Il fallimento dell’assegno di inclusione: dà più soldi, ma a meno persone

Alberto De Pasquale

18/07/2024

La misura che ha sostituito il Reddito di cittadinanza offre in media 80 euro in più ai beneficiari, che però sono dimezzati rispetto a un anno fa.

Il fallimento dell’assegno di inclusione: dà più soldi, ma a meno persone

L’assegno mensile è più alto, ma a riceverlo sono in pochi. Meno di quanti percepivano il vecchio Reddito di cittadinanza, a causa dei nuovi requisiti più stringenti previsti, ma anche meno delle stime fatte dal governo sulla platea dei beneficiari. A sei mesi dal lancio l’Assegno di inclusione che, insieme al Supporto per la formazione e il lavoro, ha sostituito il precedente sussidio di contrasto della povertà, sta dimostrando un raggio d’azione piuttosto limitato.

Fin da principio, con il superamento del RdC, introdotto dal Movimento cinque stelle nel 2019 (e costato 34 miliardi in quattro anni), l’attuale governo ha previsto un taglio di risorse destinate alla misura e una platea potenziale di 737 mila famiglie. Questo obiettivo sul numero di beneficiari però non è stato ancora raggiunto. Anche se, pure centrandolo, il sostegno alle famiglie in difficoltà risulterebbe in ogni caso parziale.

Secondo l’Inps, l’ultima annualità di Reddito e Pensione di cittadinanza è costata 7,6 miliardi di euro, mentre per il 2024 l’Assegno di inclusione costerà oltre 5,5 miliardi. Il risparmio è di oltre 2 miliardi, anche se bisogna considerare che dal primo gennaio, oltre all’Adi, è stato introdotto anche il già citato Supporto per la formazione e il lavoro, per il quale è stata prevista una spesa di altri 1,3 miliardi.

Stando agli obiettivi fissati dal Ministero del Lavoro, il nuovo Adi avrebbe dovuto centrare l’obiettivo dei 737 mila nuclei beneficiari già dai primi mesi dell’introduzione del nuovo sussidio. Inoltre, a gennaio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni spiegò che l’importo medio stimato per l’Assegno di inclusione sarebbe stato di 635 euro al mese, ossia una cifra superiore all’importo medio erogato attraverso il vecchio RdC. Entrambe le previsioni, al momento, non sono state rispettate.

Da gennaio a maggio 2024 l’Assegno di inclusione è stato infatti percepito mediamente da 560.405 famiglie ogni mese, per un importo medio mensile di 618 euro. Prendendo in considerazione sempre i mesi da gennaio a maggio ma del 2023, l’ultimo anno in cui è stato in vigore il RdC, risulta che le famiglie beneficiare della vecchia misura (Reddito più pensione di cittadinanza) sono state in media oltre 1,1 milioni al mese, per un importo medio mensile di 538 euro (ma di 571 se si considera il solo Reddito).

Da un anno all’altro, quindi, la platea dei beneficiari si è ridotta di oltre il 51%, ossia più che dimezzata. L’unica consolazione è la crescita, del 15%, che ha riguardato l’importo medio percepito, 80 euro al mese in più rispetto a quello del RdC, ma che è comunque più basso delle attese.

Ancora più che la precedente, la nuova misura non è in grado di raggiungere tutte le persone che in Italia si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, fenomeno che, secondo le stime dell’Istat, in Italia riguarda l’8,5% del totale delle famiglie, pari a oltre 2,2 milioni di nuclei, corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui. L’Assegno di inclusione, distinguendo tra soggetti “occupabili” e fragili, ha previsto requisiti per l’assegnazione molto più stringenti rispetto al precedente RdC, che pure non ha funzionato fino in fondo: la vecchia misura ha migliorato le condizioni economiche di appena una famiglia in povertà assoluta su cinque e nel 40% dei casi è stato assegnato a persone che non avrebbero avuto diritto.