Paesi emergenti: dati negativi per Brasile, India e Sud Africa. Crisi del settore immobiliare in Cina. Previsioni di crescita abbassate.

Raffaele Guerra

8 Marzo 2012 - 12:23

Paesi emergenti: dati negativi per Brasile, India e Sud Africa. Crisi del settore immobiliare in Cina. Previsioni di crescita abbassate.

Aumentano le preoccupazioni sul fronte dell’economia globale dopo i nuovi segnali di debolezza economica provenienti dal Brasile: i mercati emergenti, che hanno aiutano in maniera cosistente l’economia globale a uscire dalla crisi economica del 2008 e che hanno stimolato la crescita globale negli ultimi anni, stanno infatti facendo registrare segni di rallentamento.
Alle preoccupazioni dovute alla resistenza della crisi del debito europeo, che non accenna ad acquietarsi, e alla modesta ripresa registrata negli Stati Uniti, si uniscono infatti i rischi legati alle notizie non positive che provengono da Brasile, Cina, Russia, India e Sud Africa, alcune delle più dinamiche economie emergenti.

All’inizio di questa settimana, il Brasile ha dichiarato che la sua economia è cresciuta intorno al 2,7% nel 2011, vale a dire meno della metà del tasso previsto dal governo un anno fa. Mercoledì scorso, invece, il paese ha registrato una produzione industriale che si è contratta del 2,1% nel mese di gennaio: il calo più alto dopo la crisi del 2008. In seguito la banca centrale del Brasile ha tagliato il suo tasso di interesse di riferimento di tre quarti di punto percentuale, un taglio maggiore del previsto, ma fatto per stimolare la crescita.
Il più grande gruppo industriale del Brasile, la Confederazione Nazionale dell’Industria, ha dichiarato questa settimana che le prospettive economiche del paese sono «allarmanti». La base industriale del Brasile si sta infatti contraendo: la produzione di beni durevoli è scesa del 7,6% a gennaio rispetto a un anno fa.

Le previsioni di crescita sono in calo per tutti i paesi in via di sviluppo. Lunedì, infatti, il premier cinese Wen Jiabao ha ridotto il target annuale di crescita del Paese al 7,5% dopo averlo tenuto all’8% dal 2005. Bisogna considerare che l’economia cinese è cresciuta ad un tasso medio del 10% per trent’anni, cosa che nessun altro paese ha mai fatto. Il modello di crescita, però, ha fatto affidamento su tre pilastri che sono oggi sotto pressione: le esportazioni, gli investimenti in industrie ad alta intensità di capitale e l’incremento dei prezzi nel settore immobiliare. Proprio oggi, però, Standard & Poor’s ha minacciato un possibile downgrade dell’economia cinese entro i prossimi sei mesi, proprio a causa della crisi del settore immobiliare (vedi articolo). La banca d’investimento giapponese Nomura ha inoltre stimato che le esportazioni cinesi sono scese a febbraio del 15,2%, rispetto a un anno fa, data l’oscillazione nei mercati di Stati Uniti, Europa e Giappone.

Sempre nella scorsa settimana, l’India ha dichiarato invece che la sua economia è cresciuta del 6,1% nell’ultimo trimestre del 2011, vale a dire al ritmo più lento da due anni a questa parte.
Alcuni analisti dicono che il rallentamento della crescita indiana è stato sottovalutato: il paese ha fatto promesse costose in merito a spesa sociale e sussidi per i combustibili, spese che difficilmente avrebbe potuto permettersi. Un anno fa, l’India dichiarò che avrebbe registrato una crescita del 9% per l’anno fiscale in chiusura a marzo 2012. Recentemente ha però tagliato le previsioni al 7%.

Gli economisti si aspettano, inoltre, che la crescita del Sud Africa rallenti al 2,5% quest’anno, molto lontano dal tasso del 7% che il governatore della banca centrale, Gill Marcus, aveva indicato appena un anno fa, al fine di combattere la disoccupazione elevata.
Il Sud Africa si sta muovendo al di sotto delle previsioni ottimistiche che il suo governo aveva annunciato un anno fa, con una crescita annua al 4%, colpita dalla pesante dipendenza da acquisti di materie prime cinesi. La produzione mineraria si è ridotta del 13% nel 2011, spostando la crescita al 3%. Le flessioni mettono in difficoltà i tentativi di fornire posti di lavoro, a fronte di un tasso di disoccupazione del 24%.

Con una tale situazione nell’ambito dei paesi emergenti, il ruolo chiave che essi hanno svolto in passato nello stimolare la crescita economica globale è decisamente incrinato. I dati provenienti da Brasile, Cina, India e Sud Africa costituiscono un dato politico-economico innegabile: il ruolo di questi paesi e la loro capacità di contribuire alla ripresa globale sono decisamente incerti e sono inequivocabilmente entrati in una fase di test.