Mercati, le previsioni 2025 con la nuova strategia della Fed

Redazione Finance

19 Dicembre 2024 - 15:10

Le decisioni della Federal Reserve, tra tagli ai tassi e lotta contro l’inflazione, modellano un 2025 complesso, influenzando mercati, debito pubblico e crescita economica in un panorama incerto.

Mercati, le previsioni 2025 con la nuova strategia della Fed

La Federal Reserve ha recentemente annunciato una riduzione del tasso dei fondi federali di 25 punti base, portandolo a un intervallo tra il 4,25% e il 4,5%. Questo taglio segna un punto cruciale nella politica monetaria, con implicazioni significative per i mercati finanziari, l’economia e i consumatori.

Mentre il 2024 si conclude con segnali contrastanti, le decisioni della Fed delineano un panorama complesso e affascinante per il 2025.

Come reagiranno adesso le borse? Un primo impatto alla notizia ha comportato un crollo improvviso dell’S&P500 e del Nasdaq e uno strano incremento dei rendimenti dei titoli di Stato.

La strategia della Fed

La Federal Reserve si trova a bilanciare il rischio di un’inflazione persistente con la necessità di evitare un eccessivo rallentamento economico. L’inflazione ha mostrato progressi significativi verso l’obiettivo del 2%, ma rimane ancora al di sopra di questa soglia.

Secondo il presidente della Fed, Jerome Powell, sono stati fatti passi avanti, ma resta importante mantenere una politica restrittiva per raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2% in modo sostenibile. Gli ultimi dati indicano che il PIL è cresciuto del 2,8% nel terzo trimestre del 2024, un ritmo solido ma non eccessivo.

Il tasso di disoccupazione è al 4,2%, in aumento rispetto all’anno precedente, ma ancora basso rispetto agli standard storici. La crescita dei salari nominali si è raffreddata, segno che il mercato del lavoro sta perdendo pressione inflazionistica. Il mandato della Federal Reserve si basa su due obiettivi principali: massimizzare l’occupazione e garantire la stabilità dei prezzi. Powell ha sottolineato che, nonostante i progressi, la strada verso una piena stabilità dei prezzi è ancora lunga.

Nel 2025, le sfide principali includeranno il monitoraggio dei rischi dell’inflazione e l’evitare un eccessivo raffreddamento economico. Questo perché una politica troppo restrittiva potrebbe spingere l’economia in recessione, un rischio che la Fed vuole assolutamente evitare.

Crescono i rendimenti obbligazionari

Un punto cruciale che emerge dalle recenti decisioni della Fed è l’impatto sul mercato obbligazionario. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è salito a livelli mai visti dal 2000, raggiungendo il 4,5% e con prospettive di ulteriore crescita.

Questo fenomeno è guidato da un deficit crescente, dall’inflazione resistente e dalla domanda esterna in declino. Allo stesso modo, le politiche fiscali espansive, attese con l’amministrazione Trump incluse riduzioni fiscali e aumenti di spesa, aumentano l’emissione di obbligazioni da parte del Tesoro e questo di per se comporta un aumento matematico del rendimento.

Senza considerare che Paesi come Cina e Giappone hanno ridotto la loro esposizione ai titoli del Tesoro statunitensi, preferendo asset alternativi come l’oro, impattando negativamente sulla domanda.

L’aumento dei rendimenti obbligazionari ha un impatto significativo anche sul costo del debito pubblico e privato. Un rendimento impatta positivamente anche sui costi di finanziamento per le aziende e rende più oneroso il servizio del debito per il governo. Questo potrebbe limitare le capacità di investimento sia nel settore pubblico che in quello privato, incidendo sulla crescita economica.

Tuttavia, non tutti i segnali sono negativi: alcuni analisti evidenziano che rendimenti più alti potrebbero attrarre nuovi investitori, creando un punto di stabilità nel lungo termine. Non a caso, questo dovrebbe, secondo molti, stimolare un aumento della domanda di dollari, quindi alleggerire il cambio EUR/USD.

Cosa aspettarsi dai mercati?

Le decisioni della Fed hanno avuto ripercussioni immediate sui mercati. I principali indici statunitensi, come l’S&P 500, il Nasdaq e il Dow Jones, hanno registrato perdite significative rispettivamente del 3%, 3,6% e 2,6%. Le small cap, invece, sono rimaste relativamente stabili.

Mentre il petrolio ha subito un calo dell’1%, Bitcoin ha visto un lieve incremento dell’1%, confermandosi come un asset resiliente in un contesto di incertezza economica. Non c’è stato un grande movimento nel mercato valutario, con il DXY alla pari, e il cambio EUR/USD pressoché inalterato.

Lo stesso vale per il termometro dell’economia, il bene rifugio per eccellenza: l’oro. La volatilità dei mercati azionari ha comunque sia comportato una repentina risalita del VIX, che ha alimentato i timori per il 2025.

Cosa aspettarsi dal 2025?

Guardando avanti, ci sono diversi scenari possibili per la politica monetaria e l’economia. La Fed potrebbe optare per un approccio cauto, con tagli limitati e ben scaglionati per sostenere l’economia senza alimentare inflazione. Un punto di particolare interesse saranno le politiche dell’amministrazione Trump, le quali potrebbero aggiungere ulteriore incertezza.

Tariffe commerciali, restrizioni sull’immigrazione e stimoli fiscali potrebbero influenzare significativamente il quadro economico: a giudicare dalla reazione dei mercati all’elezione di Trump, ci si aspetta che queste possano alimentare l’inflazione. Con rendimenti obbligazionari elevati e una domanda incerta da parte di investitori stranieri, il mercato dei titoli del Tesoro potrebbe rimanere sotto pressione.

La Federal Reserve si trova in una posizione cruciale mentre il 2024 si avvicina alle porte del nuovo anno. Con un’inflazione che si avvicina gradualmente all’obiettivo e un mercato del lavoro solido ma in raffreddamento, gli investitori, i consumatori e i decisori politici dovranno navigare un panorama economico caratterizzato da incertezza.