ONU “esclude” industria del carbone dai piani futuri

Marco Ciotola

24 Novembre 2020 - 17:34

25 Novembre 2020 - 00:29

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L’industria del carbone “non ha posto” nei piani di recupero post-covid secondo il segretario generale delle Nazioni Unite

ONU “esclude” industria del carbone dai piani futuri

Non c’è spazio per l’industria del carbone nel futuro e nei piani di recupero economico predisposti per la fase post-coronavirus.

A dichiararlo è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha esplicitamente esortato i Paesi a smettere di finanziare l’industria del carbone, così da garantire un futuro sostenibile dopo la pandemia:

“Il carbone non ha posto nei piani di recupero post-Covid-19; possiamo investire in energie rinnovabili affidabili, pulite ed economicamente intelligenti”,

ha affermato Guterres, in collegamento video durante un vertice organizzato dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).

Vertice che ha coinvolto 40 ministri dei Paesi di tutto il mondo, che rappresentano circa l’80% del consumo energetico e delle emissioni globali. Lo scopo era quello di definire i piani per ridurre le emissioni e allo stesso tempo stimolare la ripresa economica dopo la pandemia.

L’ONU “esclude” l’industria del carbone dai piani futuri

Guterres ha elogiato i governi che si sono impegnati concretamente in piani di ripresa ecologica, citando l’Unione Europea, la Corea del Sud, la Nigeria e il Canada, ma ha anche aggiunto che sono molti i Paesi che hanno “perso di vista l’obiettivo”:

“Alcuni Paesi hanno utilizzato piani di stimolo per sostenere le compagnie petrolifere, altri hanno scelto di rilanciare centrali elettriche a carbone che non hanno alcun senso finanziario o ambientale”.

Ha quindi evidenziato come dei finanziamenti per il covid arrivati nei Paesi del G20 è stato speso quasi il doppio per i combustibili fossili, tanto che un recente report targato IEA ha invitato i governi a investire almeno 3mila miliardi di dollari in una ripresa green.

Una mancata azione - ha ammonito l’Agenzia internazionale per l’energia - rischierebbe di riportare sulla scena le conseguenze della crisi finanziaria globale del 2008, quando i governi non hanno dato priorità alla spesa sul clima, consentendo alle emissioni di CO2 di registrare quello che l’AIE descrive come il più grande aumento della storia:

“Possiamo investire in combustibili fossili i cui mercati sono volatili e le cui emissioni portano a un inquinamento atmosferico letale, oppure possiamo investire in energie rinnovabili affidabili, pulite ed economicamente intelligenti”,

ha affermato Guterres.

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