La Grecia come l’Argentina: fallire conviene?

Redazione

28/06/2011

La Grecia come l’Argentina: fallire conviene?

I mercati fremono in attesa di sapere quale sarà il destino della Grecia: dal salvataggio di quest’ultima dipende la stabilità ed il valore dell’Euro ma anche, indirettamente, la fiducia nella ripresa economica, tutt’ora ancora molto in forse e comunque troppo lenta.

Se tutti si preoccupano però di non far fallire la Grecia, certo un pò meno se ne preoccupano i Greci anche perchè, paradossalmente, potrebbero essere i beneficiari di un eventuale default con ritorno alla dracma.

E le vittime invece? Sarebbero i creditori della Grecia, banche in primis.

E così, di nuovo, come fu ai tempi del baylout del sistema finanziario americano ed europeo non troppi mesi fa, siamo di nuovo qui a preoccuparci di salvare delle banche semplicemente perchè queste ultime hanno deciso di «speculare» su dei bond che si facevano sempre più redditizi, non preoccupandosi o valutando male i rischi connessi a tali rendimenti.

Quando un privato seleziona male i titoli che acquista e realizza una minusvalenza non può prendersela con nessuno se non con sè stesso. Così non è per i grandi istituti bancari, troppo grandi per fallire e quindi liberi di prendersi rischi che se va bene portano alti rendimenti e se va male pure dato che interverranno i contribuenti a ripianare le perdite e magari anche qualcosa di più.

Come stanno gli Argentini oggi?

L’Argentina è famosa per il suo default nei primi anni del nuovo secolo. Dichiarare default è stata una rovina per gli Argentini?
A guardare i dati si direbbe proprio di no: a parte una flessione piuttosto pesante nei due anni della «crisi acuta» il pil pro capite degli argentini è cresciuto a dei livelli inediti anche nei decenni precedenti!

(fonte dei dati: indexmundi.com)

Insomma, se in giro per il mondo qualche istituto bancario e, purtroppo, molti privati cittadini sovraesposti il più delle volte al rischio-argentina da cattivi consigli degli istituti stessi, gli argentini hanno sostanzialmente beneficiato della crisi di debito e del successivo default.

Insomma gli scenari da default andrebbero seriamente studiati e presi in considerazione dai cosiddetti PIGS così come dalla stessa Italia, se il fallimento è una seria possibilità «forzata», tantovale anticipare i tempi con operazioni pilotate e meglio controllate che possono limitare i danni per tutti, sicuramente più di quanti se ne avrebbero da un crack improvviso, per quanto prevedibile.

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