Governo Draghi: le decisioni prese non si potranno modificare per i prossimi 6 anni

Antonio Cosenza

17 Febbraio 2021 - 12:47

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Le decisioni prese dal Governo Draghi saranno vincolanti (almeno) fino al 2026: lo prevedono le linee guida per l’attuazione del piano Next Generation EU.

Governo Draghi: le decisioni prese non si potranno modificare per i prossimi 6 anni

Il Governo Draghi ha l’obiettivo di governare fino al termine della legislatura, in scadenza nel 2023. Un periodo in cui sarà chiamato ad approvare importanti riforme, come quella delle pensioni, della giustizia, del fisco e della Pubblica Amministrazione.

Quello che molti non sanno è che le riforme programmate dal Governo Draghi dovranno restare in vigore almeno per i prossimi sei anni. Anche il prossimo Esecutivo, quindi, dovrà sottostare alle decisioni che verranno prese in questi mesi.

Obiettivo del Governo Draghi, infatti, sarà quello di attuare il Piano di ripresa e resilienza che verrà finanziato con le risorse in arrivo dall’Unione Europea.

Un piano che in questi giorni verrà riscritto e che entro aprile 2021 verrà presentato all’UE; bisognerà tenere conto, però, che il piano dovrà essere costruito in modo tale da impegnare le risorse per i prossimi sei anni, fino al 2026.

Recovery Fund: le riforme del Governo Draghi vincolanti fino al 2026

Il pacchetto di riforme del Piano di ripresa e resilienza è vincolante in quanto non sarà modificabile per i prossimi sei anni. Le indicazioni dell’UE riguardo all’utilizzo del Recovery Fund sono chiare: il piano dovrà essere presentato al massimo ad aprile 2021 prevedendo riforme da attuare entro il il 2023 (per le quali dovrà essere utilizzata la prima tranche di finanziamenti in arrivo già entro la prossima estate).

Le risorse saranno ovviamente vincolate all’attuazione del Recovery Fund e sarà così fino al 2026. Questo vale sia per i prestiti (i cosiddetti Ioans) che per i trasferimenti (grants).

Non saranno ammesse modifiche rispetto al progetto originario che sarà contenuto nel Piano di ripresa e resilienza: sia il cronoprogramma delle riforme che il check sullo stato di avanzamento delle riforme e dei progetti di investimento non saranno modificabili. Anche il prossimo Governo, quindi, dovrà attenersi ad attuare quanto in questi giorni verrà stabilito dall’Esecutivo guidato da Mario Draghi.

Almeno su questo aspetto, quindi, l’Italia si prepara ad un periodo di stabilità e continuità; d’altronde è proprio questo l’obiettivo dell’UE, la quale ha voluto dare stabilità al progetto del Next Generation EU mettendolo al riparo da eventuali “giochi politici” conseguenti ad un cambio di maggioranza.

Recovery Fund: come arriveranno le risorse

I finanziamenti in arrivo con il Recovery Fund saranno erogati al massimo due volte l’anno. Questi, inoltre, saranno subordinati “al completamento soddisfacente di un gruppo di tappe fondamentali e obiettivi”.

Ogni primo e terzo trimestre - o anche nel secondo e quarto - i singoli Stati potranno presentare una richiesta di pagamento. L’erogazione delle risorse sarà vincolata ad una serie di valutazioni: ad esempio, quei dodici Paesi - compresa l’Italia - che devono fare i conti con degli “squilibri eccessivi” dovranno anche illustrare come intendono farvi fronte. Negli anni, quindi, dovranno dimostrare che si stanno attenendo a quanto stabilito nel piano.

Le richieste di pagamento potranno essere presentate fino al 2026: almeno fino a quella data, quindi, i Governi nazionali dovranno attenersi alle riforme descritte nel Piano.

Piano di ripresa e resilienza: serve la massima condivisione

Detto questo, è un bene che facciano parte della maggioranza tutte le principali forze politiche. Servirà, infatti, la massima condivisione del Piano di ripresa e resilienza, in quanto questo sarà vincolante almeno fino al 2026.

Trovare un accordo non sarà semplice, ma sarà comunque essenziale così da blindarne i contenuti. A tal proposito, ricordiamo che le riforme di cui bisognerà discutere in questi giorni sono molto importanti: si va dalla riforma della giustizia a quella della Pubblica Amministrazione, come pure la tanto attesa riforma del Fisco.

E servirà decidere cosa fare delle pensioni, con il dopo Quota 100 che necessita di una risposta al più presto. Una risposta che dovrà mettere tutti d’accordo, anche perché per i successivi sei anni non vi si potrà più mettere mano.

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