Imprese innovative: definizione, esempi, agevolazioni fiscali

Felice Bianchini

17 Settembre 2021 - 06:27

Tutto sulle imprese innovative: cosa sono e quali sono le agevolazioni fiscali di cui possono beneficiare, con qualche esempio tutto italiano.

Imprese innovative: definizione, esempi, agevolazioni fiscali

Le imprese innovative sono una parte ritenuta fondamentale del tessuto produttivo. Con la transizione digitale ed ecologica in cima alla lista delle cose da fare, chi innova è diventato protagonista. Il Governo punta sulle nuove e in generale sulle piccole e medie imprese che hanno la possibilità di realizzare - o hanno già realizzato - programmi d’investimento per innovare i loro processi.

Sulle imprese che vogliono essere innovative sono stati incentrati vari programmi di aiuti e incentivi, non solo per l’apporto che danno dal punto di vista del progresso tecnologico in sé, ma anche per il loro contributo alla crescita economica del paese. Ma cosa si intende per impresa innovativa? Scopriamolo.

Cosa sono le imprese innovative?

L’innovatività di un’impresa viene riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e dalla legge in generale tramite un elenco delle imprese innovative, al quale vi si può registrare sulla base di tre requisiti (da soddisfare in tutto o in parte):

  1. una spesa in Ricerca e Sviluppo equivalente ad almeno il 3% del più alto tra costo di produzione e fatturato;
  2. unaforza lavoro altamente qualificata, ossia il 20% dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori; oppure il 33% con laurea magistrale (ogni percettore di stipendio è considerato nel calcolo);
  3. essere titolari, aver depositato o licenziato un brevetto o un software.

Le differenze tra startup innovativa e PMI innovativa

Tra le imprese innovative vanno distinte le startup, ossia quelle con al massimo 5 anni di vita, e le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano in un certo senso il secondo stadio evolutivo di una startup. Entrambe le categorie hanno il loro registro personale (startup innovative e PMI innovative). La prima differenza tra le due è che alle startup, per essere considerate innovative, basta soddisfare uno dei tre requisiti elencati sopra; alle PMI, invece, ne servono due.

La seconda differenza sta nella ragione sociale: mentre le startup hanno il vincolo di sviluppare, produrre e commercializzare prodotti o servizi altamente tecnologici, le PMI no. L’ultima differenza sta nelle dimensioni: le PMI devono restare entro i 50 milioni di fatturato, o i 43 milioni di attivo patrimoniale in bilancio, in ogni caso non devono superare i 250 dipendenti; le startup devono restare semplicemente entro i 5 milioni di valore della produzione.

Infine, per ottenere lo status speciale di «innovative», entrambe devono:

  • avere la sede o una filiale in Italia;
  • aver certificato l’ultimo bilancio;
  • non essere quotata in borsa;
  • (per le PMI) non essere già iscritta al registro delle startup innovative.


L’iscrizione al registro si ottiene inviando un’autocertificazione (modello reperibile sul sito del MISE) che affermi che l’impresa possiede i requisiti richiesti dall’autorità; quest’ultima è incaricata di verificarne la veridicità. Superati i controlli, avverrà la registrazione.

Esempi di imprese innovative

L’Italia può vantare, nel settore delle imprese innovative, varie attività con un alto potenziale, già dimostrato. Due esempi virtuosi sono Mamma 2.0 ed Everli, entrambe nel campo dell’e-commerce. La prima è un’azienda fondata da due donne, che si occupa di vendere prodotti per bambini ed ha come base il sito di e-commerce Mukako.
La seconda, ex Supermercato24, è sempre un sito di e-commerce, che ha delle partnership con vari supermercati e big della grande distribuzione, e si occupa di portare la spesa, ordinata online, direttamente a casa del cliente.

Agevolazioni fiscali per le imprese innovative

Per le imprese innovative è prevista una serie di agevolazioni dal punto di vista fiscale e finanziario, usufruibili subito dopo l’iscrizione al registro delle imprese innovative. Le misure in comune tra startup e PMI sono:

  • incentivi per l’acquisto di azioni: detrazioni per persone fisiche e deduzioni per quelle giuridiche per il 30% dell’importo versato;
  • l’accesso gratuito ai prestiti pubblici garantiti (fino all’80%) del Fondo di garanzia;
  • l’esenzione per registrazione e qualsiasi atto successivo dal pagamento dell’imposta di bollo;
  • campagne ad hoc di equity crowdfunding, ossia acquisto diffuso di azioni;
  • uno sconto del 30% sul listino dei servizi dell’Agenzia ICE, che aiuta nell’internazionalizzazione;
  • una serie di deroghe alla disciplina societaria ordinaria, come la possibilità di vendere pacchetti di azioni particolari (ad esempio senza diritto di voto), o di effettuare operazioni sui propri;
  • l’esenzione dalle penalizzazioni per una serie di esercizi in perdita o per inattività stabilite dalla disciplina per le società di comodo e in perdita sistematica;
  • la possibilità dipagare dipendenti e collaboratori con pacchetti di azioni (o stock option).

Le PMI hanno in più rispetto alle startup la possibilità di diminuire le perdite non più uno ma due esercizi dopo la registrazione. Le startup, invece, vantano altre misure aggiuntive:

  • la possibilità di costituirsi per via telematica e senza pagare nulla;
  • con l’incentivo Smart&Start Italia, hanno l’accesso a un finanziamento a tasso zero, garantito per alcune spese di investimento fino al 90%, da restituire entro 11 anni a partire dal ricevimento dell’ultima quota;
  • dal punto di vista del lavoro, viene concessa la possibilità di utilizzare contratti a tempo determinato, anche con più rinnovi;
  • dal punto di vista fiscale viene snellita la burocrazia (visto di conformità) per la compensazione IVA;
  • infine, viene garantita la possibilità di trasformarsi in PMI, senza perdere i vantaggi precedenti, o, in caso l’attività non vada in porto, con il cosiddetto Fail Fast, vengono loro evitate le procedure di fallimento, i concordati preventivi e le liquidazioni coatte.

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