Gli asset dei paesi emergenti sono in ripresa da qualche settimana, ma le aspettative per i prossimi mesi rasentano il drammatico. Alcuni paesi rischierebbero addirittura il default
Da inizio mese gli asset finanziari dei mercati emergenti stanno sperimentando un andamento positivo, spiegato con l’ennesimo rinvio dei tassi di interesse negli Usa e da motivazioni di carattere prettamente tecnico. Tuttavia questi mercati - che fino a pochi anni fa trainavano l’economia mondiale con ritmi di crescita impressionanti mentre i paesi sviluppati si leccavano ancora le ferite della grande crisi finanziaria del 2008 – potrebbero ben presto tornare nel vortice delle vendite, soprattutto se la FED dovesse cambiare l’attuale approccio “dovish” alla politica monetaria da qui ai prossimi mesi.
Secondo gli specialisti di HSBC il rischio è quello di assistere a un drammatico crollo di tutti gli asset dei paesi emergenti. Di recente la banca d’affari britannica ha pubblicato un dettagliato report sulle prospettive dei mercati emergenti, indicando almeno cinque ragioni per credere che siamo ormai vicini a uno spaventoso sell-off:
1- crollo delle quotazioni delle materie prime;
2- collasso del ciclo del commercio globale;
3- problemi di competitività su scala mondiale;
4- diminuzione della domanda su base domestica;
5- frenata economica eccezionale da parte della Cina.
Il colosso bancario britannico ritiene, quindi, che sussistano tutte le condizioni per assistere a una vera e propria debacle dei mercati emergenti. Oltre alle variabili economico-finanziarie, che includono anche il deprezzamento senza freni delle valute locali e il rischio di inflazione in doppia cifra, vanno annoverate anche motivazioni di carattere politico. Si pensi alla situazione in Brasile, con la richiesta di impeachment per Dilma Rousseff, e lo scandalo corruzione in Malesia, con i 700 milioni di dollari del fondo di sviluppo finiti nel conto corrente bancario del primo ministro Najib.
Un altro fattore in grado di mettere al tappeto questi mercati è l’effetto leva (leveraging), che negli anni di tassi a zero e liquidità a buon mercato ha fatto schizzare il debito dei paesi emergenti (per lo più denominati in dollari americani) su valori d’allerta. Il rischio è che, se la FED dovesse alzare il costo del denaro (e prima o poi lo farà), potrebbe esserci uno shock pazzesco sull’andamento delle finanze pubbliche di molti paesi, che difficilmente sarebbero in grado di far fronte a un simile scenario. Alcuni esperti di questi asset ad alto beta ritengono che possa “scapparci” anche uno o più default sul debito pubblico. I paesi più a rischio? Venezuela, Brasile, Malesia, Turchia, Indonesia e Russia.
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