Italia pronta ad accogliere profughi afgani (mentre i dati sull’immigrazione raddoppiano)

Luna Luciano

15/08/2021

25/08/2021 - 12:12

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Con l’entrata dei talebani a Kabul, si accelera con l’accoglienza dei profughi in fuga dall’Afghanistan. L’Italia si prepara, mentre i dati sull’immigrazione raddoppiano.

Ore drammatiche si stanno vivendo a Kabul. Con i talebani che sono riusciti a entrare nella capitale si teme per i diritti fondamentali dei cittadini afgani. Il mullah Yaqoob, figlio di Mohamed Omar, garantisce la sicurezza dei cittadini.

Eppure i cittadini non sembrano voler credere alle promesse di chi in passato ha compiuto atti atroci contro la popolazione; i civili afgani infatti stanno cercando di scappare a piedi e in auto verso l’aeroporto.

Davanti al rischio di una crisi umanitaria, l’Italia, che si prepara per il rientro del personale dell’ambasciata italiana dall’Afghanistan, è pronta ad accogliere i profughi che nei prossimi mesi potrebbero giungere sulle coste italiane.

Sicuramente l’immigrazione in Italia è un tema molto delicato che merita di essere approfondito; vediamo quindi di capire cosa farà l’Italia adesso che Kabul è nelle mani dei talebani, e cosa ci dicono i dati sull’immigrazione raccolti nel nostro paese.

Cosa sta accadendo in Afghanistan?

Da fine aprile, dopo che la Nato e gli Stati Uniti avevano annunciato il ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan dopo la loro presenza sul territorio da vent’anni, i talebani - che ancora detenevano il controllo di alcune zone del Paese - hanno dato il via a un’avanzata inarrestabile.

La recrudescenza degli atti, la velocità con cui avanzavano le milizie talebane, ormai autofinanziate, ha paralizzato e scosso il Paese e il mondo occidentale. In pochi mesi i Taliban, gli studenti coranici, sono riusciti a impossessarsi di più dei due terzi del paese, fino a quando oggi non sono riusciti a entrare a Kabul.

L’obiettivo è quello d’instaurare un emirato in Afghanistan e prendere il potere del Paese.

Rischio di una crisi umanitaria in Afghanistan: cosa farà l’Italia?

La presa di Kabul ha scosso non solo l’Afghanistan, ma l’intero mondo. L’Italia alla notizia della presa della Capitale non ha esitato a prendere alcune decisioni fondamentali. Il rimpatrio dei civili italiani presenti sul suolo afghano dovrebbe avvenire questa sera tramite l’allestimento di un ponte aereo.

Davanti alla crisi umanitaria che si potrebbe aprire in Medio Oriente la risposta della Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prevede di accelerare con l’accoglienza dei profughi che, quasi inevitabilmente, intensificheranno fughe dall’Afghanistan a partire dalle prossime settimane.

La Ministra ha così ufficializzato la presa di Kabul, di cui è venuta a conoscenza durante il Comitato per la sicurezza.

Abbiamo fatto un focus sul problema dell’ accoglienza degli afgani che hanno collaborato con gli italiani in Afghanistan.

Fino a oggi l’Italia avrebbe accolto dal Paese 228 persone: la situazione delicata, però, in cui versa il popolo afgano comporterà, secondo la Ministra, la necessita di accelerare i tempi di accoglienza.

Intanto la Lamorgese si trova a Palermo per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, una delle regioni come punto di primo approdo dei flussi migratori. Si andrà quindi a costituire un ulteriore flusso di migranti afgani che non arriveranno solo da mare ma attraverso la rotta balcanica.

Dei flussi migratori ha dato una quantificazione l’Unhcr: numeri che secondo la Ministra potrebbero far preoccupare se si tiene conto del rischio terrorismo. E proprio riguardo questo pericolo che ha voluto rassicurare:

Noi stiamo monitorando e su questo abbiamo la garanzia da parte di tutte le forze che opereranno al meglio”.

Situazione dei flussi migratori in Italia

Nel frattempo, guardando ai numeri sui flussi migratori, possiamo vedere che nell’ultimo anno si è assistito a un raddoppio dei migranti sbarcati in Italia. Tra il 1° agosto 2020 e il 31 luglio 2021 sulle coste sono sbarcati 49.280 migranti, il 128% in più rispetto ai 21.616 dell’agosto 2019 al luglio 2020; di questi 49.280, 7.843 sono minori non accompagnati (il 155,2% in più rispetto all’anno precedente).

A essere aumentati sono gli “sbarchi autonomi” che rappresentano l′82,6% del totale (erano il 75,6% l’anno prima), mentre sono diminuiti i soccorsi in area Sar (dal 24,4 al 17,4%) e di questi solo l′8,6% è stato effettuato dalle Ong, in netto calo rispetto al 18,8% dell’anno precedente. Un altro dato in crescita sono anche gli arresti degli scafisti, ben 147 persone sono state arrestate (+25,6%).

La maggior parte dei migranti che giungono sulle coste italiane risulta partire dalla Libia (45,3%), di cui ormai sono ben note le condizioni di vita nei centri di detenzione; dalla Tunisia (35,9%) e dalla Turchia (13,7%)

Gli altri migranti provengono da:

  • Bangladesh (12,2%)
  • Costa d’Avorio (6,7%)
  • Egitto (6,6%)
  • Iran (4,5%)
  • Guinea (4%)
  • Sudan (3,9%)
  • Eritrea (3,9%)
  • Marocco (3%).

Davanti a questi dati la Lamorgese ha voluto commentare la situazione:

“Certamente gli arrivi sono aumentati, ma la situazione geopolitica cambia molto rapidamente e l’anno prossimo si parlerà probabilmente di quella che è, ad esempio, la situazione politica in Afghanistan, con i talebani”.

Ed è proprio alla situazione dell’Afghanistan su cui la Ministra si sofferma. Si può risollevare la vita sociale, economica e finanziaria di quei Paesi solo con interventi da parte dell’Europa. Gli interventi per migliorare la stabilità in questi Paesi potrebbe aiutare non solo chi è in difficoltà, ma anche i flussi stessi migratori.

Afghanistan e flussi migratori: cosa fa l’UE?

Se la Ministra Lamorgese parla dell’Unione Europea per poter aiutare questi Paesi in difficoltà, l’UE rimane ferma e guarda al rischio di una migrazione massiccia.

In Commissione europea nelle settimane scorse si era proposto di evitare i rimpatri coatti in Afghanistan, ma alcuni Paesi (Austria, Danimarca, Belgio, Grecia, e prima di fare dietrofront anche Germania e Paesi Bassi) non intendevano fare un passo indietro a riguardo.

La situazione però non fa che peggiorare soprattutto per il popolo afghano che dall’oggi al domani rischia di dover rinunciare ai propri diritti umani, con il rischio che siano violati e si ritorni a una situazione simile a quella degli anni Novanta.

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