Paul Krugman: il vero motivo per cui abbiamo bisogno della crisi

Erika Di Dio

19 Maggio 2013 - 09:00

19 Maggio 2014 - 10:23

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Noah Smith ha recentemente offerto un interessante punto di vista sulle vere ragioni per cui le elites appoggiano così tanto l’austerità, anche se le sue politiche non funzionano. Egli sostiene che le elites vedono nelle difficoltà economiche un’opportunità per far passare delle «riforme» - il che significa fondamentalmente i cambiamenti che loro desiderano, che possono servire o no a promuovere la crescita economica - e si oppongono a qualsiasi politica che potrebbe attenuare la crisi senza la necessità di questi cambiamenti:

Suppongo che gli «austerians» siano preoccupati che politiche macro anti-recessione consentirebbero ad un paese di «cavarsela» in una crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, essi temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi.

Se la gente pensa davvero che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora bisogna dirlo chiaramente. Solo allora, credo, potremmo avere una discussione pubblica ottimale su costi e benefici. Noah Smith, 13 Maggio, 2013

La Shock Doctrine di Naomi Klein

Come egli osserva, il giorno dopo aver scritto questo post, Steven Pearlstein del Washington Post ha fatto esattamente questa osservazione sull’austerity.

Ciò che Smith non ha notato, un po’ sorprendentemente, è che la sua tesi è molto vicina alla Shock Doctrine di Naomi Klein, secondo la quale le élite sfruttano sistematicamente i disastri economici per far passare politiche neoliberiste, anche se queste politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri stessi. La tesi di Klein aiuta davvero spiegare molto su quello che sta succedendo in Europa in particolare.

Perché l’austerità serve

E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa, Mike Konczal ci ha ricordato un classico saggio del 1943 di Michal Kalecki, che suggeriva che gli interessi dei business odiano l’economia keynesiana perché temono che potrebbe funzionare; e questo significherebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d’affari in nome del fatto che bisognerebbe preservare la fiducia. Questo è abbastanza vicino alla tesi secondo cui dobbiamo avere l’austerità, perché lo stimolo potrebbe togliere l’incentivo per le riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa.

E infatti, nella mia casella di posta questa mattina, ho visto un pezzo che inizia a deplorare i primi segni di successo dell’Abenomics: l’Abenomics sta funzionando - ma è meglio che non funzioni troppo bene. Perché se funziona, come facciamo a chiedere le riforma strutturale?

Quindi un modo per vedere l’austerità è una sorta di inversione del giuramento di Ippocrate: «In primo luogo, non far nulla per limitare il danno». Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.

Traduzione italiana a cura di Erika Di Dio. Fonte: The Conscience of a Liberal

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