Petrolio: 5 paesi rischiano grosso con i prezzi vicini a 60$. E c’è chi si aspetta addirittura un crollo fino a 30$

Nicola D’Antuono

2 Dicembre 2014 - 10:39

La discesa dei prezzi del greggio potrebbe mandare in profondo rosso i bilanci di molti paesi produttori di petrolio. A rischiare di più sono Iran e Venezuela

Petrolio: 5 paesi rischiano grosso con i prezzi vicini a 60$. E c’è chi si aspetta addirittura un crollo fino a 30$

La clamorosa discesa dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali, fin sotto 64$ al barile per il greggio americano Wti quotato al Nymex, sta mettendo sotto pressione i bilanci di alcuni paesi eccessivamente dipendenti dai proventi derivanti dalla vendita di petrolio e gas. Dai top annuali di fine giugno scorso in area 107,5$, la quotazione del petrolio Wti è arrivata a diminuire fino a quasi il 70%. Un vero e proprio dramma per la maggior parte dei paesi produttori di greggio, che improntano le spese di bilancio ipotizzando un prezzo medio del petrolio superiore ai 90$ al barile.

Alcuni paesi più deboli, anche appartenenti al cartello dell’OPEC, rischiano di collassare e addirittura il default sul debito sovrano. A rischiare di più è senza dubbio l’Iran, che ha un punto di pareggio in bilancio con la quotazione del greggio a 140$ al barile. Un prezzo del petrolio costantemente in calo e inferiore ai 70$ al barile rischierebbe di mandare al tappetto Teheran, con gravi conseguenze sociali derivanti dall’impossibilità di sostenere debito e spesa pubblica. Secondo molti analisti anche il Venezuela rischia il default.

Caracas ha già grossi guai economico-finanziari e un’iperinflazione da paura. Il prezzo medio per raggiungere il break even point in bilancio è fissato a 120$ al barile, ovvero quasi il doppio rispetto ai valori correnti. Il paese sudamericano vive delle entrate petrolifere, necessarie per importare beni e servizi dall’estero in una fase in cui scarseggiano i dollari per acquistarli. Se la passa sicuramente meglio l’Arabia Saudita, che dispone di ingenti riserve valutarie per affrontare una fase di declino dei prezzi del greggio. Riyadh ha già detto di attendersi una quotazione intorno a 80$ per i prossimi mesi, che non avrà effetti molto negativi sulle entrate fiscali.

La discesa dei prezzi del petrolio crea problemi anche alla Russia, già quando staziona sotto i 100$ al barile. Tuttavia Mosca, che dispone di notevoli riserve valutarie, ha un debito appena al 10% del pil ed esportazioni più competitive con il rublo ai minimi storici. Il paese che se la passa meglio è il ricchissimo Kuwait, che ha addirittura un punto di pareggio in bilancio a 53$ al barile. Intanto, secondo Murray Edward della Canadian Natural Resources, la quotazione del greggio rischia di scivolare fino a 40$ o addirittura 30$, come avvenne già nel 2008. Secondo Edward, però, i prezzi del petrolio non resteranno a lungo su valori così bassi e tenderanno a stabilizzarsi intorno ai 70$.