FMI: ecco quali sono le riforme necessarie in Italia

Christian Dalenz

29/07/2015

29/07/2015 - 17:11

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L’istituzione internazionale ha stilato un rapporto riguardante l’eurozona, con alcune raccomandazioni per il nostro Paese: vediamo quali sono a suo avviso le riforme urgenti in Italia.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha già riportato quali siano le linee generali dell’ultimo rapporto riguardante l’area euro. In esso, vi sono anche delle raccomandazioni di politica economica che il Fondo ha indirizzato all’Italia.

Innanzitutto sono elencate le priorità che l’Italia dovrebbe affrontare, come aumentare l’efficienza del settore pubblico, migliorare l’efficienza della giustizia civile, migliorare la flessibilità del mercato del lavoro, aumentare la competizione nel mercato dei prodotti e dei servizi.

In questo senso, l’Italia avrebbe già fatto dei passi avanti: la bozza di legge sulla pubblica amministrazione prevede misure per la riforma delle assunzioni e delle compensazioni dei manager, la riorganizzazione della gestione della PA, la digitalizzazione; in campo giudiziario, sono state varate riforme per velocizzare i tempi dei processi e per misure di mediazione extraprocessuali, oltre alla legge sulla responsabilità civile dei giudici,alla riduzione dei loro congedi, alle riforme procedurali e all’estensione delle competenze delle Camere di Commercio; è stato varato il Jobs Act; le parti sociali hanno raggiunto un accordo sulla rappresentanza nel 2014.

Ma ora, secondo l’FMI, è tempo di procedere verso l’attuazione delle riforme previste e di andare oltre: occorre riformare i servizi pubblici locali, alleggerire le procedure e migliorare la produttività riformando la gestione delle risorse umane nella pubblica amministrazione; per quanto riguarda la giustizia civile, bisognerà razionalizzare i tipi di casi che possono arrivare alla Corte Costituzionale, permettere una maggiore specializzazione delle varie Corti e sviluppare un sistema di valutazione del loro lavoro, insieme a misure che riducano il numero degli arretrati; progettare un sistema di supporto universale al salario condizionato alla ricerca del lavoro o all’ingresso in formazione, migliorando le politiche attive del lavoro previste nel Jobs Act; decentralizzare maggiormente la contrattazione dei salari; per migliorare l’ambiente imprenditoriale, occorre anche procedere a maggiori liberalizzazioni, in particolare nel settore del commercio e dei trasporti.

In che modo queste prescrizioni debbano tradursi concretamente, è cosa che andrà vista in successivi documenti, quali per esempio le leggi che il governo italiano scriverà per applicare queste raccomandazioni.

Al momento, il responsabile economico del Partito Democratico, Filippo Taddei, precedentemente supporter del fuoriuscito Giuseppe Civati alle primarie del 2013, ha un’interpretazione piuttosto rigida e severa di quanto l’Italia dovrà fare d’ora in avanti.
Queste, infatti, le sue dichiarazioni all’Espresso:

L’intero mercato è destinato a cambiare e con esso anche la mentalità dei lavoratori italiani. Dobbiamo abituare la gente che l’istruzione sarà molto più lunga e costosa, le assunzioni a tempo indeterminato molte di meno, i tempi di lavoro più lunghi, i pensionamenti verranno posticipati. Le riforme non hanno solo un fine economico, ma anche e soprattutto sociale perché servono a modificare la mentalità lavorativa degli italiani.

Eppure, in un’epoca in cui anche l’FMI si preoccupa delle disuguaglianze e dell’accesso all’educazione (oltre all’ormai celebre economista Thomas Piketty), e in cui l’automatizzazione di molti lavori potrebbe portare alla distruzione di molti di essi, e si potrebbe rendere possibile un abbassamento dei tempi dedicati al lavoro (come professato dall’economista Jeremy Rifkin), le parole di Taddei appaiono un po’ improvvide.

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