Legge 162: divorzio breve? Una bufala, vi spieghiamo perché

Vittoria Patanè

13 Gennaio 2015 - 15:09

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La Legge 162 facilita le procedure di divorzio, rendendole anche meno costose. Ma il divorzio breve rimane ancora molto lontano. Ecco perché

Legge 162: divorzio breve? Una bufala, vi spieghiamo perché

La Legge 162 del 10 novembre 2014 avrebbe dovuto, e sottolineiamo «avrebbe dovuto» introdurre anche in Italia il divorzio breve. A ben guardare però la suddetta norma permette di separarsi a tempo di record, di divorziare seguendo procedure più semplici e spendendo pochissimo, ma non di divorziare velocemente.

Legge 162
La Legge 162/2014 recante “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile” ha convertito a sua volta il Decreto Legge 12.09.2014 n. 132. L’art. 6 stabilisce:

“Convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”

In altre parole si stabilisce la possibilità di separarsi consensualmente nello studio del proprio avvocato, senza aspettare i tempi del tribunale.

L’art. 12 parla invece di:

“Separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile”

La nuova legge si applica dunque alle separazioni consensuali, al divorzio in forma congiunta e alle modifiche concordate da entrambi i coniugi in casi di separazione o divorzio.

Legge 162: il divorzio breve è una bufala
Ma se a livello effettivo la separazione breve è diventata realtà, lo stesso non può dirsi per il divorzio.
Tre giorni fa due coniugi con figli piccoli sono riusciti a separarsi in soli cinque giorni, ma adesso dovranno attendere tre anni per divorziare.

La Legge 162 infatti semplifica le procedure necessarie per il divorzio, ma la tempistica rimane lunga, parecchio lunga. Ad oggi l’Italia rimane, insieme a Malta e Polonia, l’unico Paese ad avere ancora la separazione (in tutti gli altri è stata abolita) e dei tempi tanto prolungati per il divorzio.

Questo ha tra l’altro portato alla nascita di un fenomeno che è stato definito «turismo divorzile». Cos’è? A spiegarlo sulle pagine del Corriere della Sera è l’avvocato Gian Ettore Gassani:

: «Basta andare su internet e si trovano i pacchetti tutto compresi per andare, divorziare e tornare. Il paese più economico è la Romania: con 3 mila e 500 euro si fa tutto. In Inghilterra e in Francia la tariffa sale a 10 mila euro, ma il risultato non cambia. Si torna in Italia con un documento, valido a tutti gli effetti. Sono oltre 10 mila le coppie che negli ultimi anni hanno fatto questo turismo divorzile».

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