Cos’è il Piano di Accumulo di Capitale (PAC): come funziona, rischi e vantaggi

Cos’è il piano di accumulo di capitale, che attira sempre più l’interesse dei risparmiatori? Una guida su come funziona, i rischi, i vantaggi e se conviene il PAC.

Cos'è il Piano di Accumulo di Capitale (PAC): come funziona, rischi e vantaggi

Cos’è un Piano di Accumulo Capitale (PAC)?

Molti risparmiatori, anche in tempi di crisi, si interrogano su quali siano i vantaggi dei piani di accumulo di capitale, i rischi e i realtivi costi.

Il piano di accumulo viene spesso definito come una delle strade migliori per il risparmiatore per investire sui mercati finanziari. Chi ha solo poche centinaia di euro al mese da investire può trovare troppo rischioso esporsi in modo indipendente ai mercati. Invece, il piano di accumulo permette di investire su un fondo comune o ETF attraverso il pagamento di rate.
Infatti, i PAC sono una modalità di sottoscrizione, attraverso un OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio), di vari strumenti finanziari.

Money.it ha preparato una guida completa su tutto ciò che c’è da sapere sui piani di accumulo e come e perché investire attraverso questo strumento.

Cos’è il Piano di Accumulo Capitale

Partiamo dalle basi: un piano di accumulo di capitale è una modalità di sottoscrizione di uno o più strumenti finanzariari attraverso un ETF, un fondo di investimento o qualsiasi altro OICR.
Così facendo, chi investe non deve necessariamente essere in possesso di ingenti capitali per entrare sui mercati finanziari, ma può versare una somma periodica - che si va ad accumulare con quanto versato in precedenza - a chi investe per lui.

Le caratteristiche che descrivono le basi del piano di accumulo sono le seguenti:

  • il risparmiatore versa quote costanti;
  • il versamento delle quote avviene a scadenza regolare;
  • la durata è stabilita precedentemente nel contratto di sottoscrizione;
  • il risparmiatore delega al fondo a cui si è rivolto l’acquisto di strumenti finanziari;
  • l’acquisto di strumenti finanziari da parte del fondo varia in quantità da un versamento di quota all’altro.

Perché si parla di «accumulo»? Perché le somme investite dal risparmiatore si accumulano tra di loro e crescono gradualmente nel corso del tempo.

Abbiamo visto che il Piano di Accumulo di Capitale, comunemente conosciuto tramite l’acronimo PAC, è una modalità di sottoscrizione di un fondo comune o ETF che permette al risparmiatore di investire tramite il pagamento di rate. In poche parole, attraverso un piano di accumulo si investe a rate.

I piani di accumulo nascono per rivolgersi ad ogni tipo di risparmiatore, soprattutto a colui che, nonostante la poca liquidità a disposizione, vuole comunque investire sui mercati delle azioni e delle obbligazioni. Fattore essenziale nell’investimento in un piano di accumulo di capitale è il fattore costanza: si investe poco ma in modo costante e continuativo.

Per venire incontro alle più diverse esigenze del risparmiatore è possibile personalizzare nel dettaglio il proprio piano di accumulo al momento della sua sottoscrizione: fattori come il numero delle rate da versare, il loro importo e la durata dell’investimento vengono decise a seconda delle proprie possibilità e del profilo di rischio del risparmiatore all’avvio dell’investimento.

Come funziona il Piano di Accumulo Capitale

Attraverso un piano di accumulo all’investitore si dà la possibilità di investire una somma costante attraverso dei versamenti regolari per la durata concordata con l’obiettivo di sottoscrivere degli strumenti finanziari e guadagnare grazie all’aumento del loro valore. Invece di investire tutte e subito, il risparmiatore investe gradualmente una somma che aumenta nel tempo.

Al momento della sottoscrizione spesso è richiesto il versamento a titolo di costo di un minimo di 3 ad un massimo di 12 rate dell’importo concordato, che può partire anche da soli 25 euro a seconda dell’offerta del fondo di investimento a cui ci si sta rivolgendo.

Il valore totale dell’investimento è dato dalla moltiplicazione dell’importo della rata concordato per il numero di versamenti delle rate. Per capire meglio questo concetto e come funziona un piano di accumulo, facciamo un esempio:

L’investitore sceglie di versare 150 euro per 180 mesi (15 anni). A conclusione della durata del PAC, l’investitore potrà vantare un capitale di 27.000 euro complessivi, alla quale va addizionato l’apprezzamento in conto capiale, sia esso tramite cedole o interessi.

Per individuare quanto vale ogni quota di investimento vantabile dall’investitore (che ha comprato e accumulato nel corso di 15 anni) occorre partire dal capitale complessivo accumulato (27.000 euro nel caso di questo esempio) per poi dividere tale somma con il numero di quote in proprio possesso. Le «quote» possono essere azioni o altro strumento finanziario in cui è stato veicolato l’investimento. Ne deriva che il valore di ogni quota sarà una media ponderata di quanto acquistato rispetto ai prezzi ai quali si è acquistato.

La durata del Piano di Accumulo Capitale


La durata di un piano di accumulo segue il vincolo di una durata minima fissata ad un anno mentre il massimo può variare dal fondo a cui ci si rivolge, comunque fino ad un massimo di 40 anni. Il numero e la cadenza delle rate dell’investimento di base è mensile ma l’impegno annuo può essere ridotto ad un minor numero di rate (bimestrali, trimestrali quadrimestrali, semestrali) fino a un’unica rata all’anno, spesso in corrispondenza della tredicesima del lavoratore dipendente.

Costi e commissioni del Piano di Accumulo Capitale

Nel dettaglio, andiamo ad analizzare che tipologia di costi e commissioni sono applicabili al risparmiatore che decide di aprire un piano di accumulo:

  • costo di sottoscrizione: può variare a seconda del fondo di investimento scelto ed è più alto della media di investimenti simili. Molto spesso le commissioni totali vengono caricate per il 30% al momento della sottoscrizione, mentre la parte restante viene ripartita per le rate dei versamenti concordati.
  • costo di chiusura anticipata: sono molto penalizzanti le spese applicate al risparmiatore che decide di chiudere anticipatamente l’investimento, ma più si va avanti negli anni e più scendono. Parliamo di costi che sono per lo più evitabili se al momento dell’apertura del proprio piano di accumulo si è valutato con attenzione la propria disponibilità e consolidato un proprio fondo per le emergenze.
  • spese di gestione: come ogni fondo di investimento gestito, all’investitore è richiesto il costo di gestione.
  • diritti fissi: specificati al momento della sottoscrizione, parliamo di un costo che viene trattenuto sull’importo di ogni singola rata. Se, ad esempio, il fondo prevede un diritto fisso di 2 euro per 100 euro versati, siamo di fronte ad un costo del 2% non indifferente. In questo caso, il risparmiatore con disponibilità limitata trova un certo vantaggio nella riduzione del numero di rate sull’anno.

I vantaggi dei Piani di Accumulo di Capitale

Tra i vantaggi, o punti forti, dell’investimento tramite un piano di accumulo troviamo:

  • flessibilità - il risparmiatore al momento della sottoscrizione può decidere importo, cadenza delle rate e la durata dell’investimento.
  • piccole rate - possono investire in un piano di accumulo anche i risparmiatori con una bassa disponibilità finanziaria.
  • rischio stagionalità abbattuto - grazie ad una cadenza regolare nei versamenti delle rate è possibile eliminare la stagionalità e fluttuazioni improvvise sui mercati.
  • risparmio costante - attraverso il piano di accumulo si rende l’investimento automatizzato e costante, abbattendo il rischio di spendere i propri risparmio in un modo meno fruttuoso.
  • emozioni zero - tramite un investimento gestito, costante e distribuito in modo regolare nel tempo si annulla la possibilità che l’investitore agisca in balia delle emozioni, prendendo così decisioni di investimento di cui potrebbe pentirsi e spesso dettate dalle mode del momento.

I rischi dei Piani di Accumulo di Capitale

Tuttavia, il piano di accumulo non è immune a svantaggi e ai rischi di mercato:

  • costi alti - oltre ai costi di gestione e sottoscrizione e gestione, tra le spese che il risparmiatore deve sostenere, come abbiamo visto, vi sono anche i diritti fissi che si applicano su ogni rata, insieme a spese varie come quelle amministrative e/o postali.
  • commissione di sottoscrizione sbilanciata - spesso una buona parte del costo di sottoscrizione viene caricato al momento della sottoscrizione del piano di accumulo per una quota che si aggira intorno al 25/30%, rendendo eventualmente molto svantaggiosa un’uscita precoce rispetto alla scadenza precedentemente prefissata.
  • l’impatto della durata sul rischio di mercato - spesso all’interno dei piani di accumulo si riscontra la problematica per cui, superato il versamento di un certo numero di rate, ma media del prezzo finale delle quote del fondo acquistate non varia di molto, esponendo maggiormente l’investimento al rischio qualora dovesse verificarsi una fase ribassista prolungata.

Piano di accumulo migliore: come sceglierlo

Qual è il piano di accumulo di capitale migliore? È meglio scegliere un fondo che investe sull’azionario oppure di questi tempi è consigliabile puntare su un fondo obbligazionario o su un bilanciato? Come sempre in questi casi, tutto dipende dal profilo di rischio dell’investitore, ovvero quanto il soggetto che investe è disposto a rischiare in base alla propria disponibilità finanziaria, età e propensione.

  • Fondo obbligazionario - meno rischioso ma con un rendimento più basso, consigliabile per un piano di accumulo di breve termine;
  • Fondo bilanciato - rischio e rendimento medi, consigliabile per un piano di accumulo di medio termine;
  • Fondo azionario - rischio più alto, come i rendimenti, consigliabile per un piano di accumulo di lungo termine.

Le origini del Piano di Accumulo: il DCA

Il funzionamento dei piani di accumulo prendono ispirazione dalla strategia statunitense nota come Dollar Cost Averaging (DCA), una tecnica di investimento che consiste di acquistare un importo fisso di dollari su un particolare strumento finanziario a ritmi regolari, nonostante i livello del prezzo per azione.

L’investitore in questo modo compra più azioni quando il prezzo è più basso e meno azioni quando il prezzo è più alto. La premessa è che la DCA abbassa il costo medio per azione nel corso del tempo, incrementando le opportunità di guadagno.

Questa strategia di investimento è salita alla ribalta negli anni ’50 grazie a colui che è considerato il padre dell’analisi fondamentale: Benjamin Graham. Secondo l’investitore, a cui ha ammesso di ispirarsi anche il noto Warren Buffet, seguendo questa tecnica è consigliabile un maggiore frazionamento degli importi da investire, quindi un maggior numero di rate, e un’alta diversificazione delle società su cui puntare, così da splittare il rischio.

La differenza principale tra i PAC e la DCA è che tramite i piani di accumulo si investe in un fondo di gestione di risparmio e non in modo diretto sul mercato azionario.

Consigli utili

Attenzione, risparmiatore: prima di aprire un piano di accumulo è opportuno valutare con attenzione le proprie possibilità di guadagno e di risparmio. In base a questi fattori è decisiva la scelta dell’importo della rata e la frequenza dei suoi versamenti, da stabilire anche in relazione al tipo di costo imposto tramite diritti fissi da parte del fondo di investimento a cui ci stiamo rivolgendo. Per questo motivo è sempre consigliabile il parere di un consulente finanziario e informarsi nel dettaglio sulla tipologia di costi applicata, tutte informazioni che devono apparire nero su piano nel prospetto informativo del fondo di investimento.

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