Nuova tassa sigarette: aumenti chiesti per ridurre i fumatori

Tasse e rincari su tabacco e sigarette non hanno scoraggiato i fumatori, così la Commissione Europea invita i governi ad aumentare le imposte per disincentivare il consumo e rimpinguare le casse statali.

Nuova tassa sigarette: aumenti chiesti per ridurre i fumatori

Le tasse sulle sigarette e i graduali rincari imposti negli ultimi anni non hanno scoraggiato i fumatori: il consumo resta più alto del previsto, anche tra i giovani. Così l’Europa chiede un intervento comune per alzare le accise su tabacco e sigarette (anche elettroniche).

Lo scopo non è solo quello di garantire entrate fiscali maggiori agli Stati membri, ma soprattutto quello di renderle più efficaci nel disincentivare i consumi.

Tasse sul fumo: quanto incassano gli Stati europei

L’aumento dei prezzi di sigarette, tabacco e svapo non ha fatto diminuire il numero di fumatori, tanto che la Commissione Europea ha chiesto ai Paesi UE di alzare le tasse, soprattutto su tabacco sfuso e sigarette elettroniche.

Stando ai dati emersi dal Tobacco Taxation Report 2020 della Commissione UE, infatti, le norme attuali in materia di tassazione del tabacco funzionano bene in termini di prevedibilità e stabilità delle entrate, ma non sembrano altrettanto efficaci nel dissuadere i fumatori.

Ogni anno i 27 Stati membri incassano 93 miliardi di euro tra IVA e accise sul fumo, ma nonostante ciò il 26% della popolazione non si è tolta il vizio. Un numero che sale al 29% per la fascia compresa tra i 15 e i 24 anni.

L’aumento delle aliquote minime dell’UE su sigarette e tabacco trinciato ha avuto un impatto solo in alcuni Paesi, ossia quelli che avevano livelli di tassazione molto bassi. Un’altra questione al centro dell’analisi sono le differenze di prezzo nelle varie nazioni europee. Il prezzo medio di un pacchetto di sigarette può variare da 2,57€ e 11,37€.

Il report evidenzia inoltre che la diffusione di nuovi prodotti quali sigarette elettroniche, prodotti del tabacco riscaldati e nuovi dispositivi che possono creare dipendenza rivelano i limiti dell’attuale quadro giuridico. Il mercato dello svapo in Europa ha un valore stimato di 2,4 miliardi di euro, con l’Italia che è tra i Paesi con il consumo maggiore (da noi l’industria dell’e-cig vale tra i 100 e i 300 milioni di euro).

Quello che la Commissione UE auspica è un approccio più globale che tenga conto di tutti gli aspetti del controllo dei consumi, compresi sanità pubblica, fiscalità, effetti sull’ambiente e lotta al commercio illecito (l’incidenza delle sigarette illegali sul consumo attuale in Europa è in media dell’8,1%, in Italia del 5,3%).

Le tasse sulle sigarette in Italia

In Italia il peso delle tasse sul fumo è inferiore alla media europea: nel 2016 dalle varie imposte lo Stato italiano ha incassato il 2,8% delle entrate totali. Secondo la Commissione UE il nostro Paese è tra quelli considerati a media-tassazione.

La Manovra 2020 ha modificato la tassa sul fumo in Italia prevedendo rincari su tabacco sfuso e sigarette fai-da-te, con aumenti di 0,0036 euro a cartina e l’aumento dell’accisa minima sui tabacchi lavorati - da un 23,5% per i sigari a un 59% per tabacco trinciato a taglio fino per arrotolare le sigarette.

A salvarsi dai rincari, almeno per ora, sono solo le sigarette elettroniche: scongiurato, quindi, l’annunciato aumento dei prezzi su liquidi e bruciatori.

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