Con la scusa del deficit ‘fuori controllo’ il ministro dell’economia Giorgetti e la premier Giorgia Meloni hanno cancellato ogni rimasuglio di sconto in fattura e cessione del credito rimasto nel comparto edilizio. Creando come al solito caos e sconcerto tra gli operatori del settore.
Sostanzialmente, gli istituti dello sconto in fattura e della cessione dei crediti d’imposta derivanti da lavori di ristrutturazione edilizia vennero ampliati e rafforzati in pandemia col famoso superbonus, ma non solo. In questo modo, chi non era capiente fiscalmente oppure non poteva permettersi di spendere cifre folli per ristrutturazioni o per l’efficientamento energetico della propria abitazione ha beneficiato di questa normativa.
Ovviamente questo ha avuto un impatto sul deficit, che però è stato più che compensato dalla crescita economica e dall’impatto sul PIL che lo stesso ha avuto. Un investimento si giudica buono o cattivo a seconda del suo impatto e non del suo costo.
Infatti, il debito pubblico in questi anni – nonostante la paura del deficit – è diminuito di oltre 10 punti percentuali in tre anni.
Gli unici studi che giudicano negativamente l’effetto del Superbonus sono spesso di parte e purtroppo vengono troppo spesso rilanciati dal sistema mediatico, tuttavia sono facilmente criticabili. Ad esempio, la ricerca dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’ex parlamentare PD Cottarelli prende le mosse da alcune affermazioni più che singolari di Banca d’Italia secondo cui solo la metà dell’aumento degli interventi in edilizia privata registrati dal 2020 ad oggi sarebbero stati aggiuntivi. L’altra metà della crescita secondo i tecnici di Bankitalia si sarebbe verificata lo stesso.
Ma questo non torna assolutamente con i numeri di crescita straordinaria del settore delle costruzioni, mai registrato in precedenza, o del paragone con gli altri stati esteri. Infatti l’Italia è stato l’unico Paese in cui in 4 anni il settore è cresciuto del 30%. Negli alti Paesi è rimasto sostanzialmente immobile.
Ma tornando all’azione governativa, già lo scorso anno c’era stata la fine sostanziale del superbonus, e quello che ha comportato era ampiamente prevedibile: tutti si sono affrettati a chiudere i cantieri alla fine del 2023 per non perdere i benefici. Questo ha ovviamente comportato un maggiore impatto sul deficit ma, appunto, ha fatto anche in modo che il PIL del 4° trimestre fosse più alto del previsto.
Con l’ultimo decreto, invece, non solo viene bloccata la cessione del superbonus al 70% per chi aveva presentato la documentazione entro la fine del 2022 per avviare i cantieri, ma soprattutto si elimina lo sconto in fattura – che in questo caso era ancora del 110% - per le onlus, cioè per le strutture residenziali per anziani e disabili, e per la zona dei crateri sismici.
In pratica il governo se la prende coi più deboli, anziani e terremotati. Su quest’ultimo aspetto pare che il governo abbia fatto parzialmente marcia indietro dopo le proteste degli amministratori locali del centrodestra, ma solo con un uno striminzito budget di 400 milioni.
Che ovviamente non basteranno poiché, dati della scorsa estate alla mano, ci sono ancora 14 mila famiglie sfollate. E solo nell’ultimo periodo, proprio perché lo sconto in fattura era rimasto solo in quella parte d’Italia, molte imprese edili stavano finalmente iniziando a ricostruire zone ancora totalmente rase al suolo.
Insomma, pare proprio che il 2024 segnerà il crollo per l’edilizia italiana. E allora sì, caro ministro Giorgetti, vedremo come se la passeranno i conti pubblici.