Pensioni Pubblica Amministrazione: cosa cambia per dirigenti, insegnanti e forze armate

Introdotte nuove regole per facilitare il ricambio generazionale, nella Pubblica Amministrazione: pensioni anticipate per molti professionisti.

Continuano ad aumentare le deroghe alla riforma Fornero sulle pensioni, grazie alla volontà del legislatore di accelerare il processo di ricambio generazionale tra i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Le ultime, consistenti, novità sono arrivate in questo weekend, caratterizzato da un grande lavoro di limatura del Decreto PA, firmato dal ministro Marianna Madia, avvenuto nella notte dello scorso venerdì, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, per arrivare molto probabilmente al voto in Aula, a Montecitorio, con il ricorso alla fiducia, nella giornata di oggi.

Dirigenti PA
Grazie a un emendamento al testo, inserito recentemente, i dirigenti pubblici sono i primi a subire un trattamento speciale rispetto alla legge vigente: potranno, infatti, essere pensionati, anche d’ufficio, al raggiungimento dei requisiti di anzianità contributiva, senza dover attendere la soglia fissata dalla Legge Fornero. In altri termini, come già avviene per i dipendenti pubblici, un dirigente che abbia maturato i 42 anni e 3 mesi di contributi, necessari per il pensionamento non dovrà attendere anche i 66 anni e 3 mesi di vecchiaia per andare in pensione ma, potrà essere collocato in quiescenza dalla Pubblica Amministrazione stessa, una volta compiuti i 62 anni di età. Di fatto si tratta della possibilità di mandare in pensione i dirigenti con 4 anni di anticipo, rispetto a quanto previsto dal Decreto Salva Italia del 2011 che conteneva anche la riforma Fornero sulle pensioni. Quest’ultima norma viene anche emendata su un altro versante: vengono, infatti eliminati i disincentivi previsti per i dirigenti della PA che decidono di lasciare il lavoro al raggiungimento dei requisiti contributivi ma senza aver raggiunto i requisiti di vecchiaia: chi, quindi, conseguirà, entro il 2017, i 42 anni e 3 mesi di contributi potrà lasciare il lavoro anche prima dei 62 anni, senza subire decurtazioni all’assegno della propria pensione. Un opzione chiaramente molto appetibile per una folta schiera di funzionari che, nei prossimi anni, potrebbe lasciare il proprio posto, facilitando il ricambio generazionale nella PA.

Magistrati, militari, medici e docenti universitari
Alla misura descritta sopra, tuttavia, sono state già poste due importanti deroghe. La prima riguarda i magistrati, che potranno continuare, fino al 31 dicembre 2015, ad usufruire del trattenimento in servizio, lasciando il lavoro al compimento dei 70 anni di età.
Della stessa possibilità possono godere, sempre fino al 31 dicembre 2015, anche i militari che però, anno limiti di età inferiori rispetto a quelli dei magistrati.
Per i dirigenti medici e i professori universitari è stato, invece, fissato il nuovo tetto minimo è stato fissato a 65 anni.

Insegnanti
Confermata anche la reintroduzione della “quota 96”. Per 4 mila insegnanti che, con le nuove regole della Legge Fornero, si erano visti cancellare la possibilità di andare in pensione il prossimo settembre 2014, viene riattivata la possibilità del pensionamento, stante la condizione che la somma di età anagrafica e contributiva raggiunga, appunto, quota 96. Per accedere a questo beneficio, i docenti in possesso del requisito, dovranno presentare una specifica domanda all’INPS, dopo la conversione del Decreto in Legge, e dovranno, comunque, attendere la maturazione della pensione con le nuove regole introdotte dal Decreto Salva Italia, per poter ottenere il Trattamento di fine Servizio (Tfs) ovvero, la meglio conosciuta liquidazione.

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