Insegnanti in classe dal 1° settembre senza essere pagati: facciamo chiarezza

Simone Micocci

22 Giugno 2021 - 13:45

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Dal 1° settembre gli insegnanti saranno impegnati nelle attività di recupero degli apprendimenti. Nessun compenso extra però sarà loro riconosciuto.

Insegnanti in classe dal 1° settembre senza essere pagati: facciamo chiarezza

Dal 1° settembre gli insegnanti potrebbero andare in aula senza essere pagati per le attività di recupero degli apprendimenti che li vedranno coinvolti. Una notizia che in queste ore sta scuotendo il mondo della scuola ma che è bene chiarire per evitare ogni tipo di fraintendimento.

D’altronde, la confusione su corsi di recupero, obbligo di disponibilità e retribuzione, è molta e quanto sta succedendo in Parlamento in questi giorni di certo non aiuta.

Come prima cosa è bene spiegare che non è che gli insegnanti il 1° settembre entreranno in servizio senza ricevere lo stipendio previsto; semplicemente, questi rischiano di non essere pagati per le attività che svolgeranno in più, in quanto - come vedremo di seguito - il CCNL Scuola non fa riferimento ad attività d’insegnamento nei primi giorni d’inizio dell’anno scolastico, ossia prima dell’effettivo inizio delle lezioni.

Ma andiamo con ordine per capire cosa sta succedendo e cosa eventualmente potrebbe avvenire dal prossimo 1° settembre 2021, data che di fatto segna l’inizio del prossimo anno scolastico.

Insegnanti in classe dal 1° settembre: cosa prevede il Decreto Sostegni bis

Con il testo del Decreto Sostegni bis il Governo ha voluto riconoscere a tutti gli studenti che hanno vissuto delle difficoltà dettate dall’utilizzo della didattica a distanza la possibilità di recuperare una parte degli apprendimenti che sono andati persi.

A tal proposito, nel comma I, lettera C, dell’articolo 54 del testo del Decreto Sostegni bis, si legge:

Prevedere che a partire dal 1° settembre 2021 e fino all’inizio delle lezioni siano attivati, quale attività didattica ordinaria, l’eventuale integrazione e il rafforzamento degli apprendimenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Senza “maggiori oneri per la finanza pubblica”; non viene previsto, quindi, un compenso aggiuntivo per i docenti che si renderanno disponibili per le attività di recupero degli apprendimenti.

Perché gli insegnanti dovrebbero essere retribuiti per un tale lavoro

Si potrebbe pensare che non c’è motivo per prevedere un compenso ulteriore a quello già stabilito per i docenti che dal 1° settembre si occuperanno delle attività per il recupero degli apprendimenti. D’altronde è il CCNL a stabilire che comunque questi debbano trovarsi a scuola a partire dall’inizio del nuovo anno scolastico.

In realtà, va detto che il CCNL stabilisce che dal 1° settembre fino all’inizio delle lezioni il corpo docente debba essere impegnato solamente nelle 40 ore (+40) deliberate dal Collegio dei docenti da dedicare alle attività funzionali all’inizio dell’anno scolastico.

Eventuali attività non funzionali devono essere, sempre secondo quanto stabilito dal CCNL, considerate come attività aggiuntiva e come tale retribuita.

Come si configura la presenza alle attività di recupero?

Presenziare ai corsi per il recupero degli apprendimenti dovrebbe essere considerata come un’attività extra. Questa, infatti, non consiste né in un’attività d’insegnamento (in quanto non coincide con l’inizio delle lezioni), né tantomeno come attività funzionale ad essa. Non è un’attività ordinaria e per questo motivo non potrebbe rientrare nelle 40 ore previste dal CCNL.

Cosa sta decidendo il Parlamento

Per il momento, dunque, sembra esserci un contrasto tra quanto previsto dal Decreto Sostegni bis e il CCNL Scuola. E non è da escludere - come tra l’altro sostiene anche Italia Oggi - che possano esserci dei profili d’incostituzionalità nel Decreto Sostegni bis, in quanto così com’è oggi questo potrebbe rappresentare un’intromissione nelle regole contrattuali.

Potrebbero, però, esserci delle modifiche in Parlamento. In queste ore, infatti, si sta discutendo per la conversione in legge del Decreto Sostegni bis, con la presentazione di una serie di emendamenti.

Tuttavia, sulla possibilità di prevedere un’extra - e quindi pagare i docenti per il lavoro che effettivamente verrà svolto - non sembra esserci convergenza d’intenti tra le forze della maggioranza.

Solamente LeU ha presentato un emendamento per abrogare la parte suddetta in cui non vengono previsti maggiori oneri per le finanze pubbliche; tuttavia, non sembrano esserci chance per una sua approvazione. Dovrebbe restare, quindi, quanto si legge nella relazione tecnica del Ministero dell’Economia allegata al testo del Decreto Sostegni bis: il recupero degli apprendimenti non va considerato attività diversa da quella funzionale prevista dal CCNL e per questo non deve essere retribuita più di quanto già contrattualizzato.

Resta il fatto che i docenti non sono d’accordo e ritengono che questa imposizione porti loro ad andare in classe dal 1° settembre senza essere pagati per il lavoro che effettivamente verrà svolto.

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