Il report occupazionale negli Stati Uniti ha evidenziato un dato che ha sorpreso gli investitori e battuto le stime di consensus. L’appetito per il rischio aveva avuto così la possibilità di espandersi a macchia d’olio tra gli investitori con conseguente acquisto generalizzato di valute high-yield (aud, nzd, cad) e high-risk (eur e gbp). Tuttavia, il rallentamento della crescita dei settori non manifatturieri evidenziato dalla rilevazione dell’ISM ha portato tutti con i piedi per terra e placato l’euforia del primo pomeriggio. In linea generale, le maggiori piazze finanziarie hanno chiuso con rialzi superiori al punto percentuale e ora bisognerà capire se, all’inizio della prossima ottava, gli investitori decideranno di proseguire nella vendita dei beni rifugio per far spazio ad asset più rischiosi, anche se mancherà la guida di Wall Street chiusa per la festività del Labour Day.
Comunque, sarebbe opportuno non farsi trovare impreparati nel caso in cui le cose dovessero andar male con ritorno generalizzato dell’avversione al rischio. In quel caso ecco pronte due soluzioni, potenzialmente in grado di esprimere un rendimento importante in ottica di più giorni. Si tratta del cambio usd/jpy e di usd/chf. Il primo potrebbe accelerare al ribasso in caso di breakdown di 84 prima e 83,60 poi con target posti tra 82,80 e 82,30. Il franco svizzero, invece, potrebbe riprendere la marcia trionfale delle ultime settimane tentando di raggiungere finalmente la parità con il biglietto verde e addirittura frantumare nuovi record.
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