LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 3)

Federica Agostini

03/08/2012

LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 3)

Dopo la stabilizzazione istituzionale ed economico-finanziaria dell’Eurozona (parte 1) e la successiva fase di definizione delle strategie internazionali dell’Eurozona (parte 2), la terza sequenza riguarda l’implementazione delle iniziative per la legittimazione della governance dell’Eurozona.

Euroland 2012-2016, parte 3 - Governance dell’Eurozona e lotta al naufragio dell’Inghilterra

Sulla questione della politica Europea, questa terza sequenza (ripetiamo, in realtà i fatti si sovrapporranno, ma la divisione in sequenze è utile ai fini divulgativi) rappresenta il momento più importante e difficile dei tre.

A differenza delle altre due tappe, che secondo gli analisti del LEAP sono già scritte nel corso degli eventi, su questa terza sequenza gravano le incertezze maggiori.

Fase 3: nuova concezione del potere politico

Da una parte, a differenza delle altre due, questa fase richiederà alla classe dirigente dell’Eurozona di concepire e mettere in pratica la questione della condivisione dei poteri insieme all’Eurogruppo - un esercizio che, generalmente, rende reticente ogni governo.

D’altra parte, questo momento richiederà ai leader dell’Eurozona uno sforzo collettivo per essere modesti, audaci, coraggiosi e allo stesso tempo ingegnosi; quattro attributi spesso assenti tra le caratteristiche dei leader che, invece, spesso tendono ad essere arroganti, freddi, timidi e conformisti.

Comunque, secondo gli analisti, il processo di integrazione dell’Eurozona sarà completo a partire dalla fine di questo periodo. La grande questione è quella che riguarda la natura della governance che sopraggiungerà in quel momento a presiedere il destino dell’Eurozona, almeno fino alla fine della decade.

I trend della crisi: integrazione, consapevolezza, estremismo

La crisi ha dato vita a tre trend, due dei quali contraddittori tra loro.

C’è, certamente, un acceleramento del processo di integrazione dell’Eurozona. Si tratta di un processo ovvio e durevole, dato il contesto geopolitico dell’Eurozona che non lascia altre alternative.

Allo stesso tempo, è possibile notare un rapido risveglio della consapevolezza della popolazione che si sente allo stesso tempo, soddisfatta di vedere che l’integrazione dell’Eurozona resista ai duri colpi della crisi, ma che d’altra parte sembra pronta a sfogare la rabbia contro la propria impotenza nell’influenzare le decisioni dei vertici.

Questi due trend trovano rinforzo nel terzo, identificato da Franck Biancheri nel 1998, nelle anticipazioni intitolate «Europa 2009 - Quando i nipoti di Hitler, Pétain, Franco, Mussolini,...saranno al potere in Europa». Si tratta dell’aumento di favore nei confronti degli estremismi (soprattutto di estrema destra) che prendono piede in Europa, in parte dovuto alla carenza democratica e alle difficoltà socio-economiche che ha generato la crisi finanziaria.

L’incrocio dei trend

Al contrario della maggior parte degli analisti, riguardo all’argomento, il team LEAP segue la linea di Biancheri: questi forze estremiste non metteranno in discussione l’integrazione Europea. Infatti, questi movimenti potrebbero rappresentare degli utili supporti per l’Eurozona, la cui elite avrebbe scelto lo status quo per quanto riguarda la governance, vale a dire, la gestione da parte dei tecnocrati. Il potere politico nazionale è un argomento tanto caro ai tecnici (il livello dove risiede la vera potenza dell’Europa) quanto ai leader estremisti.

Questo trend è già visibilmente attivo, e negli anni a seguire, i partiti di estrema-destra abbandoneranno gradualmente la loro retorica anti-Euro per rendere possibile un’alleanza con la macchina burocratica dell’Eurozona.

L’integrazione permetterà di fare grandi passi in avanti nel processo di democratizzazione della Governance Europea che riguarderà l’Eurozona.

Infatti aumentata l’integrazione, la convergenza di fattori politici e la condivisione di uno spirito politico ed economico comunitario, assicureranno quel minimo di omogeneità politica necessaria per l’Eurozona, affinché avvenga l’implementazione di una governance democratica.

Eurozona ed EU

In particolare, con il Regno Unito e con gli altri stati appena aggiunti all’Europa, parrebbe che l’EU non voglia permettere l’emergenza di una governance democratica. Questo, in parte, perché alcuni Stati rifiutano il concetto di integrazione politica o perché in altri Paesi i cittadini sono ancora lungi dal comprendere quanto siano importanti le decisioni Europee per le loro vite.

La crisi fornisce all’Eurozona una doppia condizione necessaria e sufficiente: le élite sono consapevoli di non avere altre scelte se non quella di lavorare sull’integrazione, ed i cittadini sono consapevoli che le decisioni prese a livello europeo pesano sulle loro vite, molto più delle decisioni dei governi nazionali.

2012-2014: Eurozona Democratica

Affinché avvenga l’incontro tra la democrazia e l’Eurozona e affinchP possa prendere atto una forma di governo comunitario sarà necessario l’incontro di 6 condizioni preliminari:

- 1) una bozza di trattato, che sia breve e comprensibile a tutti e che definisca i principi, le procedure e le istituzioni principali della Governance dell’Eurozona.

- 2) lo sviluppo di un trattato che integri le posizioni, dalle elite alla popolazione e viceversa, in particolare attraverso lo strumento di Internet. L’esempio di una nuova costituzione Islandese, attraverso internet, dovrebbe essere seriamente analizzato e coltivato dall’Eurozona.

- 3) Il ricorso a nuove idee e a nuovi concetti che superino le trappole del tradizionale sistema federale (un esempio di preudo-buona idea potrebbe essere che il Presidente Europeo venga eletto a suffragio universale).

- 4) L’istituzione di un referendum, che eviti il chaos della ratifica nazionale, come nel 2005.

- 5) La «de-Bruxellizzazione» della Governance Europea, perché Bruxelles è ormai il simbolo della burocrazia disconnessa dalle vite degli Europei. Affinché questo gap possa essere superato, la base operativa della Governance Europea dovrebbe essere costituita da una rete di locazioni nelle più grandi metropoli dell’Eurozona, vicine alla vita degli europei, e non distanti come appare Bruxelles

- 6) Ad ogni costo, mantenere al di fuori da questi processi i paesi che non vogliono entrare nella moneta unica (vedasi Regno Unito e Svezia). Non volendo l’integrazione politica, questi paesi sarebbero ancora una volta opposti all’avanzare di una completa governance Europea.

Fattore di rischio

A queste condizioni, la classe dirigente Europea non avrà ragione di essere preoccupata della reazione della popolazione, anzi. Se l’Eurozona si attrezzerà per una governance moderna e democratica, il LEAP/E2020 è convinto che la popolazione dell’area Euro sarà dalla parte dell’integrazione al momento dell’incontro con la storia.

Questa, ripetiamo, è l’opzione più probabile nel contesto del secondo rinascimento Europeo. Ma, a questo punto, rimarrà ancora attivo il rischio di un ripensamento dovuto al duello tra tecnocrati ed estremisti.

Questo tandem potrebbe portare all’instaurazione di regimi non democratici e, ciò non di meno, ridurrebbe la portata del lavoro dell’Europa nel costruire una governance che permetta di uscire dalla crisi. Al contrario, questo rappresenterebbe un passo decisivo nella direzione di un peggioramento della situazione della crisi che si troverebbe a giocare nel contesto di uno scenario geopolitico estremamente frammentario, il peggior scenario storico per eccellenza.

La difficile posizione del Regno Unito

E’ possibile che nel 2016 il Regno Unito diventi più frammentario a seguito del referendum sull’indipendenza Scozzese. Allo stesso tempo, il fallimento di politiche economiche, finanziarie o geopolitiche (“Sonderweg” o “Exceptionalism”) può far pensare che nel 2015/2016 la Gran Bretagna entrerà in un momento di crisi di identità.

Avendo rifiutato la solidarietà Europea, a quel punto, Londra pagherà il prezzo delle scelte del 2010/2011.

L’Eurozona attenderà pazientemente che svanisca l’ultima illusione della Gran Bretagna che, da all’ora, comincerà a valutare le possibilità di una relazione tra Eurozona ed Inghilterra. Se dal 2014 la Scozia dovesse optare per l’indipendenza, troverà il benvenuto nell’Eurozona.

Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: LEAP/E2020

Leggi anche: LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 1)
LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 2)