Pensioni: come andarci con un assegno più alto del 15 o 20 per cento

Simone Micocci

8 Luglio 2021 - 06:30

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Aumentare l’importo della pensione oltre il 20% è possibile (e semplice): basta fare il sacrificio di continuare a lavorare per qualche anno ancora.

Pensioni: come andarci con un assegno più alto del 15 o 20 per cento

Tutti speriamo di raggiungere la pensione un giorno, e il desiderio è di farlo con un assegno d’importo sufficiente per garantire una vita dopo l’età lavorativa fatta di zero problemi e qualche sfizio.

Ecco perché è importante capire come aumentare l’importo della pensione e in questa guida vi daremo le giuste informazioni per farlo.

Nel dettaglio, grazie alle seguenti indicazioni faremo chiarezza su come andare in pensione con un assegno d’importo anche superiore al 20% rispetto a quello atteso. Ma attenzione, per farlo dovrete fare un “sacrificio”: per aumentare l’importo della pensione, infatti, è necessario ritardarne l’accesso di qualche anno.

Pensione: ritardarne l’accesso per andarci un importo più alto

Con l’introduzione del regime di calcolo contributivo viene introdotto un sistema che “premia” coloro che ritardano l’accesso alla pensione. Per farlo, sono stati previsti dei coefficienti di trasformazione, ossia dei parametri che contribuiscono a trasformare quanto versato a titolo contributivo in assegno di pensione.

Il regime di calcolo contributivo - che si applica per i periodi successivi al 1° gennaio 1996, o 2011 per coloro che hanno maturato 18 anni di contributi entro il 31 gennaio 1995 - funziona in questo modo:

  • per ogni anno di lavoro si versano dei contributi previdenziali (che spettano anche per alcuni periodi non lavorati) i quali vengono rivalutati ogni anno per poi accumularsi nel cosiddetto montante contributivo;
  • a seconda dell’anno in cui si va in pensione, il montante contributivo viene trasformato in assegno applicandovi un diverso coefficiente di trasformazione.

Come possiamo vedere di seguito, più si ritarda l’accesso alla pensione e più si gode di un trattamento di maggior favore per il calcolo dell’assegno. Ecco i coefficienti di trasformazione (in vigore nel biennio 2021-2022):

  • 57 anni: 4,186%
  • 58 anni: 4,289%
  • 59 anni: 4,399%
  • 60 anni; 4,515%
  • 61 anni: 4,639%
  • 62 anni: 4,770%
  • 63 anni: 4,910%
  • 64 anni: 5,060%
  • 65 anni: 5,220%
  • 66 anni: 5,391%
  • 67 anni: 5,575%
  • 68 anni: 5,772%
  • 69 anni: 5,985%
  • 70 anni: 6,215%
  • 71 anni: 6,466%

Per beneficiare di un calcolo più favorevole, quindi, basta ritardare di qualche anno l’accesso alla pensione.

Pensione più alta del 16% per chi non lavora dopo i 67 anni

Nel dettaglio, a parità di montante contributivo, quindi per chi dopo i 67 anni non continua a lavorare, andare in pensione a 71 anni anziché a 67 anni garantisce un assegno d’importo maggiore del 16% rispetto a quello riconosciuto al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia.

Con un montante contributivo di 200.000€, infatti, spetterebbe una pensione pari a 11.150,00€ al compimento dei 67 anni; 12.932,00€ sarebbe invece l’importo riconosciuto se si ritarda l’accesso alla pensione fino a 71 anni.

Un buon vantaggio, con la pensione che sarebbe più alta del 16% rispetto a quanto sarebbe stato liquidato a 67 anni.

Andando in pensione a 70 anni, invece, il vantaggio sarebbe stato di circa il 12%.

Ma va detto che questi vantaggi sarebbero al netto di una continuazione dell’attività lavorativa.

Pensione dopo i 67 anni per chi continua a lavorare: i vantaggi

Per chi continua a lavorare, e dunque aumenta l’importo del montante contributivo, si può avere lo stesso vantaggio ma andando in pensione prima.

Pensiamo, ad esempio, a chi ogni anno versa 15.000€ di contributi nel montante contributivo. Se a 67 anni andrebbe in pensione con un montante di 200.000€, l’anno dopo questo sarebbe di 215.000€, con in più il vantaggio di un coefficiente contributivo maggiormente premiante.

Nel dettaglio, nel primo caso l’importo annuo della pensione sarebbe di 11.150,00€ lordi annui, nel secondo di 12.409.80€, per una differenza dunque di circa il 12% (stesso vantaggio che se non avesse continuato a lavorare avrebbe avuto solo due anni più tardi).

Lavorando per un altro anno, andando quindi in pensione a 69 anni, maturando un montante contributivo di 230.000€ e con un coefficiente di trasformazione pari a 5,985%, la pensione annua lorda sarebbe invece pari a 13.765.5, con una differenza del 23%.

Ricapitolando: se non si continua a lavorare dopo i 67 anni, e si ha la possibilità - soprattutto economica - per ritardare l’accesso alla pensione, per avere un importo più alto di almeno il 15% bisogna aspettare fino ai 71 anni. Si può andare in pensione prima, e avere un vantaggio che - a seconda del lavoro svolto - può anche superare il 20%, nel caso in cui dopo i 67 anni si continui a lavorare: in tal caso, anche aspettare i 69 anni potrebbe essere una scelta vincente.

Aspettare di andare in pensione conviene?

Visto quanto appena detto, possiamo comunque precisare che ritardare l’accesso alla pensione conviene solo se nel contempo si continua a lavorare. È vero, infatti, che anche chi va in pensione più tardi anche se non lavora può godere di un assegno più alto, ma l’incremento è troppo piccolo per giustificare la rinuncia a un anno di pensione.

Pensiamo a chi ha un assegno di 1.000€ netti a 67 anni. Questo a 71 avrebbe sì un assegno più alto del 16%, quindi pari a 1.160€ al mese con un vantaggio di circa 2.000€ annui, ma è anche vero che nel frattempo avete rinunciato a ben 4 anni di pensione e dunque a 13.000€ per ogni anno (52.000€ totali).

Per ammortizzare questa perdita, considerando il guadagno di 2.000€ ogni anno, servirebbero ben 26 anni di pensione, il che dimostra la poca convenienza dell’aspettare qualche anno - senza lavorare - per prendere una pensione più alta.

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