Minusvalenze: cosa sono e come recuperarle

Isabella Ciuca

29 Marzo 2022 - 11:54

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Cosa sono le minusvalenze e come possono essere recuperate sotto forma di credito fiscale: ecco una breve guida per saperne di più.

Minusvalenze: cosa sono e come recuperarle

Nella gestione del proprio patrimonio è molto importante considerare anche gli aspetti fiscali. Il recupero fiscale delle perdite derivanti da investimenti finanziari non è un argomento semplice e, per questo, genera confusione tra i risparmiatori.

Facciamo chiarezza sulle temute minusvalenze per capire cosa sono e come possono essere recuperate sotto forma di credito fiscale.

Cosa sono le minusvalenze?

Dal punto di vista contabile, le minusvalenze (e le plusvalenze) sono delle componenti straordinarie di reddito che si manifestano nel momento in cui avviene la cessione di un’immobilizzazione, nel nostro caso, finanziaria.

Si ha una minusvalenza quando uno strumento finanziario viene venduto a un prezzo più basso rispetto a quello di acquisto, generando per questo un credito fiscale. La perdita viene accantonata nel cosiddetto “zainetto fiscale” e può essere recuperata - nei modi che vedremo- in quello stesso anno o comunque entro i successivi quattro anni.

Non tutto quindi è perduto: il nostro sistema fiscale, seppur con qualche rigidità, consente il recupero delle minusvalenze attraverso dei meccanismi di compensazione, da implementare sfruttando i redditi ricavati da altri strumenti finanziari. Bisogna ricordare però che ci sono delle differenze nel funzionamento dei sistemi di compensazione, in base al regime fiscale e quindi a seconda che ci si trovi in un «regime amministrato» o in un «regime dichiarativo».

Come recuperare le minusvalenze?

Innanzitutto partiamo da una premessa. Non è possibile compensare le minusvalenze con tutte le tipologie di reddito generate da strumenti finanziari. Gli strumenti finanziari, infatti, possono generare:

  • redditi da capitale (cedole di obbligazioni, interessi, dividendi di azioni, capital gain ottenuto da altri strumenti come ETF o SICAV);
  • redditi diversi (capital gain su titoli azionari, titoli obbligazioni, titoli di stato, eccetera).

Le minusvalenze rientrano nella categoria dei redditi diversi e, pertanto, vige la regola che queste possano essere compensate solo con altri redditi diversi e non con i redditi da capitale.

Ricordiamo, inoltre, che le plusvalenze generate dai prodotti finanziari sono tassate al 26%, con l’eccezione dei titoli di stato e di quelli emessi da organismi sovranazionali, che sono tassati al 12,50%. Le minusvalenze, invece, non sono tassate ma generano, come anticipato, un credito fiscale.

Come dicevamo prima, la compensazione funziona in modo diverso a seconda che ci si trovi in regime amministrato oppure in regime dichiarativo.

Il regime amministrato è quello che, normalmente, è applicato di default dalla banca o dall’intermediario finanziario al quale ci siamo affidati per la gestione del nostro portafoglio finanziario. In questo caso, sarà la banca (o la SIM), ad esempio, ad agire come sostituto di imposta per conto nostro: questo significa che la banca riassumerà la nostra posizione fiscale e calcolerà e pagherà le tasse al posto nostro.

Alla fine, noi riceveremo direttamente sul nostro conto corrente i risultati netti dei nostri investimenti. Se avremo realizzato un guadagno, esso sarà immediatamente tassato; se avremo realizzato una perdita, invece, essa andrà a finire nel nostro zainetto fiscale. Il servizio offerto dalla banca è indubbiamente comodo, ma è meno flessibile sul meccanismo di compensazione delle minusvalenze, meccanismo che andrà a ridurre o azzerare il nostro zainetto. Infatti, nel caso del regime amministrato, sarà possibile recuperare il credito fiscale solo se la perdita (minusvalenza) è avvenuta prima del guadagno (plusvalenza) che si vuole utilizzare a compensazione, o al massimo lo stesso giorno (farà fede la data valuta delle operazioni). Inoltre, non è possibile compensare guadagni e perdite derivanti da conti in banche diverse.

Nel caso del regime dichiarativo, invece, saremo noi stessi, a fine anno, a dover riassumere la nostra posizione finanziaria a seguito della compravendita di titoli: la banca, infatti, ci fornirà la nostra posizione lorda e noi (o il nostro commercialista) ci dovremo occupare di calcolare le tasse. Se da un lato non avremo la comodità di avere qualcuno che fa i conti al posto nostro, dall’altro, con il regime dichiarativo, c’è più flessibilità nel meccanismo di compensazione. Rimane fermo il principio che i redditi diversi si parlano solo con i redditi diversi e non con quelli da capitale ma, in questo caso, non è necessario che le minusvalenze siano state realizzate prima delle plusvalenze: alla fine dell’anno, sarà possibile calcolare il nostro netto mettendo insieme tutte le compravendite dell’anno fiscale, anche effettuate con intermediari diversi.

Infine, i prezzi di acquisto dei titoli sono calcolati in modo diverso nei due regimi: con il regime amministrato, il prezzo di acquisto è calcolato come prezzo medio ponderato; con il regime dichiarativo, si applica invece il metodo LIFO.

Tra i due regimi, non è facile stabilire quale sia il migliore: sicuramente con il primo si risparmia tempo e fatica, ma si perde in flessibilità. Con il secondo, è sicuramente più agevole compensare le perdite, ma i calcoli dovremo farceli da soli.

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