Guerra civile nella destra USA. Neocon contro MAGA, Israele spacca il fronte conservatore

Roberto Vivaldelli

01/01/2026

Le tensioni interne al fronte conservatore americano si riaccendono: attacchi neoconservatori e filo-israeliani alle nomine di Trump.

Guerra civile nella destra USA. Neocon contro MAGA, Israele spacca il fronte conservatore

Si riaccendono le tensioni interne al fronte conservatore americano. Nelle ultime settimane, infatti, i neoconservatori e, in generale, la destra interventista e filo-israeliana, ha lanciato una serie di attacchi contro i candidati scelti dal presidente eletto in varie posizioni di potere. Il caso più eclatante è quello di Jeremy Carl, nominato per il ruolo di assistente segretario di Stato per le organizzazioni internazionali, finito nel mirino del sito Jewish Insider, media con sede a Washington D.C., fondato nel 2015 da Max Neuberger e noto per posizioni neoconservatrici.

Carl, senior fellow al Claremont Institute e collaboratore della rivista The American Conservative, è stato accusato da Jewish Insider di aver espresso opinioni «antisemite» e di aver minimizzato l’Olocausto. «Jeremy Carl - si legge - candidato nominato dall’amministrazione Trump per una posizione di alto livello al Dipartimento di Stato, ha espresso una serie di opinioni derogatorie nei confronti della comunità ebraica, caratterizzandola in scritti e interviste pubbliche come portatrice di una mentalità vittimistica», minimizzando «l’importanza dell’Olocausto nella storia e nell’esperienza ebraica», e riflettendo sulla necessità di «affrontare quella che ha chiamato la "Questione Ebraica». In realtà, come nota the American Conservative, Carl ha semplicemente detto, ospite in un podcast, che gli ebrei in America tendono a essere di sinistra, che le invocazioni dell’Olocausto vengono talvolta impiegate in modo cinico per chiudere dibattiti e disaccordi, affermando inoltre che Israele è un punto di attenzione sproporzionata nella politica americana.

Non è la prima volta. All’inizio del 2025, Jewish Insider aveva preso di mira Michael DiMino, nominato vice assistente segretario alla Difesa per il Medio Oriente. Le critiche si concentravano sulle sue posizioni «realiste»: DiMino riteneva sproporzionato l’impegno americano in Medio Oriente, inclusi gli obblighi verso Israele, rispetto agli interessi nazionali degli Stati Uniti. Invece di confutare queste idee con argomentazioni sostanziali, anche in quel caso si provò - senza successo - a screditare la persona.

L’assalto a Colby

Un altro nemico dichiarato dei neocon è Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa per la politica, noto per le sue posizioni realiste in materia di politica estera. Il 19 novembre, la Commissione Servizi Armati del Senato ha infatti cancellato il voto di conferma per il suo vice, Alexander Velez-Green, e per Austin Dahmer, nominato assistente segretario per strategia, piani e capacità.Falchi repubblicani e democratici internazionalisti hanno eretto un muro contro Colby e i suoi alleati, accusati di mancanza di trasparenza, decisioni unilaterali e priorità eccessive sulla Cina a scapito di Europa e Medio Oriente. Per chi vedeva in Colby l’antidoto a decenni di interventi eccessivi e dispiegamenti interminabili all’estero, si tratta di una grave battuta d’arresto.

«Sebbene i senatori possano avere riserve sui candidati stessi, bloccare le loro nomine potrebbe essere un modo per segnalare ancora più chiaramente il dissenso verso Colby», ha osservato Politico. Si tratta di uno degli episodi più evidenti delle tensioni interne che continuano a consumare l’amministrazione Trump in materia di difesa e sicurezza nazionale.

La guerra interna al movimento MAGA

Nel frattempo, i rapporti con Israele continuano a dividere giornalisti e influencer conservatori vicini al movimento MAGA, come emerso chiaramente durante l’AmericaFest 2025 organizzato da Turning Point USA, il primo grande raduno dopo l’assassinio del fondatore Charlie Kirk avvenuto a settembre. La convention, tenutasi a Phoenix, è stata segnata da durisimi scontri tra figure di spicco: il podcaster pro-Israele Ben Shapiro ha attaccato duramente l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson per aver intervistato l’influencer di estrema destra Nick Fuentes, noto per le sue critiche a Israele, descrivendo Fuentes come un «apologeta di Hitler, amante dei nazisti e rifiuto anti-americano». Tensioni che riflettono un contrasto crescente tra l’ala «Israel First», favorevole a un sostegno incondizionato a Israele, e quella «America First», che critica le politiche prioritarie verso lo Stato ebraico, accusandole di distogliere risorse dagli interessi nazionali statunitensi.

Anche Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca, ha contribuito ad alimentare le polemiche durante la conferenza AmericaFest di Turning Point USA, affermando che il defunto Charlie Kirk si opponeva «a questo concetto di un Israele più grande e di Israele al primo posto».
Bannon è andato oltre, attaccando direttamente Ben Shapiro: «Ben Shapiro è come un cancro, e quel cancro si diffonde», ha dichiarato tra gli applausi della folla. Segnali inequivocabili di un movimento conservatore sempre più diviso.