L’energia green costa troppo. La Corte dei Conti lancia l’allarme sulla Francia

Sergio Giraldo

20 Marzo 2026 - 07:42

Francia, Corte dei conti: i sussidi alle rinnovabili hanno pesato per 26 miliardi in nove anni. Altri 87 miliardi sono già impegnati per il futuro.

L’energia green costa troppo. La Corte dei Conti lancia l’allarme sulla Francia

Il sostegno pubblico alle energie rinnovabili in Francia ha ormai dimensioni tali da incidere in modo strutturale sui conti pubblici.

Il rapporto della Corte dei conti francese pubblicato il 17 marzo scorso offre una fotografia precisa: tra il 2016 e il 2024 il costo cumulato dei meccanismi di supporto a elettricità rinnovabile e biometano ha raggiunto 26,3 miliardi di euro, con una media annua di circa 2,9 miliardi. La dinamica però non è lineare. Dopo una fase di crescita fino a circa 6 miliardi annui, il sistema ha registrato un saldo negativo nel 2022 e 2023 — effetto diretto dell’esplosione dei prezzi energetici — per poi tornare a generare costi netti: 3,9 miliardi nel 2024 e una stima di 7,3 miliardi per il 2025.

Il punto centrale non è solo il flusso annuale già verificatosi, ma lo stock di impegni già assunti. I contratti di sostegno, che durano tipicamente vent’anni, generano obblighi finanziari di lungo periodo stimati in 87 miliardi di euro a fine 2024. Si tratta di impegni che sono fuori dal bilancio dello Stato francese, cioè non contabilizzati come debito immediato ma comunque vincolanti per la finanza pubblica negli anni futuri. Il loro valore effettivo dipenderà dall’andamento dei prezzi dell’energia, e più i prezzi di mercato saranno bassi, maggiore sarà l’esborso per lo Stato. Questo per come è strutturato il sistema di sussidio, basato su contratti alle differenze con un prezzo fissato mediamente alto.

Un elemento spesso trascurato è la natura del finanziamento. In Francia questi costi non sono scaricati sulle bollette dei consumatori. Dal 2016 le «charges de service public de l’énergie» sono coperte integralmente dal bilancio dello Stato, cioè sono fiscalizzate. Il meccanismo è semplice e prevede che gli operatori che acquistano l’energia dai produttori rinnovabili, in primis EDF, anticipano i pagamenti ai produttori e vengono poi compensati con risorse pubbliche. Il costo quindi ricade sulla fiscalità generale, non su una componente tariffaria esplicita per il consumatore finale.

Sul piano industriale, il sistema ha prodotto risultati evidenti, visto che la produzione elettrica da fonti rinnovabili in Francia è passata da meno di 100 TWh nel 2016 a circa 150 TWh nel 2024, con un aumento della quota sul totale dal 18% al 27%. Anche il biometano ha registrato una crescita significativa, superando i 10 TWh. Il sostegno pubblico è stato quindi determinante per l’espansione della capacità installata, in particolare per fotovoltaico ed eolico.

Il rapporto evidenzia però una serie di criticità. La prima riguarda il livello dei prezzi garantiti. I tariffari medi restano nettamente superiori ai prezzi storici di mercato e in alcuni casi si sono registrate sovra-remunerazioni, soprattutto nei contratti più datati. Il problema è accentuato da una conoscenza incompleta dei costi reali delle diverse filiere, che rende difficile calibrare correttamente gli incentivi.

La seconda criticità riguarda il funzionamento del mercato elettrico. I meccanismi di obbligo di acquisto incentivano la produzione indipendentemente dal prezzo, contribuendo ad aumentare la frequenza di prezzi negativi. Quando il sistema produce in eccesso, il costo del sostegno cresce invece di ridursi. Si tratta di un effetto perverso particolarmente oneroso.

Terzo punto, la gestione finanziaria. Il costo del sistema è altamente sensibile ai prezzi di mercato e quindi difficile da prevedere, sia nel medio periodo sia nel corso dell’anno. Questo genera problemi di programmazione di bilancio e trasferisce tensioni di cassa sugli operatori che anticipano i flussi.

Infine, dice la Corte dei Conti francese, il tema dei controlli. Il sistema presenta lacune nella verifica dei beneficiari e nell’applicazione di sanzioni. I casi di non conformità e le possibili frodi non sono gestiti in modo sistematico e manca una visione consolidata a livello centrale.

Nel complesso, la Corte critica fortemente il quadro, che certo ha favorito lo sviluppo delle rinnovabili, ma è costruito su impegni finanziari rilevanti, poco prevedibili e interamente a carico del bilancio pubblico. Il costo già sostenuto è significativo, quello futuro è ancora più ampio e incerto. La questione dunque, dice la Corte, non è più se il sostegno abbia funzionato, ma quanto sia sostenibile nel tempo nelle condizioni attuali. Anche considerate le enormi difficoltà che il bilancio pubblico francese sta avendo.