Italia: lockdown (se serve) subito o sarà troppo tardi

Alessandro Cipolla

5 Marzo 2021 - 11:09

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In Italia aumentano i contagi al pari delle terapie intensive, con il Governo che sembrerebbe essere pronto a nuove misure restrittive se la situazione dovesse precipitare: se gli indicatori sono allarmanti, meglio fare un lockdown subito contenendo i danni invece che chiudere quando ormai la situazione è compromessa.

Italia: lockdown (se serve) subito o sarà troppo tardi

Lo scorso 11 febbraio Angela Merkel, parlando al Bundestag, ha recitato un autentico mea culpa per come è stata gestita la seconda ondata in Germania, Paese che è in lockdown dallo scorso 16 dicembre.

Non abbiamo bloccato la vita pubblica abbastanza presto o in modo sufficientemente sistematico - ha ammesso la Merkel - mentre c’erano i segnali di una seconda ondata e gli avvertimenti di vari scienziati”.

La cancelliera così ha ammesso l’errore, cosa molto rara nel mondo della politica specie quella nostrana, di non aver fatto subito con un lockdown quando lo chiedevano gli esperti intervenendo invece solo nel momento in cui la seconda ondata del Covid stava dilagando in Germania.

Parole queste che ci riportano alla situazione attuale dell’Italia in materia di emergenza coronavirus, con anche l’ultimo bollettino che ha certificato il costante aumento dei contagi e delle terapie intensive, con diversi medici e scienziati che da settimane invocano misure draconiane prima che sia troppo tardi.

Il tempo però da noi potrebbe essere tristemente già scaduto.

L’Italia e un nuovo lockdown

L’Italia nelle ultime 24 ore ha fatto registrare 22.865 nuovi contagi, lo 0,77% in più rispetto al giorno prima che è l’incremento più significativo da febbraio a questa parte. Attualmente nel nostro Paese ci sono 446.436 persone positive, di cui 19.570 ricoverate con sintomi e 2.327 in terapia intensiva.

Dopo un costante calo a partire da metà novembre, picco della seconda ondata, la curva in Italia da giorni è tornata pericolosamente a salire spinta dalle varianti, specie quella inglese, che ormai rappresentano oltre il 50% dei nuovi contagi.

In questo scenario come ogni venerdì l’Italia si appresta a cambiare colore, con diverse Regioni destinate a diventare rosse e altrettante arancioni (anche rafforzato). Oltre alla Sardegna in zona bianca, ben poche resteranno in giallo.

Il nuovo Governo con l’ultimo DPCM ha sostanzialmente prorogato le misure in atto inserendo una stretta per le scuole e per gli spostamenti nelle zone rosse. Se la situazione dovesse peggiorare, già si parla però di un nuovo intervento ad hoc per il periodo di Pasqua sullo stile di quanto è stato fatto a Natale.

Fuori tempo massimo?

Il rischio però è che, come si suol dire, a quel punto il Governo andrebbe a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. In quest’ottica Mario Draghi dovrebbe far suo il mea culpa recitato un mese fa dall’amica Angela Merkel.

Se veramente la situazione è destinata a peggiorare con le varianti che potrebbero rendere questa terza ondata ben più difficile delle precedenti, complicando pure la campagna vaccinale in atto, allora siamo già fuori tempo massimo per prendere delle decisioni drastiche.

Questo anno passato a combattere con la pandemia una cosa ci ha insegnato: una misura per essere efficace deve anticipare il Covid, non inseguirlo. Chi è ora al governo ha tutti i dati e l’esperienza necessaria per valutare il livello di rischio.

Un nuovo lockdown senza dubbio sarebbe una mazzata economica e sociale dura da digerire, ma essere costretti a chiudere tutto solo quando la situazione è catastrofica allora sarebbe un danno ben maggiore.

Quando in primavera gli altri riapriranno accelerando sui vaccini, noi al contrario potremmo essere costretti a chiudere complicando così pure una campagna vaccinale che già procede a rilento.

Se il Governo pensa di poter gestire questa terza ondata senza una zona rossa nazionale bene e ce lo auguriamo tutti, ma se alla fine in Italia sarà comunque inevitabile fare un nuovo lockdown allora questi tentennamenti li potremmo pagare a caro prezzo.

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