N-Word: cos’è e perché non va mai utilizzata (in nessun contesto)

Cos’è la N-Word e perché è un insulto razzista: ecco perché la parola in questione non va mai utilizzata in nessun contesto.

N-Word: cos'è e perché non va mai utilizzata (in nessun contesto)

Cos’è la N-Word? Sostanzialmente un insulto razzista, una parola dispregiativa e un vocabolo che non va mai utilizzato in nessun contesto. Il termine N-Word è usato online ed è l’acronimo che sostituisce la parola più utilizzata al mondo per intendere una persona dalla carnagione scura.

L’N-Word è tornata tristemente alla ribalta dopo essere stata utilizzata da Fausto Leali all’interno del GF VIP 2020, nei confronti di Enock Barwuah ma è solo l’ultimo di una serie di esempi all’interno del mondo reale e online dove spesso appaiono parole e termini non propriamente consoni.

La parola n**ro è un insulto razzista, su questo non ci piove: va condannata e bandita da qualsiasi vocabolario appartenente a una società civile. E non esiste un contesto idoneo entro il quale può essere utilizzata: ecco perché.

Cos’è la N-Word: perché non deve essere mai utilizzata

L’N-Word è considerata talmente offensiva e razzista che per intendere questa parola si è adottato un termine esclusivo, un eufemismo per evitare di ripetere una parola sgradevole, retrograda e appartenenti a tempi (e realtà attuali) oscure.

Il termine in questione (in inglese inteso come n**ga) viene spesso utilizzato per intendere persone dalla pelle scura e chi lo utilizza anche in maniera “non offensiva” compie un gesto gravissimo.

Sì, perché eliminata quella fetta di persone che la utilizza a scopo puramente deleterio e offensivo, resta una parte di popolazione che tende a utilizzarla alla leggera in contesti scherzosi o che, all’origine, non hanno intenzioni razziste di fondo. Ci si giustifica con l’essere poco politically correct, con il potersi permettere di prendersi una libertà poiché in fondo non si è razzisti e si chiama qualcuno n**ro per ridere o per scherzare.

Sbagliato: nessuno può utilizzare la N-Word, la parola n**ro, in nessun contesto. Il suo utilizzo lo legittima, lo rende meno offensivo, lo normalizza. E questo è profondamente sbagliato: per farla breve, nessun bianco caucasico dovrebbe permettersi di utilizzarla se non vuole risultare, anche implicitamente, razzista.

La N-Word è un insulto razzista

Il termine N-Word oggi è ampiamente utilizzato online per intendere proprio un vocabolo talmente orrendo che non deve essere mai ripetuto, nemmeno per una citazione fuori contesto.

L’N-Word, inteso come termine, divenne famoso durante il caso O.J. Simpson del 1995, quando il detective Mark Furhman della polizia di Los Angeles venne accusato di utilizzare ripetutamente un linguaggio razzista caratterizzato proprio dall’utilizzo ripetuto della parola con la n. I media, che riferirono della condotta di Furhman, sostituirono il termine che conosciamo con N-Word, eliminandone così l’utilizzo.

Utilizzare l’N-Word significa utilizzare un termine razzista: le parole definiscono e anche un suo uso alla leggera è da condannare per migliorare non solo il proprio profilo personale ma anche per restituire importanza e dignità al lessico. Il rispetto si nutre anche della forma orale.

L’utilizzo della N-Word è punito dalla legge? Cosa rischia chi usa offese razziste

Chi utilizza l’N-Word rischia di incorrere in serie conseguenze penali?

Essendo un termine identificato appieno come razzista e dispregiativo sono in molti a chiederselo. Purtroppo no, secondo quanto stabilito nella sentenza n. 2461/19 del 18/01/2019 della Suprema Corte di Cassazione.

Il reato di riferimento sarebbe quello dell’ingiuria ma secondo la Cassazione il pronunciare offese a sfondo razziale non implica una punizione identificabile come reato (una conseguenza della depenalizzazione del reato d’ingiuria negli ultimi anni).

Se dire a qualcuno «brutto n**ro» non ha alcuna rilevanza penale, discorso diverso sono le discriminazioni a sfondo razziale: essere licenziati per via della propria etnia non è possibile e dal punto di vista penale di rischia fino a un anno di reclusione (i riferimenti precisi sono contenuti nella L. n. 9 ottobre 1967, al numero 962)

La condanna più grande, laddove la legge non può arrivare, va fatta da noi stessi: proibire l’uso della N-Word in qualunque contesto, cercando di far intendere a chi la utilizza anche in maniera leggera perché è sbagliato, è il passo fondamentale per una società evoluta e fondata sull’uguaglianza.

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