Pensione con contratto di espansione: quanto si perde

Simone Micocci

30 Maggio 2021 - 10:34

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Pensione a 62 anni: il contratto di espansione è una possibilità per pochi. Inoltre prevede un costo molto alto: quasi 80.000€ per andare in pensione in anticipo.

Pensione con contratto di espansione: quanto si perde

Il contratto di espansione è quello strumento introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 per favorire la pensione anticipata per chi lavora nelle grandi aziende.

Nel dettaglio, questo scivolo pensionistico consente l’uscita anticipata dal lavoro anche di 60 mesi rispetto a quanto previsto dai requisiti ordinari: ciò significa, vista l’età pensionabile a 67 anni, che con il contratto di espansione si potrà andare in pensione già all’età di 62 anni.

Ma non sarà una possibilità per molti, visto che questa è riservata a coloro che lavorano nelle grandi aziende (la soglia è stata abbassata a 100 addetti con l’ultimo Decreto Sostegni), e - soprattutto - non è detto sia economicamente così conveniente.

Come spiegato dai sindacati, infatti, accettando di ricorrere al contratto di espansione per andare prima in pensione il lavoratore deve anche considerare una perdita economica di circa 80.000€. E questo sarà un disincentivo per una misura che già è riservata a una piccola platea di persone.

Il contratto di espansione non è il futuro delle pensioni

Nell’ottica di un dibattito sulle pensioni che guardi a una profonda revisione del sistema pensionistico non si può fare pieno affidamento sul contratto di espansione. Perché è vero che questo darà una grande mano a quelle aziende che vogliono sostituire il personale ormai con competenze obsolete con i più giovani - che oltre ad avere un livello di preparazione maggiore sono anche meno costosi - ma allo stesso tempo interessano comunque una piccola platea di persone.

Questo, infatti, aiuterà a pensionare appena 15.000 persone, il 2% dei pensionamenti totali. Ciò significa che non si può fare affidamento solo a questa misura per il futuro delle pensioni: servono altri interventi se si vuole comunque garantire una maggiore flessibilità in uscita.

Il contratto di espansione non è conveniente per il lavoratore

È vero inoltre che con il contratto di espansione si può andare in pensione già a 62 anni, ma lato economico questo richiede un grande sacrificio. Come calcolato dagli esperti di Progetica, andare in pensione a 62 anni comporta una decurtazione di circa un quarto dell’assegno nell’immediato, il 22% per essere precisi. Questo per i primi cinque anni, mentre al raggiungimento dei requisiti per la pensione le perdite si attesteranno tra il 10% e il 15%.

Questo significa che, ad esempio, a vita media di 82 anni, un lavoratore con stipendio netto da 2 mila euro mensili andrà a rinunciare a circa 80.000€ netti di pensione (secondo quanto lamentato dalla CGIL).

Pensiamo, ad esempio, a un lavoratore nato nel 1960 che ha iniziato a lavorare nel 1985 (secondo quella che è la simulazione fatta da Progetica). Mettiamo che questo aderisca alla proposta dell’azienda così da andare in pensione cinque anni prima: questo avrebbe diritto nell’immediato a 1.118,00€ di assegno, mentre al compimento dei 67 anni salirebbe a 1.253,00€.

Senza contratto di espansione, continuando quindi a lavorare per altri cinque anni, questo avrebbe goduto di una pensione da 1.453,00€.

Il problema è che negli anni in cui il lavoratore esce dall’azienda ma non ha ancora raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia a 67 anni, questo non gode del versamento dei contributi. Meno contributi, quindi, significano pensione più bassa.

Non è così per coloro che invece accedono al contratto di espansione avendo come obiettivo quello di raggiungere il requisito contributivo per la pensione anticipata (quindi 42 anni e 10 mesi per gli uomini, uno in meno per le donne): dunque, per chi accede al contratto di espansione a 37 anni e 10 mesi di contributi, o 36 anni e 10 mesi per le donne, l’impresa dovrà comunque farsi carico della contribuzione e quindi non ci sono grandi penalizzazioni.

Penalizzati, quindi, sono perlopiù coloro che vi accedono a 62 anni, per i quali - come anticipato - la CGIL stima un “costo” di 80.000€ netti che rende il contratto di espansione davvero poco conveniente.

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