I peggiori bagnoschiuma in commercio: quali sono i meno salutari?

16 Agosto 2021 - 20:20

8 Settembre 2021 - 17:48

condividi

Occhio agli ingredienti per individuare i bagnoschiuma più dannosi per la nostra salute. Una ricerca tedesca smaschera alcuni brand.

I peggiori bagnoschiuma in commercio: quali sono i meno salutari?

Nell’ottica di salvaguardare la salute dei consumatori, ogni anno vengono redatti diversi studi che possano certificare la qualità dei prodotti in commercio.

Il test che prendiamo in esame in questo articolo è stato condotto dalla rivista tedesca ÖKO-TEST su oltre 50 prodotti e dimostra che anche marche molto diffuse e ritenute particolarmente affidabili spesso fanno uso d’ingredienti dannosi per la salute.

La possibilità di effettuare un’analisi comparata non è però una possibilità ad appannaggio dei soli esperti del settore poiché, per riconoscere le sostanze più nocive, parte tutto dalla lettura dell’INCI, l’etichetta che riporta i diversi ingredienti presenti all’interno di un prodotto cosmetico.

Dando uno sguardo ai risultati di questa ricerca portata avanti da Frank Schuster e Annette Dohrmann possiamo iniziare a “prendere le misure” per i nostri futuri acquisti.

La procedura di ÖKO-TEST

La rivista dichiara di aver acquistato 50 gel doccia rinfrescanti e creme doccia partendo proprio dai marchi visibili sugli scaffali di qualsiasi supermercato, discount e drugstore del paese. Del totale analizzato, 16 prodotti erano certificati come cosmetici naturali.

La fascia di prezzo prescelta va da 46 centesimi a poco meno di 10 euro: il flacone di riferimento è quello di 250 millilitri, il più comune. Attestandosi infatti su parametri non elevati è possibile ottenere un campione che plausibilmente corrisponde all’esperienza dell’acquirente medio.

Il test è stato effettuato in laboratorio e mirava a rintracciare la presenza di:

  • fragranze allergeniche;
  • discutibili liberatori di formaldeide/formaldeide;
  • composti organoalogenati controversi;
  • derivati ​​PEG/PEG;
  • composti plastici inquinanti.

Per completare la procedura sono state esaminate anche le confezioni dei bagnoschiuma verificando la percentuale presente di composti clorurati dannosi per l’ambiente.

Il posizionamento in classifica fa pensare

Dei 50 gel doccia nel test, 16 hanno ottenuto un punteggio «molto buono» mentre 5 non superano il test con una valutazione «insoddisfacente». In fondo alla lista troviamo soprattutto marche non distribuite nel nostro Paese, ma due flaconi fanno eccezioni ed anzi, saltano subito all’occhio.

Palmolive Nature e Sebamed Doccia sono rispettivamente al 37° e al 40° posto. Poco sopra, troviamo anche Nivea Lemongrass con un non entusiasmante 33° posto.

In posizione mediana, con il numero 17, invece compare il Dove Rich Care della Unilever. Citare la casa di produzione in questo caso è importante perché altri brand minori connessi alla stessa multinazionale sono in fondo alla classifica.

Quali sono gli ingredienti più criticati nel test?

Il punto di critica più frequente in questo tipo di ricerche è l’uso di composti PEG, dichiarati in 33 dei 50 gel doccia presi in esame. I produttori li utilizzano ad esempio come tensioattivi, ovvero sostanze detergenti che creano la famosa schiuma che vediamo. Il problema principale è che queste sostanze possono rendere la pelle più permeabile ai corpi estranei.

Un altra sostanza che la scienza ha spesso criticato, ma che ogni tanto continua ancora ad apparire nelle indicazioni dei flaconi, è la fragranza artificiale Lilial che può potenzialmente compromettere la fertilità.

Plastiche liquide rilevate

La plastica è un altro grande nemico da attenzionare ed evitare. Il materiale non si presenta infatti solo in forma solida, come nel caso delle microplastiche, poiché spesso può assumere anche una consistenza gelatinosa o liquida.

I polimeri sintetici solubili sono problematici per l’ambiente perché, a seconda del composto, sono difficili da abbattere e non riescono ad essere filtrati negli impianti di trattamento dalle acque reflue.

Spesso insomma finiscono nei campi di coltivazione attraverso i fanghi di depurazione e conseguentemente, seguendo questa catena, giungono anche sulla nostra tavola.

Anche nelle più piccole indicazioni si può quindi nascondere la pericolosità di alcune pratiche industriali. Solo l’informazione e l’auspicabile disincremento dell’acquisto di prodotti poco raccomandabili sono perciò il veicolo di cambiamento.

Iscriviti a Money.it