La svolta autoritaria di Keir Starmer e la censura sul web

Roberto Vivaldelli

12/08/2024

Scaricare tutta la colpa su Musk e la destra è un facile alibi: più complesso ragionare sul multiculturalismo.

La svolta autoritaria di Keir Starmer e la censura sul web

Lunedì 29 luglio, un fatto di cronaca nera ha destabilizzato il Regno Unito. Manifestanti infuriati sono scesi in piazza nella cittadina costiera britannica di Southport e presso la residenza ufficiale del primo ministro del Regno Unito Keir Starmer dopo che un accoltellamento ha causato la morte di tre persone. Tre bambine di 6, 7 e 9 anni sono state uccise in un accoltellamento durante una sessione di danza e yoga a tema Taylor Swift per bambini a Southport. Sono rimasti feriti anche otto bambini e due adulti.

Al centro delle proteste c’era la convinzione errata che il sospettato, identificato come Axel Rudakubana, 17 anni, nato a Cardiff da genitori ruandesi, fosse un immigrato musulmano arrivato illegalmente nel Paese con un barcone. I manifestanti hanno così hanno lanciato mattoni contro gli agenti di polizia e una moschea locale, ferendo più di 50 agenti. A poco più di un mese dall’inizio del suo mandato, il governo laburista del Primo Ministro britannico Keir Starmer si è così trovato ad affrontare una crisi estremamente grave e complessa.

Lo scontro tra Musk, Starmer e l’ex Primo ministro scozzese

Dopo 14 anni all’opposizione, il governo laburista si è ritrovato a gestire una combinazione pericolosa di insicurezza, odio settario ed estremismo di vario genere. Le proteste iniziate a Southport si sono diffuse in città come Liverpool, Bristol, Manchester e Rotherham. Inizialmente concentrate su questioni legate all’immigrazione, queste dimostrazioni si sono trasformate in manifestazioni più ampie a cui hanno preso parte anche gruppi di estrema destra. I rivoltosi hanno preso di mira hotel che ospitano richiedenti asilo, si sono scontrati con la polizia e hanno vandalizzato proprietà pubbliche, rivelando le profonde divisioni all’interno della società britannica. Nel mirino del Primo Ministro Starmer è finito anche Elon Musk, colpevole, secondo il leader laburista, di aver alimentato i disordini per aver diffuso un tweet secondo cui la guerra civile era «inevitabile».

Musk ha successivamente avuto una discussione con Humza Yousaf, l’ex Primo Ministro della Scozia. Parlando all’Edinburgh Fringe Festival giovedì, Yousaf ha descritto Musk come «uno degli uomini più pericolosi del pianeta» a causa della sua «amplificazione» della disinformazione. Il patron di Tesla ha poi risposto il giorno seguente, affermando venerdì che Yousaf, figlio scozzese di immigrati pakistani di prima generazione, «detesta i bianchi». «È super, super razzista», ha detto in risposta a un discorso che Yousaf ha tenuto nel 2020 sul razzismo strutturale in Scozia. «La Scozia gli ha dato tutto e lui detesta i bianchi».

La svolta autoritaria del Regno Unito

Scaricare tutte la colpa di quanto accaduto sui gruppi di «estrema destra» e su Elon Musk sarebbe una spiegazione superficiale e di comodo rispetto a un problema complesso che riguarda il fallimentare modello multiculturale adottato dal Regno Unito. François-Joseph Schichan, ex diplomatico francese a Londra,ha scritto sul quotidiano Le Figaro che, «nonostante la promessa della Brexit di ’riprendere il controllo’ dei confini, nel 2023, è stata imposta un’immigrazione massiccia ai britannici. Chiunque si opponesse era - ed è ancora - etichettato come razzista. A differenza della Francia, il paese offriva l’immagine di un felice multiculturalismo, con le sue comunità di immigrati visibili ma integrate».

Questo multiculturalismo apparentemente felice, aggiunge, «ha avuto un prezzo elevato: quello delle successive rinunce ai valori democratici, ad esempio, consentendo che la legge islamica fosse applicata in parte in certi quartieri o mostrando tolleranza verso gli islamisti radicali. Il Regno Unito ha concesso sempre più diritti eccezionali ai nuovi arrivati, mentre allo stesso tempo puniva socialmente coloro che si opponevano all’immigrazione. Questa tensione non poteva che portare al punto di rottura in cui ci troviamo oggi», aggiunge.

L’immigrazione, non a caso, è ora il problema principale che il Paese deve affrontare, secondo un sondaggio condotto da YouGov, segnale inequivocabile che un segnale di malcontento nel Regno Unito esiste, quando si parla di immigrazione e integrazioni: quando è stato chiesto di scegliere tre aree politiche da un elenco che gli intervistati ritengono siano «i problemi più importanti che il paese deve affrontare in questo momento», il 51% degli intervistati ha scelto «immigrazione e asilo».

La soluzione di Starmer? La censura sul web

Per placare le rivolte e le tensioni, Starmer ha deciso di imprimere una svolta autoritaria al Regno Unito, imponendo la censura sul web. La polizia può arrestare le persone per dei «retweet» sulle piattaforme social o o per impiegare linguaggio considerato «estremo» dalle autorità. Il procuratore generale Stephen Parkinson ha confermato che la polizia britannica sta monitorando i social media per trovare persone da arrestare. «Il reato di incitamento all’odio razziale comporta la pubblicazione o la distribuzione di materiale offensivo o ingiurioso che ha lo scopo o la probabilità di scatenare l’odio razziale. Se lo ritwitti, allora lo stai ripubblicando e quindi potenzialmente stai commettendo quel reato. E abbiamo ufficiali di polizia dedicati che stanno scandagliando i social media».

Naturalmente, è evidente che diffondere disinformazione e odio online non è una libertà. Ma per perseguire tali reati, esiste già il codice penale. Come nota il giornalista Matt Taibbi, infatti, il discorso di Starmer è stato sorprendente. Per prima cosa, il nuovo Primo Ministro si impegna a «un’ampia diffusione della tecnologia di riconoscimento facciale», aderendo a una pratica che può portare a gravi violazioni dei diritti umani e della privacy delle persone. Il governo inglese potrebbero addirittura chiudere i social media in periodi di rivolta e implementare la tecnologia di geo-blocking per impedire del tutto agli utenti britannici di accedere a X.

Ciò avviene mentre il nuovo governo del partito laburista starebbe valutando la possibilità di apportare modifiche all’Online Safety Act, approvato l’anno scorso ma che non è ancora entrato in vigore. Secondo un rapporto del The Telegraph, i laburisti potrebbero anche cercare di ripristinare una disposizione per obbligare le aziende di social media a rimuovere i contenuti “legali ma dannosi” dalle loro piattaforme. Starmer si sta chiaramente rivelando una minaccia per la libertà d’espressione nel Regno Unito.