Libia, 100 vittime in un naufragio: i migranti morti fanno meno rumore di quelli respinti

Nei giorni scorsi più di 100 morti tra cui molti bambini in un naufragio al largo della Libia: una strage di migranti interessa meno di un loro sbarco.

Libia, 100 vittime in un naufragio: i migranti morti fanno meno rumore di quelli respinti

Nella nuova comunicazione politica affidata ai social, spesso chi dice di combattere contro i “poteri forti” e i grandi mass media pubblica dei post dove è bene in risalto la dicitura “nessun mezzo di informazione ti dirà questo”.

Lasciando da parte i possibili complotti del Quarto e Quinto Potere, mentre per il caso della nave Diciotti si è creato un casus belli internazionale la notizia di oltre 100 migranti morti in un naufragio nel Mediterraneo invece sta passando quasi inosservata.

Mentre l’Onu dalla bambagia del suo Palazzo di Vetro vuole inviare personale per verificare l’aumento dei casi di razzismo nel nostro paese, un giorno forse ne capiremo l’utilità, rimane la grande tragedia umana di un’opinione pubblica capace di scaldarsi per l’arrivo di 150 migranti e poi di rimanere indifferente di fronte alla morte in mare di altrettanti immigrati.

Una nuova strage di migranti

Nelle parole di Michelle Bachelet, ex presidentessa del Cile e ora neo Alto commissario dell’Onu per i Diritti Umani, c’è però una triste verità: anche se gli sbarchi nelle coste europee sono diminuiti, al contrario sono aumentati in proporzione i morti nel Mediterraneo.

Ecco che a confermare drammaticamente questi dati arriva la notizia, diramata da Medici Senza Frontiere, di oltre 100 migranti morti tra cui 20 bambini (due di 17 mesi) in un naufragio a largo della Libia.

A dare triste conferma delle testimonianze dei superstiti c’è anche il recupero dei primi corpi delle vittime. La tragedia sarebbe avvenuta il 1 settembre ma solo ora la notizia è divenuta di pubblico dominio.

Stando alla ricostruzione di alcuni naufraghi, due gommoni con a bordo in totale 276 persone (provenienti da Sudan, Mali, Nigeria, Camerun, Ghana, Libia, Algeria ed Egitto) erano in viaggio verso l’Europa quando entrambi hanno iniziato ad avere problemi.

Secondo un sopravvissuto, con un telefono satellitare erano riusciti a inviare le loro coordinate alla Guardia Costiera italiana. I soccorsi però, arrivati via aerea con il lancio di diverse zattere, sono giunti quando già in molti erano caduti in acqua tanto che le vittime sono oltre 100.

A riportarli sulla terra ferma è stata poi la Guardia Costiera libica, con i sopravvissuti che sono stati portati nel campo di Khoms nelle vicinanze della capitale Tripoli dove da giorni sono in corso scontri tra varie brigate.

L’indifferenza dell’Europa

Quando la nave Ubaldo Diciotti era ferma a largo di Catania in attesa di poter sbarcare i 177 migranti a bordo, la vicenda ha creato una forte tensione internazionale tra l’Italia e il resto dell’Unione Europea.

Il nostro paese è arrivato anche a minacciare di non versare più il dovuto a Bruxelles se non ci fosse stata una ripartizione degli ospiti della nave. Da qui è nato poi anche un aspro scontro verbale tra Matteo Salvini ed Emmanuel Macron.

Alla fine i migranti sono sbarcati, l’Italia ha pagato in anticipo la sua rata all’Unione Europea e nessun migrante è stato ricollocato in un altro paese. In compenso sono stati spesi sulla vicenda fiumi di inchiostro e migliaia di post sui social.

La notizia del naufragio costato la vita a 100 persone invece è passata in maniera silente, con alcuni giornali che invece hanno parlato di immigrazione soltanto a riguardo della fuga dall’Italia degli ospiti della Diciotti verso altri lidi europei, scoprendo con ogni probabilità la classica acqua calda ma meglio tardi che mai.

Resta comunque il fatto che l’opinione pubblica è stata capace di scaldarsi per impedire lo sbarco di un centinaio di eritrei, in fuga da una dittatura e meritevoli da sempre di asilo (specie da noi che li abbiamo gasati quando volevamo diventare un impero coloniale), mentre sta rimanendo quasi insensibile di fronte alla morte di questi disperati.

Nel frattempo rimane sempre da capire cosa intende fare nel concreto chi vuole “aiutarli a casa loro”: intanto il tempo corre via così come l’umanità di chi si ricorda di queste tragedie soltanto quando sono raccontate da fotografie o filmati. Occhio non vede...

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Argomenti:

Immigrazione Libia

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