Il prezzo dell’oro e le azioni USA potrebbero dirigersi entrambi verso i loro massimi storici: ecco il motivo che li vedrebbe correlati positivamente.
Il 2016 è stato fino a questo punto un’ottima annata per chi ha deciso di investire in oro, con la quotazione che è risalita da $1.050 fino a sopra i $1.300 l’oncia, o nel reparto azionario USA, che vede da diverse settimane i maggiori indici di riferimento segnare record su record.
Le azioni Facebook sono un esempio della salute che è diffusa all’interno di Wall Street, un mercato che però non è mai stato storicamente correlato all’andamento dell’oro.
Il principale dei beni rifugio vede di solito incrementare la domanda a suo favore in periodi di difficoltà per l’economia USA, e viceversa. Proprio negli ultimi due mesi, ad esempio, al continuo crescere degli indici di borsa americani sta corrispondendo un ritracciamento dell’oro, sceso dai massimi oltre $1.370 fino a $1.320 l’oncia.
Tuttavia c’è un legame inedito, una nuova variabile che potrebbe aumentare il grado di correlazione tra azionario USA e quotazione dell’oro, portando entrambi i mercati a raggiungere record storici.
Mentre l’attualità ci porta all’atteso discorso della Yellen a Jackson Hole, analizziamo questo nuovo legame che si nasconde tra oro e azionario USA.
Oro e azionario USA: un legame che potrebbe presto cambiare
I dati storici evidenziano come il valore dell’oro si muova in maniera inversa rispetto all’andamento dell’economia USA, in particolare del dollaro e di Wall Street.
La preziosa materia prima è un bene rifugio e in quanto tale è ricercata dagli operatori in momenti storici privi di grandi prospettive da un punto di vista economico, mentre al rafforzamento del dollaro USA e del mercato azionario sono spesso legati momenti di debolezza dell’oro.
In generale l’acquisto di oro è legato al sentimento di paura, di incertezza e alla ricerca di un’opportunità di investimento che offra prospettive migliori rispetto alle soluzioni meno rischiose, ovvero i titoli di stato.
Comprare oggi buoni del tesoro americani, Gilts del Regno Unito, Bund tedeschi o titoli di stato giapponesi offrirebbe un rendimento talmente basso che, al netto dell’inflazione, rischierebbe di portare ad una perdita effettiva di valore nel tempo.
Sebbene al mercato in generale, e a quello USA in particolare, piacciano tassi di interesse in crescita, segnale di un’economia in salute, l’attuale situazione li vede in realtà fermi da tempo.
E questa è la variabile che potrebbe alterare il legame tra oro e azionario USA.
I tassi di interesse bassi, infatti, permettono alle società di ottenere prestiti a basso costo. Ciò permette loro di aumentare le risorse a disposizione, portando così un incremento degli investimenti, delle assunzioni, dei ricavi e, in ultima battuta, del loro valore sul mercato.
Quindi i nuovi orizzonti di politica monetaria, in molte parti del mondo degenerati in tassi negativi, uniti all’incapacità delle banche centrali di porre rimedi tangibili alle difficoltà post-crisi finanziaria, portano da un lato alla crescita degli investimenti nell’oro, più remunerativo dei titoli di stato, e dall’altro alla crescita dell’azionario USA, dove il meccanismo sembra premiare le società americane e le loro performance.
Da un punto di vista dell’investitore, la migliore soluzione per sfruttare appieno questa nuova contingenza sta nell’investire in società che hanno a che fare con l’oro.
Un modo per investire in maniera indiretta sull’oro è infatti quello di farlo in società che dipendono strettamente dall’andamento del metallo, così da cogliere la crescita dell’una e dell’altro.
Non è un caso infatti che società come la Royal Gold o la Silver Wheaton stiano registrando risultati record negli ultimi trimestri, risultato che premia il peculiare periodo storico vissuto nei mercati finanziari, ad oggi destinato a continuare.
Fonte: commoditytrademantra.com