Nuovo esame avvocato senza codici: giusto o sbagliato? Le cose da sapere

Fiammetta Rubini

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Esame di avvocato senza codici commentati: è giusto o sbagliato? Ecco cosa cambia nel nuovo esame per l’abilitazione alla professione forense e come studiare per superarlo.

Nuovo esame avvocato senza codici: giusto o sbagliato? Le cose da sapere

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Il nuovo esame avvocato si farà senza codici commentati, ma è una decisione giusta o sbagliata? La novità della riforma forense 2016 ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori, e c’è anche chi sostiene che l’esame in sé vada cambiato e ripensato alla base. Ecco le cose da sapere.

Niente più codici commentati all’esame di avvocato, pesanti sanzioni per chi copia e nuovi criteri di valutazione: queste alcune delle maggiori novità della riforma forense 2016.

Chi dovrà sostenere l’esame di abilitazione alla professione di avvocato non potrà utilizzare il Codice Penale e quello Civile con annotazioni e commenti di sentenze, come invece accadeva finora, e gli sarà consentito portare con sé solo testi di legge ammessi dalla commissione distrettuale. Inoltre i candidati non potranno parlare o collaborare tra loro, pena l’esclusione dall’esame.

Le nuove regole entreranno a regime a partire dal 2017, ma la discussione intorno ai pro e contro della decisione di non ammettere codici commentati e altri testi liberamente stampati in sede d’esame è diventata piuttosto accesa. È giusto che i candidati non usino il codice commentato, da sempre strumento utile per gli aspiranti avvocati? Come superare l’esame? Istruzioni e guida al nuovo esame avvocati 2017 senza codici.

Per approfondire leggi anche: Avvocati e praticanti, cambia tutto: nuovi regolamenti sulla Gazzetta Ufficiale

Esame avvocato senza codici commentati: i pro e i contro

I codici commentati sono stati introdotti per evitare che l’avvocato fosse una specie di macchina che memorizza leggi, sentenze e orientamenti, e che fosse piuttosto un professionista in grado di districarsi in mezzo alle norme e alla dottrina.

L’esame, infatti, dovrebbe mettere in luce le doti di ragionamento del candidato che studia il caso per arrivare alla soluzione. L’ausilio del codice commentato, però, si è trasformato in abuso (e cattivo uso) da parte dei candidati, e gli elaborati sono diventati spesso un copia-incolla generale svolto senza alcuna logica.

L’unica soluzione per evitare che l’uso distorto del codice commentato faccia perdere credibilità e valenza all’esame è quello di ritornare ai codici non commentati: così è stato stabilito dal decreto ministeriale n.48 che disciplina la riforma forense.

Per alcuni (i magistrati, ad esempio) l’introduzione dell’esame senza codice commentato è una svolta positiva in quanto gli avvocati non avranno più la cosiddetta “corsia facilitata” rispetto alle altre professioni legali. Infatti lo scopo è quello di porre maggiore attenzione allo studio dei principi generali e all’uso del codice puro, per stimolare il ragionamento e la logica personale.

Senza codice annotato l’esame avvocato dal 2017 sarà più difficile? In linea generale sì, ma questo vuol dire che solo chi si è preparato al meglio e ha studiato tanto potrà superarlo, abbattendo ogni timore di horror vacui.

In pratica il nuovo esame così come è stato concepito dalla riforma forense 2016 premierebbe i candidati più meritevoli, escludendo l’accesso casuale alla professione. A questo punto sembra che le commissioni dovranno adeguarsi alla nuova direttiva, scegliendo tracce non eccessivamente complesse e casi pratici risolvibili senza l’aiuto del codice.

E se proprio non si è d’accordo con la riforma si pensi almeno al vantaggio economico di risparmiare sull’acquisto dei codici annotati, che rappresentano una spesa non indifferente.

Esame avvocato senza codici: come studiare per superarlo?

Dal momento che l’ausilio dei codici commentati si è sempre rivelato molto utile in sede d’esame, molti candidati temono che diventerà più arduo riuscire a superare il concorso.

Inoltre se non si potranno usare all’esame, è utile studiare dai codici commentati? Sì, se si ritiene di trarne beneficio, salvo poi esercitarsi a scrivere elaborati con il codice non commentato e basandosi solo sul proprio ragionamento giuridico e sui codici nudi e crudi.

Per affrontare al meglio lo studio del diritto e fare un buon elaborato basterà a buona preparazione sui principi generali del diritto civile e penale e fare un approfondimento giurisprudenziale solo per perfezionarsi e aggiornarsi.

Per quanto riguarda l’atto giudiziario le modalità di studio non cambieranno: in genere la redazione dell’atto non richiede conoscenze così complesse da rendere necessario l’uso di commenti giurisprudenziali, che in questo caso si riducevano a una spesa inutile.

Esame avvocato da rifare: ecco cosa va cambiato

E mentre cambiano alcune regole sullo svolgimento dell’esame, c’è anche chi sostiene che il concorso avvocati sia da rifare completamente. Filippo Satta, attuale Presidente della Commissione di Roma e professore di diritto amministrativo all’università, in un’intervista a Repubblica ha detto:

“è sbagliato pensare che si possa diventare avvocati con un esame che consiste nella redazione di tre temi scritti e in un esame orale. Qui non siamo all’università: bisogna valutare se una persona ha le capacità professionali per svolgere la funzione di avvocato”.

Il problema per Satta è che le tracce dell’esame non riescono a rappresentare una realtà giuridica complessa come quella della vita reale, anche perché vengono preparate per lo più dai funzionari del ministero della Giustizia e non dai professionisti del foro.

La sua proposta, allora, è quella di valutare il curriculum dei praticanti e concepire prove scritte che affrontino temi più complessi. La soluzione di Satta per evitare truffe e irregolarità all’esame, che continuano comunque a verificarsi nonostante le correzioni incrociate, è innanzitutto quella di far pervenire all’esame soltanto i praticanti che uno studio, sotto la sua responsabilità, ha riconosciuto idonei a sostenerlo, e poi rivedere il meccanismo d’esame. Ma qui, aggiungiamo noi, la questione si farebbe complicata considerando che molti praticantati sono per così dire “fittizi” e si riducono alla formalità delle firme in tribunale.

Ma Satta conclude: “se uno studio dovesse presentare nel corso del tempo un elevato tasso di praticanti che non passano l’esame, dovrebbe essere chiamato dal Consiglio nazionale forense a dare spiegazioni”.

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