Piazza Affari: indice FTSE MIB supera 20.000 punti, ai massimi da luglio 2011

Nicola D’Antuono

16 Gennaio 2014 - 06:38

La borsa di Milano continua a salire senza soste. Ieri l’indice FTSE MIB ha superato quota 20.000 punti per la prima volta dal 5 luglio 2011

Piazza Affari: indice FTSE MIB supera 20.000 punti, ai massimi da luglio 2011

Nonostante la debolezza dell’economia italiana, gli investitori sembrano credere alla possibilità di un leggero recupero nel corso del 2014 tanto che gli acquisti su titoli di stato e azioni italiane continuano senza soste. Dopo la caduta dello spread Btp-Bund sotto i 200 punti base e i nuovi record per i tassi a breve termine, è Piazza Affari a finire sotto i riflettori grazie al boom dell’indice azionario FTSE MIB che ieri è salito sopra la soglia psicologica dei 20.000 punti. L’indice principale della borsa di Milano ha chiuso la seduta con un progresso dell’1,6% a 20.046 punti, toccando il massimo più alto da inizio luglio 2011 a 20.071 punti. Da inizio anno il FTSE MIB guadagna già il 5,7%, trainato soprattutto dai titoli bancari e da quelli industriali.

Ieri si è distinto proprio il comparto industriale, sintomo di forti aspettative di ripresa economica in Italia nonostante finora i dati macroeconomici siano stati tutt’altro che incoraggianti. Va segnalato il boom di Finmeccanica, che ha chiuso la sessione di ieri con un clamoroso progresso dell’8,22% a 6,32€. Molto bene anche le azioni Pirelli & C, salite del 5,8% a 12,4€, e Telecom Italia, che ha registrato un balzo del 4,32% a 0,833€ ai massimi da quasi due anni. L’ottimo andamento di Piazza Affari è comunque favorito dal clima di forte appetito per il rischio che si respira sulle borse mondiali.

Francoforte è ai massimi storici, tanto che l’indice Dax30 ha sfiorato quota 9.750 punti grazie a un rialzo superiore al 2%. Molto tonica anche Wall Street, che beneficia delle buone trimestrali e di incoraggianti dati macroeconomici (ieri è andato alla grande l’indice Empire State Manufacturing, ai massimi da maggio 2012, ma anche il dato sui prezzi alla produzione superiore alle attese). A dare un’ulteriore spinta ai mercati è stata anche la BCE, che ha dichiarato di voler effettuare gli stress test sulle banche europee senza richiedere l’eventuale adeguamento del portafoglio di titoli di stato ai valori di mercato (considerando che molti istituti di credito hanno acquistato grosse fette di debito pubblico durante la crisi).