Guerra e pandemia: all’economia lombarda mancano 7,3 miliardi di euro

Niccolò Ellena

29 Aprile 2022 - 16:39

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Il Centro Studi Sintesi prevede per quest’anno una contrazione del Pil di 7,3 miliardi e 6,9 miliardi in meno di consumi. Preoccupano i rincari di elettricità e gas

Guerra e pandemia: all'economia lombarda mancano 7,3 miliardi di euro

Fra pandemia e guerra è prevista per il 2022 una contrazione del Pil della Lombardia di 7,3 miliardi di euro: questi sono i dati forniti da Centro Studi Sintesi, istituto di ricerca sociale con sede in Veneto, in un momento di analisi organizzato da CNA Lombardia, sezione lombarda della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola media impresa.

I numeri messi in evidenza riguardano settori molto diversi: dal Pil, ai consumi, passando per gli investimenti. Riguardo questi indicatori, Alberto Cestari, analista del Centro Studi Sintesi, ha affermato che “se il Pil e gli investimenti sono in aumento rispetto ad Aprile 2019, la stessa cosa non si può dire dei consumi, il Pil è infatti cresciuto del 0,8% e gli investimenti del 15,1%, ma i consumi sono ancora inferiori del 4,1% ”.

Questo fenomeno è spiegabile da due punti di vista: uno razionale e uno più emotivo. Razionalmente, secondo quanto affermano i dati, rispetto al 2019 l’inflazione alla fine del 2022 sarà aumentata del 7,6%, il che si è concretizzerà in una contrazione stimata del Pil di 7,3 miliardi.

Quest’aumento è sostenuto specialmente dall’incremento dei costi di beni come elettricità e gas: la prima ha visto aumentare il suo prezzo medio mensile del 410% in un anno, mentre il secondo addirittura del 603%.

Secondo una stima di Sintesi, inoltre, qualora i prezzi di questi due beni rimanessero gli stessi fino alla fine dell’anno, le aziende lombarde spenderanno 15 miliardi di euro in più in energia e 5,8 miliardi in più in gas rispetto al 2019.

Anche nel settore dell’import-export la situazione rimane molto grave: nonostante la pandemia abbia già colpito profondamente questo settore, lo scoppio del conflitto ha contribuito a peggiorare ulteriormente la situazione: la Lombardia esporta verso Russia e Ucraina prodotti meccanici, chimici, metallurgici, metallici e agro-alimentari per un totale di 2,7 miliardi nel 2021, che oggi sono a rischio.

Sebbene dunque nel periodo da gennaio a dicembre 2021 sia stato possibile osservare una ripresa parziale rispetto al 2020 (+6,6%), è molto probabile che questo ulteriore shock impatti di nuovo negativamente su questo settore.

Secondo quanto affermato dall’Onorevole Fabio Pizzul del Partito Democratico, presente al confronto emotivamente questi dati non sono affatto facili da recepire, il clima di costante confusione e insicurezza non invoglia nessuno, meno che mai le aziende, a consumare maggiormente.

Le responsabilità della politica

Per Pizzul una parte della responsabilità di ciò che sta accadendo è imputabile alla politica e al modo di fare informazione italiano.

Le aziende si trovano, a causa dell’informazione spesso confusa e sensazionalistica, in uno stato di evidente confusione. Ciò viene poi assecondato dalla politica, la quale cavalca sull’onda di questa informazione strumentalizzandola a proprio vantaggio per la propria campagna elettorale.

Per far fronte a questa situazione in maniera efficace Pizzul ha affermato che “l’Europa è la chiave. È necessario che i Paesi facciano fra loro sistema, non essendo succubi dei loro interessi nazionali. Servono politiche energetiche forti a livello industriale e fiscale, mettendo al centro le Pmi. La politica energetica deve essere europea, altrimenti pagheremo prezzo molto pesante a causa delle dinamiche internazionali”.

Pizzul ha quindi incoraggiato l’ambiente della politica nazionale a un dibattito costruttivo e non “terroristico” soffermandosi sul fatto che la Lombardia e l’Italia non hanno bisogno di un’altra emergenza, ossia quella politica.

Nel prossimo futuro - ha concluso Pizzul - sarà fondamentale cercare di riaprire un dialogo diplomatico il più disteso possibile, poiché un’economia di guerra non è sostenibile per le aziende lombarde e italiane.

Su questa stessa linea è intervenuto Giovanni Bozzini, presidente della CNA Lombardia, il quale ha preso una ferma posizione riguardo alla politica italiana, rea di non essersi fatta trovare pronta ad affrontare questa nuova minaccia.

Giovanni Bozzini, presidente CNA Lombardia Giovanni Bozzini, presidente CNA Lombardia

“Questi shock - ha affermato - vanno affrontati con riforme strutturali e rapide, dando delle risposte concrete a cittadini e imprenditori sempre maggiormente preoccupati dal susseguirsi degli eventi”.

Il presidente ha infine invitato a considerare la possibilità di porre moratorie sulle accise, poiché nel prossimo futuro molte aziende non saranno capaci di reggere ulteriori shock.

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