto che staccarsi dal riscaldamento condominiale è possibile solo a certe condizioni. Vediamole nel dettaglio. L’articolo 1118, comma 3, del Codice civile (modificato dalla Riforma del condominio del 2012) prevede che distacco sia ammesso solo quando:

  • non causa l’aumento dei costi di riscaldamento in capo agli altri condomini;
  • non altera l’equilibrio termico del condominio;
  • non danneggia le funzionalità del sistema di riscaldamento centralizzato.

    La presenza di queste condizioni deve risultare dalla perizia di un tecnico specializzato, un ingegnere o un idraulico; la relazione tecnica deve essere resa nota a tutti i condomini.

Come funziona il riscaldamento autonomo in condominio? Qui un approfondimento

Serve il consenso dell’assemblea condominiale?

Arriviamo ad uno dei punti più critici: la necessità o meno del consenso degli altri condomini. La questione è stata a lungo dibattuto, ma alla fine la giurisprudenza ha sancito che non occorre il consenso dell’assemblea condominiale poiché il distacco è un diritto del condomino, nel limite in cui non arrechi un danno agli altri o alla struttura.

Chi vuole distaccarsi dal riscaldamento condominiale deve comunicarlo all’amministratore di condominio insieme alla perizia che dimostra la mancanza di conseguenze svantaggiose per gli altri. A questo punto l’amministratore ne darà comunicazione in assemblea ma gli altri condomini non potranno in alcun modo opporsi, a meno che non contestino la validità della perizia.

Se questo accade dovrà essere incaricato un altro perito tecnico per valutare se dal distacco deriva effettivamente un danno per il condominio. Solamente nel caso in cui la seconda perizia risultasse in contrasto con la prima questa possibilità potrà essere limitata.

Normalmente il distacco dal sistema centralizzato non causa alcun tipo di problema. Anche perché dopo il distacco il condomino continua ad essere obbligato al pagamento delle spese di straordinaria manutenzione del riscaldamento e di quelle relative al cosiddetto “riscaldamento indiretto”, ovvero quello che si riceve indirettamente dagli altri grazie al passaggio dei tubi nella propria unità immobiliare (questo viene calcolato dal perito).

Quanto costa distaccarsi dal riscaldamento centralizzato?

Se una volta tornato al sistema di riscaldamento autonomo si accenderanno i termosifoni con parsimonia, sicuramente ci sarà un sensibile risparmio economico a lungo termine. Tuttavia all’inizio ci sono una serie di costi da affrontare.

La prima spesa da prendere in considerazione è quella per l’elaborazione della scheda tecnica da parte del perito, questa in genere varia dagli 800 ai 1.000 euro. Ve ne sono anche altre:

  • l’acquisto della caldaia autonoma, anche qui dipende dalla qualità e dal prezzo di mercato (solitamente vanno dagli 800 ai 2.000 euro);
  • eventuali spese di adattamento dell’impianto all’abitazione, ad esempio la deviazione dei tubi. Qui il costo dipende da quanti e quali interventi saranno necessari;
  • spesa per la canna fumaria, più o meno sui 900 euro.

Insomma, prima di procedere al distacco bisogna essere veramente convinti, anche perché si tratta di un investimento che impiega qualche anno prima di iniziare a registrare un concreto risparmio di energia.

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