Le misure del Governo Conte sono incostituzionali, ecco spiegato il perché

Martino Grassi

06/05/2020

06/05/2020 - 18:29

condividi

Le misure adottate dal Governo, e nello specifico da Conte, stanno iniziando a far sorgere dei dubbi sulla loro costituzionalità, e sembrano ricordare quelle di alcuni sistemi dittatoriali.

Le misure del Governo Conte sono incostituzionali, ecco spiegato il perché

La gestione dell’emergenza sanitaria da parte del premier Giuseppe Conte sta iniziando a far sorgere diversi dubbi sulla costituzionalità dei suoi provvedimenti, sui quali il Presidente della Repubblica dovrebbe vegliare come garante.

L’argomento è stato trattato nel corso di un’intervista per Money.it dall’avvocato Gabriele Pellicioli, che afferma:

“Siamo sfociati e continuiamo a sfociare nell’incostituzionalità, il presidente Conte a colpi di atti governativi sublegislativi, e quindi sotto la legge, ha sospeso la Costituzione in questo periodo emergenziale”.

https://youtu.be/PX-WnW2vfWs

Come Conte ha surclassato la Costituzione

Il diritto alla salute, durante la pandemia, e le misure introdotte da Conte hanno completamente surclassato la costituzione, privando i cittadini di alcune libertà che sono espressamente garantite nel nostro Paese.

In nome del diritto alla salute non è possibile che sia tutto lecito”. Continua l’avvocato appellandosi all’art. 13 e all’art. 16 della Costituzione, con i quali si sancisce che “la libertà personale è inviolabile” e “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”, fatto salvo per motivi di sanità e sicurezza che possono essere stabiliti unicamente dalla legge.

Quest’ultima clausola permette di individuare due riserve:

  1. una riserva di legge;
  2. una riserva rinforzata per contenuto.

1) Riserva di legge

I limiti alla circolazione possono essere imposti solamente da una fonte legislativa primaria ossia una legge ordinaria o un atto avente forza di legge.

“La funzione di prevedere una riserva di legge è quella di individuare dei limiti quando si discutono dei temi sensibili senza escludere il Parlamento. La disciplina delle limitazioni alla libertà di circolare può avvenire solamente attraverso un confronto dialogico tra le due camere”.

Pellicioli sostiene che mediante i DPCM, che altro non sono che atti amministrativi senza valore di legge, il Governo ha completamente escluso il Parlamento, che dovrebbe invece avere la funzione di rappresentare la volontà del popolo, mentre in questo momento è il Governo, e nello specifico Conte, che stabilisce quali siano le misure contenitive da adottare. La riserva di legge è stata totalmente elusa durante l’emergenza sanitaria.

2) Riserva rinforzata per contenuto

Con la riserva rinforzata per contenuto vengono stabiliti i settori in cui applicare queste restrizioni con delle parti contenute nella costituzione. Entrando più nel dettaglio deve essere la costituzione a stabilire quali siano i motivi per cui possono essere introdotte delle limitazioni alla libertà di circolazione, che come già detto possono essere unicamente quelli legati a esigenze di sanità o sicurezza.

La giustificazione del Governo alle sue misure incostituzionali

Il Governo giustifica le sue misure appellandosi a un provvedimento che dà copertura legislativa, nello specifico il decreto legge n. 6 del 23 febbraio, con sui si stabilisce che “le autorità competenti possono prevedere delle misure di contenimento”. Pellicioli però spiega che tale decreto era limitato a livello territoriale solo a quelle che allora erano state definite le “zone rosse” e non a tutto il territorio nazionale

L’incostituzionalità di quel decreto inoltre trova fondamento nel fatto che dia al Governo la capacità di decidere quali siano le misure restrittive da adottare esautorando completamente il Parlamento dal suo ruolo e di conseguenza anche il presidente della Repubblica e delegando tutto agli atti amministrativi del presidente del Consiglio generando una completa deriva autoritaria”. La tesi secondo cui quel decreto è anticostituzionale è sostenuta da diverse personalità di spicco nel mondo del diritto.

Il governo acquisisce pieni poteri solamente in caso di guerra, quando le camere decidono di conferirglieli, ma l’emergenza sanitaria e la pandemia non possono essere paragonate ad uno stato bellico. Pelliccioli riporta poi la testimonianza della dottoressa Civinini, presidente del tribunale di Pisa e dell’avvocato Scarselli, secondo i quali “la prevalenza del diritto alla salute sulle altre libertà non emerge dalla Costituzione e questo avviene solo nei sistemi dittatoriali, ma non può avvenire nel nostro Paese”.

Le conseguenze sul piano pratico

“Le misure restrittive sono solo volontà governativa, che è una volontà parziale, l’arbitrio governativo produce a sua volta un arbitrio sul piano pratico dal momento che le stesse forze dell’ordine si trovano nella condizione di non sapere cosa è gusto e cosa è sbagliato”,

continua l’avvocato, riportando diversi casi in cui le forze dell’ordine hanno sanzionato alcuni cittadini nonostante non stessero attuando nessun comportamento offensivo a causa della poca chiarezza e dell’assenza di un effettivo riferimento normativo a cui appellarsi. Il Governo inoltre non ha specificato e non è stato molto chiaro su quali fossero i comportamenti autorizzati e quelli vietati.

Con il primo DPCM le condotte che si intendeva vietare erano sostenute dai verbi raccomandare ed evitare quindi si richiamava ad atti di libera coscienza”, ma i cittadini sono stati sanzionati nonostante non vi fossero delle vere e proprie imposizioni. Con i successivi DPCM si è cercato di migliorare il tiro esplicitando i divieti.

Anche da un punto di vista terminologico la situazione non è stata gestita come si deve, l’ultimo esempio è quello di congiunto, che non è un termine giuridico.

“Il termine congiunto non trova ospitalità nel nostro ordinamento, le nozioni vengono chiarite all’interno delle FAQ o nelle linee guida, ma non è possibile attribuire un valore legislativo alle linee guida”.

Continua l’avvocato sostenendo che le fonti del diritto adibite alla normazione sono state fortemente depotenziate e “durante un’emergenza la forma è due volte sostanza” e conclude dicendo che:

“È lecito chiedere dei sacrifici in questo momento ma non è accettabile che vengano chiesti con delle imposizioni nella maniera non corretta”.

Iscriviti a Money.it