LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa?

Federica Agostini

13/07/2012

LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa?

Traduciamo le tanto ambite anticipazioni LEAP/E2020 riguardo al futuro dell’Europa nel periodo tra il 2012 ed il 2016.

Euroland 2012-2016: Democratizzazione e stabilizzazione di una nuova potenza mondiale (parte1)

Nel contesto di una crisi globale sistemica, due trend principali caratterizzeranno la vita degli Europei:

- la stabilizzazione dell’Eurolandia come nuova totale potenza eocnomica;

- l’assoluta necessità, da parte delle classi dirigenti di tutta Europa, di superare il gelo democratico che domina in questo momento e impedisce il corso dell’integrazione europea.

In questo senso, l’analisi LEAP/E2020, si concentra sulle modalità secondo le quali, a partire dalla seconda metà del 2012, le condizioni saranno favorevoli affinché i due trend descritti sopra siano, effettivamente, avviati.

Certamente, per l’Europa rimarranno altre sfide di natura economica, finanziaria, strategica e politica tutte ancora da superare.

Tuttavia, si prevede l’avvio di una nuova fase della crisi sistemica globale che riscriverà le linee degli equilibri geopolitici in cui l’Europa sarà il Governo, positivamente in grado di influenzare il corso degli eventi, solo ed esclusivamente dopo aver accettato la legittimazione di una governance Europea.

Prima di proseguire è bene rivedere la posizione degli Stati Uniti all’interno di questo quadro.
Gli Stati Uniti vivono un sistema politico-istituzionale paralizzato e per questo anacronistico. L’integrazione Europea, invece, grazie alla flessibilità istituzionale che la caratterizza, ha maggiore forza dinamica.

L’assenza di grandi riforme strutturali negli Stati Uniti, comparata con la spinta istituzionale che, invece, ha caratterizzato l’Europa dall’inizio della crisi nel 2008 ad oggi, mostra un’immagine eloquente della situazione.

Dal punto di vista analitico, dunque, le anticipazioni sugli eventi negli Stati Uniti devono partire dall’identificazione dei punti di rottura dell’intero sistema scheletrico che sorregge l’economia americana.

Nel caso dell’Europa, invece, l’analisi individua gli elementi che ostacolano il corso degli eventi e ne valuta l’andamento.

L’ultimo punto di questa introduzione riguarda il processo di elaborazione di decisioni che, a partire da questo momento, sarà sempre più ricorrente; d’ora in avanti le decisioni spettano ai paesi che hanno introdotto la moneta dell’Euro.

Inoltre, merito di questi anni di crisi l’aver finalmente chiarito l’assurda situazione che vede paesi fuori dall’Eurozona e anche dall’Euro (vedi Regno Unito) prendere parte alle decisioni sull’Euro. Ciò nonostante, la vera natura del processo Europeo di elaborazione di decisioni, che implica necessariamente negoziazioni e compromessi, continuerà a mostrarsi come lenta e caotica, in opposizione al corso della politica nazionale. Sarà sempre più frequente e non cambierà, perché è l’elemento caratterizzante del funzionamento dell’integrazione Europea; inoltre, è una delle condizioni necessarie affinché l’integrazione possa dirsi effettiva e affinché ogni Stato possa realmente applicare le decisioni prese in Europa.

Dal 2012 al 2016, tre macro sequenze di avvenimenti caratterizzeranno la stabilizzazione politica ed superamento del gelo democratico.
In questa analisi è presentata la prima fase, dal 2012 al 2013 anch’essa suddivisa in tre momenti. Si tratta di una divisione a fini divulgativi; si tratta, in effetti, di tre «corsi» di eventi che si susseguono e si intrecciano.

1° sequenza. 2012-2013

Fine delle operazioni di consolidamento finanziario dell’Eurolandia;

Lancio delle prime, proattive politiche socio-economiche;

Accelerazione del processo di distinzione tra Eurolandia ed EU.

Classe dirigente: nuovo vs. vecchio

Come indicato dalle precedenti edizioni del GEAB, l’Eurolandia sarà attraversata da una nuova corrente di leader nazionali (Spagna, Italia, Grecia, Francia, Slovenia, Belgio...).

All’ora, l’Europa sarà governata da uomini e donne che, per la maggior parte, sono giunti al potere dopo l’inizio della crisi.

Fino alla fine del 2012 non era possibile fare un discorso del genere, la maggior parte dei leader era stata eletta prima della crisi.
Il fatto è che gli uomini al governo prima, politicamente mediocri e del tutto impreparati al collasso della valuta e delle certezze che hanno visto nel 2008, non sono stati in grado di approcciare la crisi globale.

Successivamente, la crisi ed i suoi effetti in Grecia, su un panorama di violenti attacchi alla moneta unica da Wall Street e da Londra, hanno dato prova del potenziale dinamismo di cui può essere in grado l’integrazione europea.

Molti analisti del GEAB, infatti, sostengono che la vecchia generazione di leader no fosse in grado di poter «salvare l’integrazione europea» in quanto generalmente poco interessati all’Europa, a Washington e al controllo delle banche.

Da un’analisi del 1989, di Franck Biancheri leggiamo «i politici nati negli anni del boom economico rischiano di rompere il progetto Europeo del quale, in effetti, essi non conoscono nulla. Ad eccezione di quanto introdotto dalle generazioni di studenti ’Erasmus’».

Non ci è dato sapere cosa sarebbe accaduto se la crisi fosse esplosa cinque anni dopo, ma sicuramente la classe politica avrebbe tentato di impedire la rottura dell’Europa. Persino Nicolas Sarkozy, che LEAP considera il peggior Presidente della Francia della Quinta Repubblica e, più in generale d’Europa, ha avuto il buon senso di esprimere con vigore la necessità di incontri tra i leader delle nazioni.

Questo ci insegna che anche leader politici impreparati e poco credibili sono riusciti a capire che per giungere ad una conclusione fosse necessario intervenire all’origine del problema. Dunque, ci lascia sperare che una classe dirigente preparata (quantomeno che abbia avuto modo di conoscere la crisi prima di arrivare al potere) sarà in grado di fare lo stesso, se non meglio.

Consolidamento dell’Europa

Questa analisi è sostenuta da un’altro fattore determinante. Il processo di decisioni: in assenza di una democratizzazione del sistema, i tecnocrati saranno i veri conduttori del gioco sul circuito EU che lega Francoforte, Berlino... e tutte le capitali Nazionali.
Tecnocrati che, dalla creazione del ECSC (European Coal and Steel Community) nel 1951, hanno mosso la fabbrica dell’integrazione europea. Che preparano le iniziative dei prossimi anni. Tuttavia, affinché l’integrazione Europea di metta in moto, c’è bisogno della politica.

La classe politica si muove soltanto per due ragioni: o ha paura, o è visionaria.
Dal 2010 al 2011, la classe politica si è mossa per paura. Dal 2012 al 2016 si muoverà verso la concretizzazione di una visione sul futuro.

L’oscillazione tra la reazione e il progetto è determinata da due fattori: la paura implica una reazione, la visione del futuro necessita un progetto.

Da una parte, dopo la «imponente stretta», richiesta più insistentemente dai paesi in surplus (Germania, Finlandia, Olanda...), si è sviluppata l’idea, nella classe dirigente europea, della necessità di proiettarsi positivamente nel futuro (da qui: recupero, investimenti comuni, Eurobond...).

Riguardo all’austerity

La fase di transizione attraverso i momenti di austerità era inevitabile (come anticipato dal GEAB 2008/2009), perché l’integrazione Europea richiede leggi comuni, definitivamente applicate e l’interruzione delle politiche di indebitamento attuate negli ultimi anni dai banchieri e dai centri della finanza della City e di Wall Street.

Da manuale, l’esempio della Grecia

Per sopraggiungere ai problemi della Grecia è necessario interrompere il corso della parassitaria classe dirigente, che sta letteralmente rovinando il Paese. Tuttavia, l’Eurolandia non ha questo potere, l’unica cosa che può fare è dimostrare alla popolazione greca che non c’è più nessuno disposto a credere alla classe politica. E potrebbe essere una strategia dissuasiva nei confronti dei leader di quei Paesi che, impugnando il debito, tentano di mantenere il loro potere politico.

Cosa accadrà tra il 2012 ed il 2013?

Consolidamento finanziario dell’Eurolandia;

Quindi, tra il 2012 ed il 2013 finalmente vedremo l’ultimazione di nuove leggi sui bilanci, tasse ed una governance economica tutta Europea che si tradurrà in:

- Il controllo dei bilanci nazionali che porterà ad un’armonizzazione fiscale,

- la ripartizione dei mercati finanziari dell’Euro entro i confini dell’Eurolandia,

- Il rafforzamento della regolarizzazione fiscale

- un’agenzia di rating europea

- una tassa di transazione fiscale

- Eurobond

- l’introduzione di un limite massimo di esposizione al debito pubblico dei mercati finanziari fuori dall’Eurolandia

Le nuove forze politiche al governo (anche futuro) dell’Europa saranno consapevoli del carattere necessario di questi interventi, anche se per i loro predecessori si tratta di misure rivoluzionarie.

Lancio delle politiche socio-economiche;

Nei prossimi due anni, vedremo anche l’avvio di numerose iniziative volte alla costruzione del futuro:

- programma comune di investimenti pubblici (infrastrutture comuni nel settore dei trasporti, dell’educazione, della salute, della scienza e della tecnologia...)

Il loro finanziamento sarà l’argomento dei dibattiti dei prossimi due anni perché, concordano gli analisti, sarà impossibile evitare di fare ricorso alle finanze dei cittadini.
Infatti, sul totale dei 500 miliardi di Euro a disposizione del Meccanismo Europeo di Stabilità, la metà sarà investita nell’acquisto di debito sovrano (vedi Eurobond) e l’altra parte servirà per finanziare altri progetti.

Se l’ESM è la fase embrionale di un b, allora sarà la base solida di un Ministero del Tesoro Europeo. Allora, ci sarà l’assortimento completo per la solidarietà sociale trans-Europea che emergerà a partire dal 2014 e che, gradualmente, rimpiazzerà i tradizionali fondi dell’EU.

Il ritorno dell’attore francese, benvenuto Hollande

Ancora, dalla seconda metà del 2012, l’Eurolandia vedrà il ritorno della Francia in modalità costruttiva. Generalmente viene dimenticato come, negli ultimi 17 anni, la Francia sia sparita dai processi decisionali dell’Europa.

Che fosse Chirac o Sarkozy, dal 1995, nessuno dei presidenti Francesi ha lasciato un segno all’Europa (cosa che invece De Gaulle, Giscard e Mitterand hanno fatto).
Jacques Chirac, dopotutto, sulla spinta Gaulliana ha rifiutato di mostrarsi servile, cosa che gli ha permesso di rimanere sulle sue posizioni in materia di invasione in Iraq.

Nicolas Sarkozy, invece, non ha avuto alcuna spinta né nazionale, né Europea. Non ha fatto nulla, eccetto attraversare il panorama politico guidato da interessi del tutto estranei al bene della Francia o dell’Europa.

Il trend in declino è stato, certamente, rinforzato dalla dominazione Anglo Sassone sull’agenda Europea. Tuttavia, la «assenza francese» a livello europeo era solo un riflesso di un crescente scollamento tra i potere di Parigi e la realtà del Paese; una situazione che, stando al LEAP/E2020, si prepara a giungere ad una fine con il fragoroso rifiuto dell’attuale presidente francese.

Fraçois Hollande alla guida della Francia, permetterà il riallaccio tra il potere politico ed il paese, necessario affinché anche la Francia dia il suo contributo a livello Europeo.
A suo favore gioca anche la personalità del candidato socialista, una figura per cui l’Europa è uno degli impegni principali. Inoltre Hollande ha il profilo giusto per quello richiesto dagli anni a venire dell’Europa.

La nuova classe politica dovrà avere capacità di gioco di squadra, perché la guida dell’Eurolandia sarà un gioco di squadra e mai individuale.
Ogni epoca ha bisogno di un tipo particolare di figura guida: l’Eurolandia nei prossimi cinque anni ha bisogno di leader che siano credibili ed inventivi, che sappiano quali mete dover inseguire e consapevoli del fatto di poterle raggiungere autonomamente.

Distinzione tra Eurolandia ed EU

In questi due anni assisteremo all’accelerazione del processo di distinzione tra Eurolandia ed EU. Si tratta di un fenomeno che caratterizzerà l’intera decade.
L’Eurolandia che funziona come un sistema di reti informali dovrà gradualmente munirsi di basi istituzionali. Si tratterà di misure discrete, perché nessuno vorrebbe ripetere l’ossidazione burocratica sperimentata già a Bruxelles. Sul modello della BCE e del ESM, un segretariato di governo Europeo si rivelerà ben presto necessario.

Questo sviluppo dovrà essere tanto più veloce e diretto quanto più il Regno Unito cercherà di rallentarlo intervenendo sul mercato valutario.

Più in generale, i leder europei nei processi decisionali, tenteranno di usare le istituzioni EU già esistenti, ma allontaneranno quelle extra-europee. E’ possibile, anche se difficile, che vengano gettate nuove basi istituzionali.

Questo processo sarebbe più semplice se, ad eccezione del Regno Unito, tutti i membri della EU adottassero la moneta unica. E’ previsto che alcuni Paesi dell’Unione Europea entrino nell’Euro a partire dal 2017 e questo facilita il progresso dell’Eurolandia per gli anni a venire.

Conclusioni

Dopo circa 15 anni di errori commessi sotto l’influenza del Regno Unito e degli Stati Uniti, durante i quali gli Europei sono stati fuorviati da progetti senza un futuro (Turchia, Ucraina...) e da illusorie strategie economico-finanziarie (Lisbon treaty strategy), i prossimi anni saranno votati all’insegna del ritorno dell’integrazione politica ed economica.

Come è stato un tempo, per il rimo rinascimento EU, rea il 1984 e il 1992. Secondo il LEAP/E2020, gli anni 2012 e 2013 segneranno l’inizio del Secondo Rinascimento d’Europa.

Traduzione Italiana a cura di Federica Agostini - Fonte: LEAP/E2020

Leggi anche:LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 2)
LEAP/E2020: Euroland 2012-2016, quale sarà il futuro dell’Europa? (Parte 3)