Olivier Blanchard: «La crisi ha cambiato le nostre visioni su come funziona l’economia»

Il capo economista dell’FMI, ormai a termine mandato, ne tira le somme e ammette che la scienza economica si trova davanti a nuove e difficili sfide

Olivier Blanchard, economista francese di 67 anni, è stato direttore del Dipartimento Ricerca del Fondo Monetario Internazionale (FMI) dal 2008 fino ad oggi: ad Ottobre lascerà l’incarico per andare a fare ricerca al Peterson Institute for International Economics, think-thank di Washington (USA).

Il magazine dello stesso FMI gli ha fatto recentemente un’intervista, pubblicata il 31 Agosto, in cui l’economista rivela molti aspetti interessante rispetto l’evoluzione del suo pensiero e il lavoro svolto al Fondo: aspetti che in realtà potevano già essere immaginati per chi ne segue l’opera, ma in questa occasione alcune dichiarazioni sono davvero sorprendenti.

In primo luogo, Blanchard ammette che la crisi ha messo la scienza economica davanti a sé stessa:

ripensarne o spingerne lo sviluppo non era una scelta, ma una necessità

Ma nonostante tale necessità, prosegue, cambiare l’orientamento pratico del Fondo non è affatto semplice:

Il fatto che un consigliere economico, o il dipartimento di ricerca, abbia una visione su un particolare tema, da solo non muove molto le cose. Parte essenziale del lavoro è convincere, o provare a convincere, il resto dell’organizzazione, dal management fino ai particolari dipartimenti, di quella visione. Questo può essere un lavoro duro. Per trattare tutti i Paesi in una maniera consistente, il Fondo deve avere un corpus di credenze, e questo corpus non cambia facilmente

.

Il lavoro di «ripensamento» di Blanchard è consistito in particolare nel ricalcolo dei moltiplicatori keynesiani: si tratta del coefficiente che misura l’effetto moltiplicativo delle politiche fiscali sul PIL. Mentre nel 2009 tali moltiplicatori erano stati stimati essere generalmente intorno allo 0,5 (dunque, una politica recessiva equivalente all’1% del PIL avrebbe prodotto un arretramento effettivo dello 0,5%, e viceversa una politica espansiva dello stesso valore un avanzamento di 0,5% del PIL), tra il 2012 e il 2013 ricerche guidate dallo stesso Blanchard hanno scoperto che tale numero era in realtà superiore: un range tra lo 0,9% e l’1,7% (dunque l’effetto prima stimato era più alto). Si ritiene che tale errore sia alla base della durezza superiore alle aspettative che si sono rilevate avere le politiche di austerità applicate da allora: Blanchard, comunque, non è mai arrivato a dire, forse per motivi di diplomazia, che tali politiche non avrebbero dovuto essere effettuate.

Una parte sorprendente di quanto afferma Blanchard nell’intervista è quella in cui dichiara che a suo avviso i modelli macroeconomici attuali difettano nel non includere all’interno di essi il settore finanziario. Per migliorare questa situazione, spiega, sono sorti in questi anni quelli che chiama «fiori intellettuali», e tra gli altri cita il rinnovato interesse per le idee di Hyman Minsky, economista keynesiano che diversi anni fa elaborò una teoria sull’instabilità dei mercati finanziari, di cui abbiamo recensito una raccolta di saggi qui.
Altro passaggio sorprendente è quello in cui ammette che economisti «seri» stanno ora proponendo quello che in precedenza sembrava essere un tabù: il finanziamento attraverso semplice stampa di moneta dei deficit di bilancio (tema che su Forexinfo.it abbiamo affrontato anche con Marco Veronese Passarella). Ricordiamo che a livello politico, è un argomento che sta affrontando Jeremy Corbyn nella campagna elettorale per la leadership del Partito Laburista, con la sua proposta di People’s Quantitative Easing.

Altra sfida che il Fondo ha davanti è quella di affrontare una probabile crisi di produttività e di domanda debole, unita ad una marcata crescita delle disuguaglianze (di cui abbiamo scrittoin questo articolo presentando uno studio FMI in merito e in quest’altro in risposta ad Alesina su questo tema): fattori che potrebbero causare una pericolosa instabilità politica. Le prossime politiche consigliate dal FMI dovranno, per Blanchard, tenere conto di questi fattori di lungo periodo.

Per un approfondimento sulle politiche di austerità, rimando alla mia tesi di laurea, acquistabile qui.

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