Non è una novità. La disoccupazione in Italia è ai suoi massimi storici. Era dal 1977 che non si registrava un quadro simile nel mercato del lavoro. Alcuni dati? Secondo l’ISTAT nel primo trimestre 2013 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,8% con il triste record per quanto riguarda i dati sulla disoccupazione giovanile: 41,9%.
La CGIL in uno studio shock sostiene che i livelli occupazionali pre-crisi torneranno nel 2076, mentre l’ILO nel “Rapporto sul mondo del lavoro 2013” asserisce che andrebbero creati 1,7 milioni di nuovi posti per tornare al tasso di occupazione del 2007.
Alla luce di ciò sarebbe utile fornire ai disoccupati informazioni più precise circa gli effettivi profili richiesti, nonostante la crisi, al fine di individuare percorsi di orientamento più efficaci e imparare a “leggere” il mercato del lavoro.
I punti fondamentali da sottolineare sono due:
- investire sulla propria formazione e professionalità perchè è quello che cercano le aziende;
- utilizzare una “strategia di ricerca” che consiste nel rendere coerenti il cv con gli obiettivi professionali citati nell’offerta e utilizzare tutti quei canali di ricerca di cui si servono anche le aziende.
Ma quali sono le professioni più richieste in Italia? Store manager, assistenti di vendita e, soprattutto, profili specializzati. Scopriamo il parere di due agenzie interinali piuttosto rappresentative: Adecco e Manpower.
Alessia Gozzo, candidate manager di Adecco Italia
Alessia Gozzo, candidate manager di Adecco Italia, ai microfoni di Radio 24 ha messo in luce un problema relativo alla riconversione professionale. Ci sono profili molti richiesti, ma difficili da trovare, perché non esercitano più attrattiva per i giovani. In sostanza si tratta soprattutto di tecnici specializzati: il manutentore, l’operatore su macchine utensili, il saldatore, nonché profili relativi all’industria metalmeccanica, chimico farmaceutica, alimentare e tessile.
La Gozzo ha affermato:
“C’è un gap occupazionale legato a questi profili. Inoltre, c’è un’evoluzione talmente veloce che rende altrettanto velocemente vecchie le competenze tecniche, per cui sarebbe necessaria una continua formazione su questi profili molto specializzati. I curriculum che arrivano per questi profili sono pochi, e di persone occupate che cercano di cambiare lavoro piuttosto che disoccupati in cerca di un posto. Un esempio: dall’inizio dell’anno, rispetto a quella che era la categoria in assoluto più ricercata - l’operaio generico - non siamo riusciti a coprire più di mille richieste: c’è proprio un’incongruenza nel dato della disoccupazione".
Daniela Caputo, social media manager di ManpowerGroup
Daniela Caputo, social media manager di ManpowerGroup, ha confermato che molte aziende italiane faticano a trovare la professionalità che cercano in alcuni ambiti e ha specificato che “quando parliamo di ’profili più richiesti’ intendiamo i profili che sono più difficili da rintracciare sul mercato”. Di cosa parliamo?
Secondo la Caputo da una parte di figure specializzate nell’ambito del commercio e dell’internazionalizzazione, “il che ci dà un’idea molto chiara e molto precisa di dove vanno le aziende, quindi quali sono i percorsi di investimento sul loro business”; dall’altra di figure professionali “tradizionali”: addetti amministrativi, al backoffice o a funzioni segretariali.
“Questo va letto da due punti di vista: il primo è quello delle aziende, che fanno fatica a rintracciare figure professionali che - seppur di stampo tradizionale - abbiano delle competenze adeguate e allineate all’evoluzione che c’è in atto, allineate a quelle che sono le sfide delle aziende sul mercato, che vanno nella direzione dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione e di natura competitiva. Il secondo punto di vista è quello dei candidati, dei lavoratori, che spesso fanno fatica a capire perché le aziende cercano quelle figure professionali nelle quali loro si riconoscono”.