Mps, Viola lascia: perché si è dimesso, chi lo sostituirà e cosa cambia nel piano di salvataggio

Antonio Atte

09/09/2016

Mps, Fabrizio Viola si è dimesso da amministratore delegato: le conseguenze sull’aumento di capitale e il probabile ritorno del piano di Corrado Passera.

Mps, Viola lascia: perché si è dimesso, chi lo sostituirà e cosa cambia nel piano di salvataggio

Dopo quattro anni e mezzo Fabrizio Viola si è dimesso dal ruolo di amministratore delegato di Mps. Ieri il CEO ha riferito la sua decisione al cda, che è già al lavoro per individuare il successore in tempi rapidi.

Già domenica, infatti, dovrebbe tenersi un vertice straordinario a Rocca Salimbeni per la sostituzione del manager 58enne.

Le dimissioni di Viola erano nell’aria già da qualche settimana ma il presidente dell’istituto senese Massimo Tononi si era affrettato a smentire ogni tipo di indiscrezione al riguardo. Adesso restano da chiarire alcuni interrogativi.

Viola - che ha preso le redini di Mps nel 2012 - ha rimesso il suo mandato nelle mani del consiglio d’amministrazione in un momento delicato per il Monte dei Paschi, alle prese con un rischioso piano di salvataggio che si articola nella cessione di circa 27 miliardi di crediti deteriorati lordi e in un aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Quali motivazioni si celano dietro l’addio di Viola? La decisione avrà delle ripercussioni sul piano? E soprattutto, chi prenderà il posto del banchiere?

Mps: chi ha spinto Viola alle dimissioni

Stando a quanto viene riportato da alcuni quotidiani come La Stampa, sarebbe stata la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di comune accordo con le banche internazionali che compongono il consorzio di garanzia, a premere per le dimissioni di Viola.

A pesare, secondo il giornale torinese, sarebbero stati alcuni sondaggi condotti tra gli investitori ad agosto: il manager risulterebbe sgradito al mercato, che non dimentica i due aumenti di capitale da 8 miliardi di euro complessivi andati a vuoto sotto la guida di Viola.

Mps: ecco chi potrebbe sostituire Viola

Fonti del Mef - che rappresenta il primo socio di Mps, con una quota pari al 4,02% - riferiscono che “a Siena è tutto sotto controllo” e che la scelta del nuovo amministratore delegato avverrà in tempi rapidi. I nomi più accreditati per la successione sono quelli di:

  • Marco Morelli: numero uno in Italia di BofA Merrill Lynch ed ex direttore finanziario di Mps, conosce molto bene Rocca Salimbeni. Il suo passato in Jp Morgan (che guida il consorzio di garanzia per il piano Montepaschi insieme a Mediobanca) potrebbe favorirlo. La sua nomina potrebbe già arrivare martedì;
  • Roberto Nicastro: è il presidente delle quattro good bank Etruria, Marche, CariChieti e CariFerrara;
  • Giampiero Maioli: è l’attuale ad di Cariparma.

Mps: ritorna in scena Passera?

Nonostante il suo nome non figuri nella lista dei possibili candidati, non è da escludere un’entrata in scena dell’ex ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, il quale a luglio aveva presentato un piano in extremis per Mps (bocciato dal cda senese) che prevedeva un intervento di UBS e dei fondi USA.

L’ex ministro, comunque, è ancora al lavoro sul dossier Montepaschi e potrebbe farsi di nuovo avanti con un’offerta al rialzo.

Mps: con l’addio di Viola l’aumento slitta a febbraio?

Ad ogni modo, con le dimissioni di Viola l’aumento di capitale potrebbe slittare a inizio 2017, forse a febbraio.

Gli investitori stranieri vorrebbero infatti conoscere l’esito del prossimo referendum costituzionale prima di lanciarsi in un’operazione rischiosa come il salvataggio dell’istituto senese.

Non dovrebbe cambiare molto, invece, nella struttura dell’aumento. Le banche d’affari coinvolte nel piano stanno tentando di ridurre l’entità della ricapitalizzazione da 5 a 2 miliardi di euro, convertendo in azioni i bond subordinati.

I riflettori sono puntati sul titolo Mps, che a Piazza Affari al momento cede l’1,64%.