Al Consiglio Europeo di giovedì notte è stato deciso che 40.000 immigrati saranno distributi nel territorio europeo. Duro attacco di Renzi: “L’italia può anche andare da sola, l’Europa no.“
L’Europa ha raggiunto finalmente l’intesa sulla questione dell’immigrazione: saranno redistribuiti 40mila immigrati, più 20mila provenienti dai campi profughi di altri paesi.
È questa la decisione cui si è giunti nella notte, durante il Consiglio Europeo a Bruxelles, che dalle otto di ieri sera si è protratto fino a tarda notte.
Non sono stati esenti momenti di tensione, caratterizzati da due blocchi contrapposti:
- Renzi, Hollande e la Merkel, capeggiati dall’ideatore del piano, il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker;
- il blocco dei paesi dell’est, Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, appoggiati dal presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk.
Vertice UE, immigrazione: è scontro sulla volontarietà
Lo scontro si è sviluppato intorno al tema della “volontarietà” poiché il blocco dei paesi orientali voleva che, nel testo delle conclusioni, venisse aggiunto questo termine. Così, la decisione sulla quota di ridistribuzione sarebbe stata lasciata alla discrezionalità dello Stato membro.
Duro l’attacco del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che durante il vertice con i rappresentanti delle Regioni, aveva garantito il massimo impegno per risolvere la questione:
“Se non siete d’accordo sulla distribuzione dei 40mila migranti, non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea d’Europa, tenetevela. O c’è solidarietà, o non fateci perdere tempo, l’Italia può andare avanti anche da sola, è l’Europa che non può”.
Questo lo sfogo del premier italiano, che ha aggiunto come la quota di 60.000 immigrati (totali) sia un piccolo passo rispetto a quanto si dovrà fare in futuro.
Durante il vertice c’è stato anche uno scontro ad alti livelli istituzionali: quello che ha visto coinvolti il presidente della Commissione, Juncker, e il presidente del Consiglio Europeo, Tusk.
Infatti, quest’ultimo avrebbe tradito la neutralità chiesta da Juncker, appoggiando il fronte orientale che richiedeva la discrezionalità dello Stato per quanto riguarda la quota di immigrati da ridistribuire.
Questo non è un tema di poco conto perché, mentre con la proposta di Juncker il testo sarebbe stato approvato con una maggioranza di tipo qualificato, con la mozione di Tusk i paesi dell’ ”opposizione” potrebbero, con un voto contrario, bloccarne la ratifica.
Sulla questione si è espresso il presidente della Repubblica francese, Hollande:
“Procedere su base volontaria non va bene, se si trasforma nel fatto che non si arriva ai 40mila. Ma anche rendere tutto obbligatorio non va bene, se le cifre sono troppo alte. Serve un impegno.
Ogni Paese dovrà dire cosa gli è possibile fare e poi la Commissione europea dovrà valutare. Ma ogni Paese dovrà portare il proprio contributo”.
Alla fine si è giunti a un compromesso: intorno al mese di luglio i ministri degli Interni, riuniti, potranno approvare la ripartizione dei 40mila profughi tramite una maggioranza di tipo qualificato, mentre le quote per paese saranno ridiscusse dalla Commissione e dalla Presidenza del Consiglio.
Dalla ripartizione però sarà esente l’Ungheria, paese che nell’ultimo anno ha visto salire del 800% l’afflusso di serbi, ma anche Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, che grazie all’opt out di Shengen possono rifiutare l’accordo.
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