La guerra sui dazi potrebbe finire presto. Un’opportunità per rafforzare il portafoglio azionario

R. F.

25 Marzo 2025 - 07:47

La Fed attende, i dazi pesano, ma il rialzo dei mercati USA ed europei resta possibile. Oro ai massimi storici, mentre gli investitori cercano segnali di stabilità nell’incertezza.

La guerra sui dazi potrebbe finire presto. Un’opportunità per rafforzare il portafoglio azionario

Facciamo il punto della situazione dal punto di vista macroeconomico.

Questa settimana verranno pubblicati diversi dati sulla fiducia negli Stati Uniti. Dopo i dati preliminari del 24 marzo dei PMI Markit per il settore manifatturiero e dei servizi, abbiamo osservato un lieve calo per il primo e un dato sostanzialmente stabile per il secondo. Il 25 marzo sarà il turno dell’indice del settore manifatturiero della Fed di Richmond e della fiducia dei consumatori del Conference Board; per entrambi è attesa una discesa.

Qualcosa mi dice, però, che l’economia americana, pur continuando a crescere, sta rallentando il ritmo di questa crescita, escludendo comunque il rischio di recessione. Stando agli ultimi dati, nei primi mesi dell’anno la spesa al consumo negli USA è in calo, dopo essere cresciuta di quasi il 4,7% (annualizzato) nel secondo semestre dello scorso anno.

Giovedì è attesa la stima definitiva del PIL del Q4. Venerdì, infine, conosceremo la fiducia dei consumatori rilevata dall’Università del Michigan e i dati su redditi e consumi personali, incluso il PCE (dove il consensus si attende una crescita del 2,6% su base annua).

Va ricordato che, nel corso del FOMC di marzo, la Fed ha sottolineato che l’inflazione a breve termine potrebbe essere influenzata dai dazi e da un mercato del lavoro stabile, scegliendo di attendere l’evoluzione della situazione prima di nuovi tagli dei tassi. La previsione della Fed sulla spesa per consumi personali entro il 2027 resta però invariata al 2,0%, il che indica come, secondo la stessa Fed, l’attuale rialzo dell’inflazione sia “transitorio”.

Purtroppo, dovremo attendere fino al 2 aprile per farci un’idea più precisa sul possibile regime dei dazi USA, con possibili contromisure attese dai partner degli Stati Uniti. In questo senso, sono fermamente convinto che la guerra dei dazi abbia i mesi contati. Sta provocando molto malumore tra i cittadini americani, che non ne comprendono le ragioni, e anche tra le imprese americane, alcune delle quali finanziatrici della campagna elettorale di Trump, che temono fortemente le ritorsioni internazionali.

Insomma, non mi pare coerente per Trump continuare questa guerra già di per sé impopolare e foriera di un rallentamento della crescita, rispetto agli slogan lanciati durante la campagna elettorale (“Make America Great Again”, fra tutti) e, soprattutto, rispetto alla sua personalità narcisistica, che odia essere criticata e detesta gli insuccessi. Questi ultimi potrebbero tradursi anche in un fallimento elettorale, considerando che nel 2026 ci saranno le “mid-term elections” per il rinnovo della Camera e del Senato: perdere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento non gioverebbe certo alla presidenza Trump e al suo umore.

Possiamo quindi considerare questa fase dei mercati “interlocutoria”, dominata dal pessimismo degli investitori riguardo alla battaglia sui dazi di Trump e dall’incertezza sulle prossime mosse della Fed. Ma è proprio nei momenti di pessimismo che si possono fare buoni affari, soprattutto quando la guerra sui dazi sarà solo un ricordo della politica internazionale. Questi giorni potrebbero addirittura rappresentare un punto di minimo relativo, favorevole per aumentare nuovamente il peso azionario nel vostro portafoglio.

Infatti, dopo quattro settimane consecutive di calo, l’S&P 500 ha chiuso la scorsa settimana in positivo, grazie alla decisione della Fed di lasciare i tassi invariati e confermare la guidance di due tagli nel 2025. Questa decisione è stata accolta con favore dai mercati, in un contesto di possibile rallentamento negli USA.

Ricordiamo, infatti, che a marzo l’S&P 500 e il NASDAQ sono entrati in correzione, chiudendo il 10% al di sotto dei rispettivi massimi delle ultime 52 settimane. La causa di questa correzione è da attribuire alle paure di recessione. Tuttavia, osservando la storia dell’indice S&P 500 dal 1928 a oggi, nel 56% dei casi una correzione non è stata seguita da una recessione. E quando i mercati si accorgono che la recessione non è all’orizzonte, di norma l’S&P 500 riprende a salire.

Per quanto riguarda i settori più colpiti, guardando alle performance da inizio anno delle Magnifiche Sette (-14,7%), sembrano prevalere i timori verso il settore tecnologico piuttosto che verso la cosiddetta “old economy”, per quanto riguarda l’impatto della guerra sui dazi.

Eppure, sono fermamente convinto che il mercato azionario USA quest’anno procederà al rialzo, pur attraversando una volatilità maggiore rispetto a quella vissuta nel 2023 e nel 2024. Tuttavia, dopo la recente battuta d’arresto, molti centri di ricerca hanno rivisto al ribasso il target per l’S&P 500 a 6.300-6.400 punti entro fine marzo 2026, un valore che implica comunque una crescita a doppia cifra nell’arco dei 12 mesi.

Ma non è finita qui. Il 2025 sarà l’anno della riscossa dei mercati azionari europei. Domani, 25 marzo, si terrà la prima seduta del 21º Bundestag tedesco, dopo che la scorsa settimana quello uscente ha approvato con successo una legge di bilancio storica.

Sono molti gli analisti che confermano un orientamento positivo nei confronti dell’azionario europeo, con un nuovo target per lo STOXX Europe 600 compreso tra 570 e 650 punti entro fine marzo 2026.

Nell’incertezza, comprate oro. I timori geopolitici legati alla situazione tra Russia e Ucraina e al Medio Oriente non accennano a diminuire, spingendo il prezzo dell’oro sopra la soglia dei 3.000 dollari per la prima volta nella storia e quello del Brent oltre i 70 dollari.

Il trend rialzista dell’oro, a mio avviso, dovrebbe proseguire, come scrivo su queste pagine da oltre un anno: la mia previsione per fine marzo 2026 è di 3.250-3.300 dollari per oncia, ottenuta semplicemente prolungando il trend attuale della media mobile a 200 giorni.

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