Omicron 2 ora anche in UK: cosa sappiamo di questa sotto-variante

Chiara Esposito

14 Gennaio 2022 - 23:51

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Dopo la diffusione in Asia e in Danimarca si affaccia nel Regno Unito una sotto-variante di Omicron. Le informazioni raccolte finora riassunte qui.

Omicron 2 ora anche in UK: cosa sappiamo di questa sotto-variante

Regno Unito: dopo la frenata dei casi (si era tornati sotto i 100mila casi giornalieri per la prima volta dal 21 dicembre) l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Paese lancia un primo allarme su una sotto-variante di Omicron con il rilevamento di 53 sequenze di un lignaggio inferiore denominato BA.2.

In realtà si parlava vagamente già da dicembre di questo fenomeno e ad oggi la si chiama Omicron 2.

Secondo il Business Standard questa variante contiene più mutazioni e potrebbe essere più violenta. Questo fenomeno è però ancora un parziale enigma per gli esperti poiché questa mutazione, che sta prendendo piede in UK dopo la traversata asiatica e non solo, non è per nulla facile da studiare.

Servirà tempo, partiamo però dalle ipotesi in circolazione.

I primi casi di BA.2 e le ipotesi di origine

La sotto-variante BA.2 è stata riscontrata per la prima volta in Cina solo poche settimane fa anche se gli esperti sospettano che la mutazione abbia piuttosto avuto origine in India. A sostegno di questa tesi ci sono, tra le altre cose, le recenti dichiarazioni del The Times of India che indicano come, anche solo nella città di Calcutta, l’80% dei casi riguardi proprio questa particolare tipologia di infezione.

Fino a questo momento la cosiddetta «stealth variant» (variante invisibile), così ribattezzata dagli inglesi per la difficoltà di individuazione, era già stata osservata in paesi come la Danimarca, l’Australia, il Canada e Singapore. In Israele invece i casi accertati sarebbero circa 20.

Se volessimo già parlare sella possibile origine della Omicron 2, secondo i primi esperti pronunciatisi in materia, si potrebbe ricercare nei topi. L’esperto di genomica comparata Marco Gerdol è un pioniere di questo settore e le sue prime affermazioni sono le seguenti:

«Tutto questo sembra indicare l’esistenza di un serbatoio animale come nel caso delle varianti trovate nei visoni in Danimarca o dei cervi della Virginia negli Stati Uniti. In un recente studio si vede che il pattern di mutazioni suggerisce un’origine nel topo. È ragionevole come ipotesi. Qualche roditore come i ratti potrebbero essere degli ottimi candidati. Potremmo quindi presumere che nel 2020 ci sia stato un passaggio uomo-ratto.»

Per trarre queste conclusioni ciononostante è davvero troppo presto.

Non resta che guardare alla ragione della diffusione della variante con il commento del genetista che afferma:

«Non abbiamo ancora una risposta certa. Se fosse legato a qualche fattore biologico, come una maggiore trasmissibilità, tutto questo dovremmo vederlo ovunque».

Cosa dobbiamo aspettarci?

Gerdol ha spiegato alla testata Open che sono veramente tante le cose che non sappiamo riguardo al lignaggio BA.2. Una certezza è che condivide 38 mutazioni con la Omicron «primaria» (BA.1) ed è piuttosto indistinguibile dalla prima senza delle analisi specifiche e approfondite dei campioni. Una realtà da tenere a mente è che però questa dinamica si era già presentata in altre forme con le sotto-varianti Delta plus con i lignaggi AY.1 e AY.4.2.

Essendo una sotto-variante di Omicron inoltre BA.2 non va considerata necessariamente una VOC (variante preoccupante) se non si vuole commettere un passo falso gridando subito all’allarmismo.

L’analisi del grado di preminenza del virus sulle barriere immunitarie innalzate dai vaccini è sì importante, ma dare questa definizione potrebbe essere fuorviante visto che gli anticorpi indotti dalle inoculazioni continuano ancora oggi a rendere remota la possibilità di incorrere in forme gravi di Covid-19.

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