Una nuova e incredibile scoperta scientifica apre la strada a metodi di carica e ricarica a lunghissima durata sfruttando il ferro. Ecco tutto quello che sappiamo
Siamo ormai soliti sentire la parola “sostenibilità” ovunque, complice un pianeta al collasso a causa di tante scellerate scelte dell’essere umano. Ma c’è una parte di noi, seppur piccola, che cerca di fare qualcosa di concreto per il futuro della nostra specie e soprattutto della Terra. Tra questi ci sono sicuramente i ricercatori, che nell’ultimo periodo hanno fatto passi da gigante in scoperte e attuazioni che nei prossimi anni - vicini e lontani - potrebbero radicalmente mutare il nostro modo di vivere, rendendo ogni attività meno impattante per l’ecosistema.
Spesso si parla di energia e con essa la necessità di immagazzinarla, che sia quella prodotta da un pannello voltaico, una pala eloica o, perché no, già presente dentro una batteria. Proprio le batterie sanno essere capillari e utilissime in tutto ciò che facciamo, dal telecomando della TV all’automobile, ma non sono eterne. Anzi, il litio, il materiale più comune in questo settore al momento, non è proprio un amico dell’ambiente e la continua ricerca di alternative ha portato a un’incredibile scoperta: e se usassimo il ferro?
Ecco, il ferro è più economico, più semplice da reperire e, soprattutto, incredibilmente più longevo in determinati contesti. Anche se fino ad oggi non era mai stato possibile creare un prodotto stabile. Un nuovo studio ha dimostrato che una neonata batteria in ferro può durare fino a 16 anni. Roba da non credere. Ma come funziona esattamente?
Il ferro al posto del litio: la scoperta che potrebbe cambiare il futuro di batterie ed energia
A sviluppare questa nuova tecnologia è stato un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca sui Metalli dell’Accademia Cinese delle Scienze, che negli ultimi mesi ha perfezionato una batteria a flusso interamente basata sul ferro. Il vero salto in avanti, però, non riguarda semplicemente il materiale utilizzato, ma il modo in cui viene gestita la reazione chimica interna. Il cuore della scoperta è infatti un nuovo elettrolita progettato per resistere a migliaia di cicli di carica e scarica senza degradarsi, uno dei problemi che fino a oggi aveva frenato l’utilizzo del ferro su larga scala.
Per anni le batterie al ferro hanno mostrato limiti enormi: instabilità chimica, perdita di materiale, formazione di sedimenti e soprattutto il rischio che le particelle attraversassero la membrana interna, riducendo drasticamente durata ed efficienza. I ricercatori cinesi hanno però lavorato a livello molecolare creando una sorta di “scudo” protettivo attorno al nucleo di ferro, capace di impedire la degradazione e respingere le particelle indesiderate grazie a una forte carica negativa.
I risultati ottenuti in laboratorio sono impressionanti. Il prototipo ha superato i 6.000 cicli mantenendo praticamente intatta la capacità originale di accumulo energetico, con una durata stimata superiore ai 16 anni di utilizzo quotidiano. Ancora più sorprendente è il dato relativo all’efficienza contro le perdite, arrivata al 99,4%, senza formazione di sottoprodotti dannosi o sedimenti chimici. Anche sotto carichi elevati, la batteria mantiene un’efficienza energetica del 78,5%, numeri molto interessanti soprattutto per l’accumulo di energia da fonti rinnovabili come solare ed eolico.
Ed è proprio qui che il ferro potrebbe diventare rivoluzionario. A differenza del litio, infatti, non punta necessariamente a sostituire le batterie degli smartphone o delle auto elettriche sportive, dove conta soprattutto la densità energetica, ma potrebbe diventare il pilastro delle grandi reti elettriche del futuro. Immagazzinare l’energia prodotta dal sole durante il giorno o dal vento durante le ore più favorevoli è oggi uno dei problemi più complessi della transizione energetica, e una batteria capace di durare oltre un decennio senza perdere capacità cambierebbe radicalmente lo scenario.
Batterie più durature e più economiche: ecco perché le nuove batterie potrebbero sorridere anche al portafoglio
Un altro degli aspetti più clamorosi di questa nuova tecnologia riguarda il costo. Il ferro è infatti una delle materie prime più abbondanti sulla Terra e il suo prezzo è enormemente inferiore rispetto a quello del litio. Secondo le stime di mercato, il minerale di ferro può costare meno di 1 dollaro al chilogrammo, mentre il litio continua a oscillare su valori molto più elevati e instabili. In termini pratici, il ferro costa circa 80 volte meno del litio, una differenza gigantesca che potrebbe riflettersi direttamente sul prezzo finale dell’energia accumulata.
Le nuove batterie a flusso sviluppate dai ricercatori utilizzano principalmente ferro, elettroliti liquidi e componenti progettati per evitare dispersioni e deterioramento interno. Rispetto alle tradizionali batterie agli ioni di litio, la struttura è meno soggetta a surriscaldamenti, riduce il rischio di incendi e soprattutto richiede materiali molto più facili da reperire e lavorare. Questo significa filiere produttive meno complesse, minore dipendenza da metalli rari e costi industriali potenzialmente molto più bassi.
C’è poi il tema della durata, che pesa tantissimo sui costi reali. Una batteria che riesce a funzionare per oltre 16 anni senza perdita significativa di capacità richiede meno sostituzioni, meno manutenzione e meno smaltimento. Alcune stime parlano addirittura di sistemi di accumulo in grado di scendere fino a circa 33 dollari per kWh, contro gli oltre 100 dollari per kWh delle soluzioni al litio oggi più diffuse. Certo, la tecnologia deve ancora dimostrare di poter funzionare su scala industriale, ma i risultati ottenuti finora raccontano qualcosa di molto chiaro: il futuro dell’energia potrebbe non essere nascosto in un metallo raro, ma in uno degli elementi più comuni e sottovalutati del pianeta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA